Dolore alla lingua, raucedine che non passa, difficoltà a deglutire: segnali spesso trascurati che, se persistono oltre tre settimane, meritano attenzione immediata. La Make Sense Campaign richiama l’attenzione su diagnosi precoce e prevenzione.

Dolore alla lingua o ulcere che non guariscono. Macchie rosse o bianche nel cavo orale. Mal di gola persistente, voce roca, difficoltà o dolore durante la deglutizione. E ancora: gonfiore al collo, naso ostruito da un solo lato o sanguinamenti ricorrenti. Sintomi comuni, che molti tendono ad attribuire a disturbi stagionali o infiammazioni passeggere.
Il messaggio della Make Sense Campaign è diretto: «Se hai anche solo uno di questi sintomi da più di tre settimane parla immediatamente con il tuo medico». Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 10mila nuovi casi di tumori del distretto testa-collo, un gruppo di neoplasie che può colpire cavo orale, lingua, labbra, gola, laringe, ghiandole salivari, cavità nasali e seni paranasali.
L’invito può sembrare allarmante, ma la ragione è concreta. «Uno dei maggiori rischi per le neoplasie dell’area testa collo è la difficoltà nell’identificarle, perché hanno sintomi molto diffusi e generici, che tendiamo ad associare alle malattie stagionali o, addirittura, a ignorare – spiega Lisa Licitra, direttore dell’Oncologia medica 3 Tumori Testa e Collo alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano -. Mentre arrivare presto alla diagnosi significa salvarsi la vita. E non solo: significa anche poter ricevere cure meno invasive».
Percentuali di guarigione: quanto conta arrivare in tempo
Individuare la malattia nelle fasi iniziali cambia radicalmente lo scenario. Quando il tumore è diagnosticato precocemente e non ha coinvolto i linfonodi, i tassi di guarigione a cinque anni oscillano tra l’80% e oltre il 90% dei casi. Numeri che parlano da soli.
La situazione si complica quando la diagnosi arriva tardi. Nelle forme avanzate, soprattutto in presenza di metastasi linfonodali, la sopravvivenza a cinque anni scende tra il 40% e il 50%. Una differenza netta, che evidenzia quanto sia decisivo non rimandare controlli e accertamenti.
Non si tratta solo di sopravvivenza. Il distretto testa-collo racchiude strutture fondamentali per respirare, nutrirsi, parlare. È una zona esposta, visibile, dove le terapie possono avere un impatto significativo anche sul piano estetico e psicologico. Intervenire prima significa spesso affrontare trattamenti meno aggressivi e con minori conseguenze sulla qualità della vita.
La campagna “1 sintomo per 3 settimane, 3 settimane per 1 vita”
Da qui nasce la regola dell’1×3: un sintomo che persiste per più di tre settimane non va ignorato. La campagna «1 sintomo per 3 settimane, 3 settimane per 1 vita» rientra nella Make Sense Campaign europea, promossa dalla European Head & Neck Society (EHNS) e, in Italia, dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica ETS (AIOCC).
Fino al 20 settembre 2025 oltre 140 strutture sanitarie, pubbliche e private, distribuite sul territorio nazionale, offriranno visite specialistiche gratuite, con accesso libero o su prenotazione. Un’occasione concreta per sottoporsi a un controllo senza ostacoli economici o burocratici.
«Gli obiettivi principali della campagna sono due – ricorda Giovanni Succo, presidente EHNS e past President AIOCC, direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’ospedale San Giovanni Bosco Torino -: educare il pubblico sui sintomi e i fattori di rischio delle neoplasie testa-collo per favorirne il riconoscimento tempestivo e sottolineare l’importanza della prevenzione, promuovendo un messaggio che va oltre la singola settimana di iniziative, per incoraggiare pratiche di controllo e stili di vita sani ogni giorno, tutto l’anno».

Fumo, alcol e Hpv: i fattori di rischio da conoscere
Un altro dato rafforza l’urgenza della prevenzione: i tumori testa-collo, in particolare quelli del cavo orale, sono aumentati del 300% negli ultimi trent’anni. Le cause principali sono note. Il 75% delle neoplasie che colpiscono cavo orale, orofaringe, ipofaringe e laringe è legato a tabacco e alcol. I due fattori agiscono in sinergia: più elevato è il consumo, maggiore è il rischio, che cresce in modo esponenziale quando si beve e si fuma contemporaneamente.
Negli ultimi anni si è osservata anche un’impennata dei tumori dell’orofaringe, delle tonsille e della base della lingua associati al Papillomavirus (Hpv), infezione trasmessa per via sessuale. Secondo il Registro nazionale tumori (AIRTUM), circa il 10% dei 4.600 tumori del cavo orale diagnosticati ogni anno è correlato all’Hpv, così come il 2,4% di quelli della laringe e il 31% di quelli dell’orofaringe.
C’è poi una differenza anagrafica: i tumori legati a fumo e alcol colpiscono soprattutto tra i 60 e i 75 anni, mentre quelli associati all’Hpv interessano anche persone più giovani. «Il tumore della testa e del collo, spesso diagnosticato tardi, richiede terapie aggressive che impattano gravemente sulla qualità della vita dei pazienti, compromettendo comunicazione, alimentazione e aspetto fisico – conclude Luca Calabrese, presidente dell’Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani, e direttore della Divisione ORL all’Ospedale di Bolzano -. Prevenire significa impegnarsi nelle diagnosi precoci, ma anche rendere le persone consapevoli dei comportamenti a rischio in modo che possano evitarli».

