I casi sono in aumento, le coperture vaccinali restano troppo basse e il virus, tra i più contagiosi in assoluto, torna a colpire con ricoveri e complicanze anche gravi. Ecco cosa sta succedendo e perché gli esperti parlano di emergenza.

L’Italia si ritrova di nuovo a fare i conti con il morbillo, una malattia che molti associano ancora all’infanzia ma che, in realtà, può diventare molto seria soprattutto negli adulti non immunizzati. L’allarme è stato rilanciato da Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, mentre una circolare del Ministero della Salute conferma che nel 2026 i casi sono già in crescita e hanno superato i livelli del 2024, che erano considerati un record. “Siamo di fronte a una vera e propria emergenza morbillo”, ha spiegato l’infettivologo in un video diffuso sui social.
A preoccupare non è soltanto il numero dei contagi, ma anche il profilo delle persone colpite. In Liguria, per esempio, nelle ultime tre settimane sono stati segnalati 12 casi, con quattro ricoveri al San Martino per “complicanze polmonari, neurologiche, epatiche”. Numeri che raccontano bene quanto il morbillo non sia affatto una banale malattia esantematica. Quando la copertura vaccinale si abbassa, il virus trova terreno fertile e inizia a circolare con facilità, soprattutto tra chi non ha mai ricevuto la vaccinazione o non ha mai sviluppato immunità.
Un virus tra i più contagiosi al mondo
Il morbillo è causato da un virus a RNA appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus, genere Morbillivirus. Non si tratta di un agente infettivo qualunque: è uno dei più contagiosi in assoluto. Il suo indice di trasmissibilità, noto come R0, viene stimato tra 12 e 18. In altre parole, una persona infetta può contagiarne molte altre se intorno a sé non c’è protezione sufficiente. È un dato che fa capire subito perché basti un solo caso per innescare un focolaio.
La trasmissione avviene soprattutto per via aerea. Tosse, starnuti e secrezioni respiratorie sono il veicolo principale del virus, che può restare sospeso nell’ambiente e conservare la propria capacità infettiva per alcune ore. Gli spazi chiusi, poco ventilati o molto frequentati diventano così luoghi particolarmente favorevoli alla diffusione. Non sorprende, quindi, che il morbillo riesca a propagarsi rapidamente in contesti in cui mancano adeguate barriere immunitarie.
Questo rende il tema della prevenzione ancora più centrale. Quando una malattia così contagiosa trova una popolazione non protetta, la sua corsa diventa difficile da fermare. Ecco perché gli esperti insistono da anni sull’importanza della vaccinazione di massa, unico argine davvero efficace contro la circolazione del virus.
Sintomi, complicanze e categorie più esposte
Dopo un periodo di incubazione che dura in genere tra 10 e 14 giorni, il morbillo si manifesta con sintomi inizialmente simili a quelli di una normale influenza. Febbre alta, tosse secca, rinite e congiuntivite sono i segnali più comuni nelle prime fasi. In alcuni casi compaiono anche le cosiddette macchie di Koplik, piccoli puntini biancastri sulla mucosa orale che possono anticipare il caratteristico rash cutaneo rosso vivo.
Il punto critico, però, non è solo la comparsa dell’eruzione. Il vero problema riguarda le possibili complicanze, che possono essere tutt’altro che leggere. Tra le più frequenti ci sono otiti, polmoniti e infezioni batteriche secondarie. Nei casi più severi, soprattutto negli adulti non vaccinati, possono insorgere anche encefaliti e altre alterazioni neurologiche. Ed è proprio qui che il morbillo mostra il suo volto più insidioso: una patologia che viene spesso sottovalutata, ma che può portare a ricovero e, nei casi peggiori, a esiti fatali.
Le persone più vulnerabili sono quelle che non hanno ricevuto il vaccino o non hanno mai contratto l’infezione in passato. Tra queste rientrano anche i lattanti troppo piccoli per essere immunizzati e gli adulti che non hanno completato il ciclo vaccinale. In un Paese con sistemi sanitari avanzati, il morbillo può comunque uccidere fino a un paziente su mille, soprattutto a causa di complicazioni respiratorie e neurologiche. Un dato che dovrebbe bastare da solo a ricordare quanto sia fuorviante considerarlo una malattia innocua.

Vaccino, immunità di comunità e perché la soglia del 95% è decisiva
Contro il morbillo non esiste una terapia antivirale specifica. Le cure disponibili sono di supporto e servono a gestire i sintomi o a trattare eventuali complicazioni batteriche. Per questo, il vero strumento di difesa resta uno solo: la prevenzione tramite vaccinazione. In Italia il vaccino è normalmente somministrato in formulazione trivalente o tetravalente, cioè Mpr o Mprv.
Per interrompere davvero la catena di trasmissione, le autorità sanitarie internazionali e l’Istituto superiore di sanità indicano una soglia chiara: almeno il 95% di copertura vaccinale nella popolazione target, con due dosi. Questo dettaglio è fondamentale, perché non tutti hanno ricevuto la stessa protezione nel tempo. Chi è nato prima del 1999, ad esempio, ha generalmente ricevuto una sola dose e dovrebbe verificare la propria situazione, valutando un richiamo in età adulta per risultare adeguatamente protetto.
Quando la copertura scende sotto il livello raccomandato, si aprono sacche di suscettibilità. Bastano queste aree scoperte perché il virus ricominci a circolare e dia origine a focolai che si diffondono velocemente. È esattamente ciò che sta accadendo ora, e gli specialisti avvertono che, una volta avviata, un’epidemia di morbillo è molto difficile da contenere con i soli strumenti di sanità pubblica.
La lezione, in fondo, è semplice: controllare il proprio stato vaccinale non è un gesto formale, ma una scelta che protegge anche gli altri. In particolare i neonati, le persone fragili e chi non può vaccinarsi per motivi clinici dipendono dall’immunità collettiva. E quando questa si indebolisce, il virus torna inevitabilmente a farsi spazio.

