Una bevanda fermentata, tanti benefici possibili, ma nessuna scorciatoia per vivere più a lungo: ecco cosa dicono gli esperti sul kefir, tra miti da sfatare e vantaggi reali per l’organismo.

Chi lo considera un piccolo segreto di lunga vita dovrà forse rivedere le proprie convinzioni. Il kefir, oggi presente stabilmente sugli scaffali dei supermercati e spesso presentato come alimento “miracoloso”, non è l’elisir di longevità che molti immaginano. A dirlo con fermezza è Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che invita a non attribuire a una sola bevanda il potere di rallentare l’invecchiamento. Un’idea condivisa, con alcune precisazioni, anche dall’infettivologo Matteo Bassetti, che riconosce al kefir alcuni aspetti interessanti ma ne ridimensiona l’aura quasi salvifica.
Kefir e longevità: perché l’idea del “superfood” non regge
Il kefir è diventato in poco tempo un prodotto di moda. Latte fermentato, gusto simile a quello di uno yogurt da bere, immagine salutista costruita anche dal marketing: il mix perfetto per essere percepito come un alimento speciale. In molti lo associano al benessere intestinale, altri lo presentano come un alleato anti-age, quasi fosse una scorciatoia verso una vita più lunga e in salute. Ma davvero basta bere kefir per fare un salto di qualità nella propria longevità?
Secondo Garattini, la risposta è netta: no. «Il kefir favorisce la longevità? No, può essere utile come stimolante o lassativo. Ma non c’entra niente con la longevità». Un messaggio diretto, che smonta l’idea di un alimento capace, da solo, di fare la differenza. L’oncologo e farmacologo ricorda infatti che il tema dell’invecchiamento sano è molto più complesso e non può essere ridotto a un singolo prodotto. Contano le quantità, la frequenza, il contesto della dieta, gli abbinamenti e, soprattutto, lo stile di vita complessivo.
Anche per questo parlare di kefir come di un superfood risolutivo rischia di creare aspettative poco realistiche. Un alimento può avere caratteristiche interessanti, certo, ma non può diventare il simbolo universale della salute. E quando si parla di longevità, è bene diffidare delle semplificazioni e dei messaggi troppo entusiastici. Del resto, come sottolineano gli specialisti, nessun cibo da solo può modificare il corso dell’invecchiamento.
I benefici reali del kefir secondo gli esperti
Più sfumata, ma non meno chiara, è la posizione di Matteo Bassetti. L’infettivologo invita a non demonizzare il kefir, ma nemmeno a caricarlo di qualità che la scienza non ha ancora confermato in modo solido. In un post sui social, lo descrive come «semplicemente un latte fermentato, ricco di batteri e lieviti. È sicuramente un alimento interessante». Tuttavia, aggiunge che il vero peso, in termini di salute, lo fa il quadro generale: alimentazione varia, fibre, frutta e verdura, legumi, attività fisica e stile di vita.
Quali sono allora i benefici più plausibili? Uno degli aspetti più citati riguarda la glicemia. Bassetti richiama una metanalisi del 2025 su 24 studi interventistici, che avrebbe evidenziato «una riduzione della glicemia a digiuno, ma con bassa evidenza». Un segnale, quindi, ma non una prova definitiva. E soprattutto non un risultato tale da trasformare il kefir in una soluzione universale.
Anche sul fronte del microbiota intestinale, spesso tirato in ballo nelle campagne pubblicitarie, gli esperti invitano alla prudenza. Il kefir può avere effetti interessanti, ma parlare di riequilibrio intestinale in senso ampio è eccessivo. Le prove, infatti, non sono ancora sufficienti per affermare che questa bevanda migliori in modo generale i disturbi gastrointestinali. Più corretto, semmai, dire che può essere una scelta utile per alcune persone e in determinati contesti.
Un esempio concreto riguarda chi è intollerante al lattosio. Essendo fermentato, il kefir può risultare più tollerabile rispetto al latte tradizionale, proprio perché parte del lattosio viene consumata dai microrganismi durante il processo di fermentazione. Rimane comunque un alimento da valutare in base alla propria sensibilità personale, senza generalizzazioni.

Cosa contiene davvero il kefir e come inserirlo nella dieta
Sul piano nutrizionale, il kefir ha comunque elementi interessanti. Come spiega Monica Germani, nutrizionista, dietista e docente presso l’Università degli Studi di Siena, si tratta di un latte fermentato che conserva proteine di buona qualità, calcio e altri micronutrienti tipici del latte. La fermentazione, inoltre, rende il prodotto più digeribile per molte persone. Questo non significa che sia superiore a tutti gli altri alimenti, ma che può rappresentare una buona opzione all’interno di una dieta equilibrata.
Il punto, però, resta sempre lo stesso: il kefir va inserito in un quadro alimentare più ampio. Germani richiama le Linee guida italiane per una sana alimentazione, secondo le quali per un adulto sono previste tre porzioni al giorno di latte, yogurt o altri latti fermentati. Una porzione corrisponde a 125 ml di latte oppure a 125 g di yogurt o di altro latte fermentato, quindi anche il kefir rientra in questa categoria. In pratica, può essere consumato a colazione al posto del latte, al posto dello yogurt o come spuntino, magari insieme a frutta fresca e a una piccola quantità di frutta a guscio.
Ma non basta guardare a un singolo alimento per parlare di salute o longevità. Germani lo spiega chiaramente: il valore biologico di ciò che mangiamo dipende dalla composizione del prodotto, dai microrganismi presenti, dalla quantità assunta e dalle caratteristiche individuali. In altre parole, ciò che conta davvero è la somma di tutto il resto: quello che mangiamo nel corso della giornata, della settimana e degli anni.
Lo stesso discorso vale per gli altri cibi spesso etichettati come anti-age. Garattini ricorda che non esistono alimenti magici, ma semmai nutrienti e sostanze che possono contribuire al benessere generale. Le mandorle, per esempio, sono spesso considerate preziose per i loro grassi buoni e altri componenti utili, ma il contesto resta decisivo. Germani cita anche curcuma, frutti di bosco, tè verde e cacao, alimenti che apportano sostanze interessanti come polifenoli, antociani, catechine e flavanoli. Tuttavia, anche in questo caso, il loro effetto dipende da come si inseriscono nell’alimentazione complessiva.
Alla fine, il vero segreto non è cercare un solo prodotto da trasformare in rimedio universale. È costruire abitudini solide: cibo vario, movimento costante, relazioni sociali, mente attiva. Garattini insiste proprio su questo punto. Racconta di aver cenato a Trieste con cinquanta centenari, persone ancora attive e coinvolte in diverse attività: chi scriveva un libro, chi cantava, chi componeva poesie. Un esempio concreto di come il benessere non passi soltanto dalla tavola.
Lo confermano anche gli studi citati dal professore: tra gli 80 e i 95 anni, il fattore più importante per contrastare la demenza senile resta la qualità dei rapporti sociali. Il cervello, dice Garattini, deve rimanere attivo il più possibile. E forse è proprio qui che si gioca la partita della longevità: non in un bicchiere di kefir, ma in una vita piena, dinamica e connessa agli altri.

