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Obesità, Italia prima in Europa con il tasso più basso: i dati Eurostat 2025

Obesità, Italia prima in Europa con il tasso più basso: i dati Eurostat 2025
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Nel 2025 l’Italia si conferma il Paese europeo con la quota più bassa di adulti obesi. Ma il quadro complessivo dell’Unione resta preoccupante: oltre metà della popolazione è in sovrappeso.

Obesità, Italia prima in Europa con il tasso più basso: i dati Eurostat 2025
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L’ultimo aggiornamento diffuso da Eurostat fotografa una realtà che invita a riflettere. In Italia, nel 2025, il tasso di obesità tra gli adulti dai 18 anni in su si ferma al 7%, il livello più basso dell’intera Unione europea. Un dato che colloca il Paese in testa alla classifica positiva, ma che non basta da solo a ridimensionare il problema: nell’Ue, infatti, obesità e sovrappeso riguardano una parte consistente della popolazione adulta.

Secondo le stime europee, il 16,3% degli adulti è obeso, mentre un ulteriore 35,4% rientra nella fascia definita da Eurostat come “pre-obeso”, cioè con un indice di massa corporea compreso tra 25 e meno di 30. Tradotto in termini concreti, più di un cittadino adulto su due nell’Unione europea presenta un peso superiore alla soglia considerata ottimale. E questo, inevitabilmente, solleva interrogativi su prevenzione, alimentazione e stile di vita.

Italia in cima alla classifica europea dell’obesità

Il primato italiano emerge con chiarezza dai numeri pubblicati da Eurostat. Con il 7% di adulti obesi, l’Italia registra la percentuale più bassa tra tutti gli Stati membri. Subito dietro si trovano Grecia, con il 12,8%, e Romania, con il 12,9%. Sono valori sensibilmente inferiori alla media europea, ma comunque tutt’altro che trascurabili.

All’estremo opposto della graduatoria c’è Malta, che raggiunge il 26,6% di obesità tra la popolazione adulta. Un dato molto elevato, quasi quattro volte quello italiano. Seguono Lettonia, con il 24,6%, e Finlandia, con il 23,2%. La distanza tra i Paesi dell’Unione è quindi ampia e conferma quanto il fenomeno sia influenzato da abitudini alimentari, contesto sociale, livello di attività fisica e politiche di prevenzione.

Il quadro generale, del resto, non lascia spazio a interpretazioni troppo ottimistiche. Anche dove l’obesità resta contenuta, il sovrappeso è diffuso. Ecco perché Eurostat non si limita a osservare la sola obesità conclamata, ma considera anche la fascia di pre-obesità, che rappresenta spesso una condizione intermedia e un possibile campanello d’allarme. In questo senso, il dato italiano è positivo, ma non può essere letto come un’assoluzione.

Uomini più colpiti, ma il sottopeso riguarda soprattutto le donne

Un altro aspetto interessante emerso dai dati riguarda la differenza tra uomini e donne. Nell’Unione europea l’obesità interessa il 17,4% degli uomini e il 15,3% delle donne. Il divario diventa ancora più marcato se si guarda alla pre-obesità: qui la quota sale al 41,9% tra gli uomini, contro il 29,3% tra le donne.

Perché questa distanza? Le cause possono essere molteplici e non si esauriscono in una sola spiegazione. Tra le ipotesi più frequenti ci sono differenze nei comportamenti alimentari, nei livelli di attività fisica e persino nella percezione del proprio stato di salute. In ogni caso, i numeri indicano che il problema del peso in eccesso coinvolge gli uomini in misura maggiore.

La situazione si ribalta invece quando si osserva il sottopeso. In questa categoria rientra il 2,9% delle donne e appena l’1% degli uomini. Anche se si tratta di percentuali contenute, il dato segnala una vulnerabilità diversa, che non va sottovalutata. Il sottopeso, infatti, può essere associato a condizioni di fragilità e a rischi per la salute non meno rilevanti rispetto all’eccesso di peso.

Eurostat ricorda che la classificazione si basa sull’indice di massa corporea, o BMI, ottenuto dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri. Con un valore inferiore a 18,5 si parla di sottopeso; tra 25 e meno di 30 di pre-obesità; da 30 in su di obesità. La categoria complessiva del sovrappeso include dunque sia le persone pre-obese sia quelle obese. Una distinzione tecnica, certo, ma essenziale per leggere con precisione i dati.

Obesità, Italia prima in Europa con il tasso più basso: i dati Eurostat 2025
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Obesità e salute pubblica: un indicatore chiave per l’Europa

Il tema non riguarda solo la statistica. Il tasso di obesità è infatti uno degli indicatori usati per monitorare due Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite: l’SDG 2, che oltre alla sicurezza alimentare comprende anche il miglioramento della nutrizione, e l’SDG 3, dedicato alla salute e al benessere. Non si tratta quindi di un semplice dato sanitario, ma di un parametro che riflette aspetti sociali, economici e culturali molto più ampi.

Eurostat sottolinea inoltre che, nel contesto europeo, l’obesità rappresenta un problema nutrizionale più diffuso della denutrizione. È un passaggio importante, perché sposta l’attenzione su una criticità spesso percepita come meno urgente in Paesi ricchi e sviluppati. Eppure, i numeri dicono il contrario: il peso in eccesso è oggi una delle principali sfide per la salute pubblica nel continente.

Il messaggio che arriva dai dati 2025 è chiaro. L’Italia parte da una posizione migliore rispetto agli altri Paesi dell’Unione, ma il confronto europeo mostra un problema ancora radicato e tutt’altro che risolto. Parlare di obesità significa parlare di prevenzione, educazione alimentare, accesso a stili di vita sani e attenzione costante alla salute collettiva. Perché se è vero che l’Italia guida la classifica con il tasso più basso, è altrettanto vero che il sovrappeso resta una realtà diffusa anche qui.