Nessuna Regione raggiunge il 95% di copertura con la dose di richiamo. Nel frattempo, nei primi cinque mesi del 2026 i casi confermati aumentano rispetto all’anno precedente e il Ministero della Salute invita a intensificare recupero vaccinale, sorveglianza e campagne mirate.

Il morbillo torna a farsi sentire con forza nel dibattito sanitario italiano. I numeri diffusi dal Ministero della Salute mostrano che la malattia non è affatto sotto controllo: il virus continua a circolare, le coperture vaccinali non bastano a spezzarne la trasmissione e, in alcune aree del Paese, l’incremento dei contagi è molto marcato. La circolare che analizza il triennio 2024-2026 mette in evidenza un dato centrale: la seconda dose del vaccino resta il vero punto debole. E senza quel tassello, l’obiettivo dell’immunità di comunità rimane lontano.
Il richiamo del Ministero arriva mentre l’epidemiologia del morbillo mostra segnali tutt’altro che rassicuranti. Dopo la crescita iniziata nell’autunno del 2023, la dinamica dei contagi non si è fermata, nonostante alcune oscillazioni annuali. La situazione, dunque, non consente sottovalutazioni: servono recupero dei non vaccinati, verifiche puntuali, comunicazione efficace e un’attenzione particolare alle fasce di popolazione più esposte.
Coperture vaccinali insufficienti: la seconda dose resta il vero tallone d’Achille
Il quadro tracciato dalla circolare è chiaro. Nel 2024 nessuna Regione né Provincia autonoma ha raggiunto il 95% di copertura con la seconda dose del vaccino contro il morbillo, soglia che il Ministero indica, in linea con gli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità, come necessaria per interrompere la catena di trasmissione. La media nazionale si ferma all’84,45%, un livello troppo basso per garantire una protezione solida e uniforme sul territorio.
Più incoraggiante, ma comunque non pienamente soddisfacente, il dato relativo alla prima dose. La media italiana arriva al 94,77%, poco sotto il target, e alcune Regioni hanno superato la soglia del 95%: Lombardia (98,10%), Molise (98,11%), Emilia-Romagna (97,47%), Toscana (97,23%), Abruzzo (95,66%), Umbria (95,61%), Lazio (95,60%), Provincia autonoma di Trento (95,65%), Veneto (95,32%) e Basilicata (95,15%). Restano invece più indietro Sicilia (87,98%), Provincia autonoma di Bolzano (90,22%), Marche (91,56%), Sardegna (92,41%), Calabria (92,60%), Liguria (93,10%), Valle d’Aosta (93,65%), Campania (93,74%) e Puglia (94,02%).
È però guardando alla seconda dose che emerge la vera criticità. In Lombardia la copertura raggiunge il 93,92%, in Umbria il 94,30%, ma in altre aree il calo è evidente: 73,69% nella Provincia autonoma di Bolzano, 71,89% in Campania e appena 67,88% in Sicilia. Anche Lazio e Calabria restano indietro, rispettivamente al 77,81% e al 76,80%. Più alte le performance di Veneto (89,80%), Piemonte (90,13%), Emilia-Romagna (91,27%) e Toscana (90,16%), ma ancora lontane dal livello indicato come necessario.
È proprio questo divario tra prima e seconda dose a preoccupare il Ministero. Il problema non è tanto l’avvio del ciclo vaccinale, quanto il suo completamento. Una copertura parziale, infatti, lascia aperta la porta alla circolazione del virus e rende più facile l’insorgere di focolai, soprattutto dove la mobilità è alta o la popolazione adulta non ha ricevuto richiamo o immunizzazione completa.
I casi aumentano nel 2026 e la Calabria registra l’impennata più forte
Il dato epidemiologico conferma che il rischio non è teorico. Nel 2024 sono stati notificati 1.045 casi di morbillo, di cui 946 confermati in laboratorio. Nel 2025 il numero è sceso a 529, con 497 conferme, ma questa riduzione non ha coinciso con l’eliminazione del virus. Al contrario, il Ministero segnala la persistenza di cluster in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, arrivando a parlare apertamente di una condizione di endemicità nel nostro Paese.
Il 2026, inoltre, mostra già una netta inversione di tendenza. Nei primi cinque mesi dell’anno i casi confermati sono 472, contro i 322 registrati nello stesso periodo del 2025 e i 509 del 2024. Se si considerano anche i casi possibili e probabili, le segnalazioni salgono a 609 nel 2026, contro 342 nel 2025 e 568 nel 2024. Il Ministero precisa che parte di questa differenza può essere influenzata dai tempi di aggiornamento della piattaforma PREMAL e dall’arrivo dei risultati di laboratorio, ma il segnale complessivo resta quello di una ripresa della circolazione virale.
Alcune Regioni, più di altre, mostrano un’impennata evidente. La Calabria passa da 17 casi segnalati nei primi cinque mesi del 2025 a 265 nello stesso periodo del 2026. La Campania sale da 18 a 100 casi, il Lazio da 47 a 54 e la Toscana da 6 a 49. Numeri che rendono bene l’idea di quanto il morbillo possa tornare rapidamente a diffondersi quando trova una popolazione non sufficientemente protetta.
Il caso calabrese è particolarmente significativo anche per il profilo virologico. La circolare segnala infatti un focolaio associato al genotipo D8, nella variante D8-5963, già presente nel 2025. Un dettaglio che conferma la continuità della circolazione e la necessità di intervenire non solo sui numeri, ma anche sulla capacità di intercettare e tracciare tempestivamente i casi.

Tra i contagi prevalgono i non vaccinati: il Ministero punta su recupero e sorveglianza
La distribuzione dei casi per stato vaccinale rende ancora più evidente il peso delle coperture insufficienti. Nel 2024, tra i casi con informazione disponibile, il 90,1% era composto da persone non vaccinate, il 5,8% aveva ricevuto una sola dose e solo il 3,4% risultava aver completato il ciclo con due dosi. Nel 2026 la quota di non vaccinati tra i casi con stato noto sale addirittura al 93,3%. Un dato che, da solo, racconta quanto il recupero vaccinale sia cruciale.
Le fasce d’età più colpite nel 2026 sono quelle tra i 15 e i 39 anni, con 345 casi, seguite dai 40-64enni con 124 e dagli 0-4 anni con 98. L’incidenza più alta, però, resta nei bambini sotto i quattro anni, con 49,4 casi per milione. E a preoccupare non sono solo i contagi: la quota di ricoveri è salita dal 49,5% nel 2024 al 56,3% nel 2025, fino al 57,8% nel 2026. Un segnale che il morbillo non va letto come una semplice infezione esantematica, ma come un problema clinico che può richiedere assistenza ospedaliera e comportare complicanze.
La circolare dedica poi un’attenzione specifica agli operatori sanitari. Nel 2026 sono 55 su 417 persone con professione nota, pari al 13,2% dei casi, e rappresentano il 19,2% dei casi adulti con informazione disponibile. Ancora più rilevante è il dato sullo stato vaccinale: tra i 45 operatori sanitari per i quali l’informazione è disponibile, 40 risultano non vaccinati, l’88,9%. Per il Ministero, questo suggerisce un possibile ruolo del contesto sanitario nella trasmissione, soprattutto quando il virus circola attivamente e le coperture non sono adeguate o non vengono documentate con precisione.
Le indicazioni operative si muovono quindi su più fronti: sorveglianza epidemiologica e conferma di laboratorio, recupero delle vaccinazioni, comunicazione del rischio e formazione degli operatori. Sul piano della sorveglianza, il Ministero chiede rapidità: il caso sospetto va notificato a PREMAL entro 24 ore e i campioni biologici devono essere raccolti già al primo contatto, sia per la conferma diagnostica sia per l’analisi virologica. Sul piano vaccinale, invece, il nodo è chiaro: bisogna completare i cicli, soprattutto dove la seconda dose resta bassa.
In sintesi, la fotografia nazionale mostra una situazione disomogenea e ancora fragile: la prima dose sfiora l’obiettivo, ma la seconda ne resta distante. E dietro la media si nasconde una geografia di forti differenze territoriali, con oltre 26 punti di distanza tra la Regione migliore e quella peggiore nella copertura di richiamo. Il messaggio del Ministero è netto: senza un recupero deciso dei non immunizzati, senza campagne mirate per giovani adulti, categorie a rischio e operatori sanitari, il morbillo continuerà a trovare spazi per circolare.

