Dal 2025 l’Unione Europea mette al bando il Bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti. Coinvolte anche molte lattine ancora presenti sugli scaffali: cosa cambia per i consumatori e quali alternative scegliere.

Ceci, fagioli, lenticchie, ma anche energy drink e bevande in lattina: prodotti comuni che finiscono ogni giorno nei carrelli della spesa. Eppure, dal gennaio 2025, l’Unione Europea ha vietato l’utilizzo del Bisfenolo A (BPA) in tutti i materiali destinati al contatto con gli alimenti, compresi i rivestimenti interni delle lattine.
La decisione nasce dalla revisione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che ha ridotto drasticamente la dose giornaliera considerata sicura. Il bando è già in vigore, ma è previsto un periodo di transizione: le aziende avranno tempo fino al 2028 per adeguare completamente la produzione. Questo significa che alcuni imballaggi conformi alla normativa precedente possono ancora essere venduti. Una fase di passaggio che richiede attenzione.
Cos’è il Bisfenolo A e dove si nasconde
Il BPA è un composto chimico impiegato fin dagli anni Sessanta nella produzione di plastiche e resine epossidiche. La sua funzione? Rendere i materiali resistenti, trasparenti, durevoli. Proprio le resine epossidiche vengono utilizzate per rivestire l’interno delle lattine, proteggendo il cibo e prolungandone la conservazione.
Non solo. La sostanza è stata largamente utilizzata anche in bottiglie e contenitori riutilizzabili in plastica, in alcuni dispositivi medici ed elettronici e persino nella carta termica degli scontrini. Una presenza silenziosa, diffusa in molti oggetti di uso quotidiano.

I rischi per la salute secondo gli esperti
A riaccendere l’attenzione è l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, che parla di «Rischio tumori e problemi di fertilità». Il Bisfenolo A è infatti classificato come interferente endocrino: può imitare l’azione degli estrogeni e alterare l’equilibrio ormonale.
Le possibili conseguenze associate a un’esposizione prolungata includono problemi di fertilità, pubertà precoce, aumento del rischio di obesità e diabete, oltre a correlazioni con alcuni tumori ormono-dipendenti. Non si tratta di effetti immediati o automatici, ma di rischi valutati alla luce di studi scientifici che hanno spinto Bruxelles a rafforzare le restrizioni. Da qui la scelta di intervenire in modo deciso sui materiali a contatto con gli alimenti.
Come comportarsi: le alternative più sicure
Nel periodo di adeguamento, qualche confezione con vecchi rivestimenti potrebbe ancora trovarsi sugli scaffali. Che fare allora? Limitare il consumo di alimenti conservati in lattine con rivestimenti potenzialmente contenenti BPA è una prima misura prudente. Allo stesso modo, meglio evitare di riscaldare cibi in contenitori di plastica, soprattutto nel microonde, dove il calore può favorire il rilascio di sostanze indesiderate.
Per conservare e scaldare gli alimenti, le soluzioni più affidabili restano vetro, acciaio inox e ceramica. Materiali stabili, che non rilasciano composti chimici nel cibo e che rappresentano un ritorno a pratiche già consolidate nelle cucine di molte famiglie. Una scelta semplice, in attesa che l’industria completi l’adeguamento alle nuove regole europee.

