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Richiamo filetti di tonno surgelato IN’S: lotto a rischio istamina, cosa sapere e come comportarsi

Richiamo filetti di tonno surgelato IN’S: lotto a rischio istamina, cosa sapere e come comportarsi
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L’avviso ufficiale riguarda un lotto specifico del marchio Selezione Più. Ecco i dati da controllare, i possibili rischi per la salute e le indicazioni pratiche per chi ha acquistato il prodotto.

Richiamo filetti di tonno surgelato IN’S: lotto a rischio istamina, cosa sapere e come comportarsi
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Negli ultimi giorni il richiamo dei filetti di tonno surgelato IN’S ha attirato l’attenzione di molti consumatori italiani. Si tratta di una misura precauzionale adottata per tutelare la salute pubblica, dopo la segnalazione di un possibile superamento dei limiti di istamina in un lotto preciso del prodotto. Una notizia che merita attenzione, ma anche chiarezza: non tutti i filetti di tonno surgelato sono coinvolti, e il provvedimento riguarda solo confezioni ben identificate.

Il punto centrale è proprio questo: l’istamina non è un dettaglio tecnico riservato agli addetti ai lavori, ma un parametro che può incidere concretamente sulla sicurezza alimentare. Quando si accumula in quantità elevate nei pesci, soprattutto in alcune specie come tonno, sgombro e alici, può provocare disturbi rapidi e spiacevoli. Per questo i controlli lungo la filiera, insieme a un richiamo tempestivo, diventano fondamentali. Ma come riconoscere il lotto interessato? E cosa bisogna fare se il prodotto è già in casa?

I dati ufficiali del richiamo: lotto, confezione e stabilimento

Secondo quanto comunicato da IN’S Mercato S.p.A. il 19 ottobre 2026, il richiamo riguarda un lotto di filetti di tonno surgelato a marchio Selezione Più, venduto in confezioni da 250 grammi e con termine minimo di conservazione fissato al 31 dicembre 2027. Il lotto interessato è uno solo: 14714720726. Il produttore è I. Schroeder KG (GmbH & Co.), mentre lo stabilimento di produzione è Kramer Fish, a Middelgrondon 1, 8321 Urk, Paesi Bassi, con marchio di identificazione NL 6008 EU.

Il motivo del richiamo è la possibile presenza di istamina in quantità superiore ai limiti consentiti dalla normativa. In altre parole, alcune confezioni potrebbero non essere sicure per il consumo. Chi ha acquistato questo specifico lotto è invitato a non mangiarlo e a riportarlo al punto vendita per ottenere la sostituzione o il rimborso. Se i dati in etichetta non coincidono con quelli indicati nell’avviso, il prodotto non rientra nel provvedimento e può essere consumato normalmente, sempre nel rispetto delle corrette modalità di conservazione.

Questi dettagli sono essenziali perché permettono di distinguere con precisione il prodotto richiamato da tutti gli altri presenti sugli scaffali. In presenza di allerte alimentari, infatti, l’informazione corretta è il primo strumento di tutela. Un controllo rapido su lotto, TMC, peso e marchio può evitare errori e allarmismi inutili.

Perché l’istamina è pericolosa nei prodotti ittici

L’istamina è una sostanza che si forma nei pesci quando la conservazione non è adeguata. In particolare, alcuni batteri producono l’enzima istidina-decarbossilasi, capace di trasformare l’istidina libera, presente in abbondanza nel muscolo del tonno, in istamina. Il processo si accelera quando la temperatura sale oltre i 4-5 °C per un periodo prolungato. Ed è proprio qui che nasce il rischio: una volta formata, l’istamina non viene eliminata né dalla cottura né dal congelamento.

Questo significa che la surgelazione, da sola, non risolve il problema se la sostanza si è già accumulata prima. La filiera del freddo, quindi, deve essere impeccabile in ogni fase: dalla pesca alla lavorazione, fino al confezionamento e alla distribuzione. Se anche solo uno di questi passaggi viene gestito male, il rischio aumenta in modo significativo. E il tonno, per la sua composizione, è uno degli alimenti più esposti a questo tipo di alterazione.

La letteratura scientifica conferma che concentrazioni elevate di istamina possono causare la cosiddetta sindrome sgombroide. Non si tratta di una vera allergia, anche se i sintomi possono somigliarle molto. Il meccanismo, infatti, non coinvolge una risposta IgE-mediata: il problema nasce dall’ingestione di istamina già presente nel cibo. È una distinzione importante, soprattutto in presenza di disturbi improvvisi dopo un pasto a base di pesce.

Richiamo filetti di tonno surgelato IN’S: lotto a rischio istamina, cosa sapere e come comportarsi
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Sintomi, comportamento da seguire e prevenzione: cosa devono sapere i consumatori

Chi consuma un alimento contaminato da livelli elevati di istamina può avvertire sintomi in tempi brevi, in genere entro 30-60 minuti. I segnali più comuni sono arrossamento del viso e del collo, sensazione di bruciore a bocca e gola, cefalea, nausea, vomito, diarrea e, nei casi più marcati, palpitazioni o abbassamento della pressione. L’intensità varia in base alla quantità ingerita e alla sensibilità individuale. Alcune persone, come chi assume farmaci inibitori delle monoamino-ossidasi o chi presenta intolleranza all’istamina, possono reagire in modo più evidente.

La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, la sintomatologia tende a regredire in poche ore. Se riconosciuta in tempo, risponde bene agli antistaminici. In presenza di disturbi dopo il consumo di pesce, è utile informare subito il medico di quanto si è mangiato, citando in particolare tonno, sgombro o alici: un’informazione semplice, ma spesso decisiva per arrivare rapidamente alla diagnosi corretta ed evitare accertamenti superflui.

Se il prodotto richiamato è già stato acquistato, la procedura è semplice: non consumarlo, conservarlo integro e riportarlo al punto vendita IN’S dove è stato comprato. Lì sarà possibile ottenere la sostituzione con un articolo equivalente oppure il rimborso. Lo scontrino può facilitare l’operazione, ma non è sempre indispensabile. In caso di dubbi, è possibile rivolgersi al servizio clienti della catena. È un gesto pratico, ma anche utile alla rete di sorveglianza alimentare, perché aiuta a chiudere il cerchio della sicurezza.

La prevenzione, però, non riguarda solo i richiami. Anche a casa ci sono abitudini importanti: mantenere il congelatore a -18 °C o meno, scongelare il pesce in frigorifero e non a temperatura ambiente, consumarlo entro 24 ore dallo scongelamento e non ricongelarlo. Piccole regole, certo, ma fondamentali per limitare la proliferazione batterica e ridurre il rischio di accumulo di amine biogene. Per chi acquista spesso pesce surgelato, vale anche un’attenzione in più: verificare l’integrità della confezione, la presenza di eventuali cristalli di ghiaccio anomali e le condizioni di conservazione al momento dell’acquisto.

Infine, il ruolo dei controlli ufficiali resta decisivo. Il Regolamento (CE) n. 2073/2005 stabilisce i limiti per l’istamina nei prodotti della pesca e, quando questi valori vengono superati, scattano ritiro e richiamo. Il sistema RASFF consente una comunicazione rapida tra gli Stati membri, così da intervenire con tempestività. In questo quadro, il richiamo dei filetti di tonno surgelato IN’S rappresenta un esempio concreto di come la sicurezza alimentare funzioni: monitoraggio, verifica, informazione al consumatore e possibilità di agire subito. E non è poco, se l’obiettivo è proteggere davvero la salute di tutti.