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Vaiolo ovino in Grecia, la strage silenziosa che minaccia la feta

Vaiolo ovino in Grecia, la strage silenziosa che minaccia la feta
Photo by PDPhotos – Pixabay
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Dalla tragedia personale di un allevatore alla crisi nazionale del latte ovino: l’epidemia che sta colpendo la Grecia mette a rischio animali, produttori ed export.

Vaiolo ovino in Grecia, la strage silenziosa che minaccia la feta
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Aveva 52 anni il pastore greco che a gennaio ha deciso di togliersi la vita dopo aver assistito all’abbattimento del suo intero gregge. Mille pecore soppresse nella Pieria, nel nord della Grecia, la terra che per anni gli aveva garantito lavoro e dignità. Poi il vaiolo ovino ha spazzato via tutto.

La sua morte ha acceso i riflettori su un dramma che si consuma lontano dalle città, tra stalle e pascoli. L’epidemia sta mettendo in ginocchio allevatori di pecore e capre, pilastro di una filiera che alimenta il prodotto simbolo del Paese: la feta. Dietro ogni forma esportata, oggi, c’è un settore che lotta per sopravvivere.

L’epidemia e il nodo della vaccinazione

L’80% del latte ovino e caprino prodotto in Grecia finisce nei caseifici che realizzano feta, un’eccellenza che vale il 65% di esportazioni. Un patrimonio economico enorme, che però condiziona le scelte sanitarie. Atene ha escluso la vaccinazione per evitare di perdere «il suo status di paese indenne dal vaiolo ovino ed essere dichiarato paese con malattia endemica, andando incontro a pesanti restrizioni alle esportazioni».

A spiegare le ragioni di questa linea è stato il microbiologo Raúl Rivas dell’università di Salamanca, in un’intervista a El Confidential. Il virus responsabile appartiene a ceppi simili a quelli del vaiolo umano e delle scimmie, «ma questo ovino non può essere trasmesso all’essere umano». Per gli animali, però, l’impatto è devastante: febbre alta, lesioni cutanee e interne e, come sottolinea lo stesso Rivas, «Nei ruminanti il vaiolo ha un tasso di mortalità molto alto».

Vaiolo ovino in Grecia, la strage silenziosa che minaccia la feta
Photo by DanielaElenaTentis – Pixabay

Numeri record e un contagio fuori controllo

Il primo focolaio è stato registrato il 21 agosto 2024. Da allora, l’infezione ha corso veloce. Tra quella data e dicembre 2025 si sono contati 1.985 casi in 2.449 allevamenti sparsi nel Paese. Il bilancio è pesantissimo: oltre 450mila animali abbattuti in poco più di un anno.

Eppure la vaccinazione resta fuori dal piano ufficiale. La feta, per disciplinare europeo, può essere prodotta solo in Grecia. «Se l’Unione europea rendesse più flessibile la normativa per non lasciare sfornito il mercato e permettesse ad altri paesi di produrre formaggi con le stesse caratteristiche o perfino con la stessa denominazione, il contraccolpo per la Grecia sarebbe enorme». Il timore di perdere quote di mercato frena ogni apertura, mentre il virus continua a diffondersi.

Export miliardario e aiuti insufficienti

Il contagio avviene attraverso le mucose e l’inalazione della polvere delle croste secche; secondo le prime ricostruzioni, sarebbe arrivato dalla Turchia. Proprio da lì molti allevatori stanno facendo arrivare vaccini non autorizzati, tentando di proteggere autonomamente gli animali rimasti.

Gli indennizzi statali, fino a 250 euro per capo, non compensano perdite che mettono a rischio intere aziende familiari. Se la Grecia scegliesse la vaccinazione, perderebbe lo status sanitario e dovrebbe attendere anni senza nuovi casi prima di riottenerlo. In gioco c’è un comparto che nel 2023 ha prodotto 140mila tonnellate di formaggio e che nel 2024 ha toccato 785 milioni di euro di export. Fermare l’epidemia senza una campagna vaccinale appare quasi irrealizzabile. «In Spagna ci siamo riusciti» ricorda Rivas, «ma in Grecia l’emergenza sta assumendo dimensioni enormi. Nelle ultime settimane il numero di focolai è aumentato».