Una nuova misura punta a semplificare la gestione delle terapie complesse, migliorando l’aderenza ai trattamenti e riducendo il rischio di errori nell’assunzione dei farmaci.

Per molte persone anziane, e per chi convive con patologie croniche, la giornata inizia e finisce con una lunga sequenza di compresse, capsule e dosi da ricordare. Quando i medicinali diventano dieci o più, il rischio di confondersi è concreto: si può dimenticare una pillola, prenderne una due volte o invertire gli orari di assunzione. Proprio per rispondere a questa difficoltà arriva un nuovo servizio in farmacia che consente di ottenere un portapillole personalizzato, preparato sulla base della terapia prescritta dal medico.
Si tratta del cosiddetto deblistering, cioè lo sconfezionamento dei farmaci dai loro involucri originali e il successivo riconfezionamento in unità posologiche ordinate per giornata o per orario. Il servizio, gratuito per il cittadino, è stato formalizzato da un decreto firmato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e rientra nel più ampio quadro della presa in carico territoriale. L’obiettivo è chiaro: rendere più semplice seguire correttamente la cura e aumentare l’aderenza terapeutica.
Perché il portapillole personalizzato può fare la differenza
Il tema della polifarmacoterapia riguarda una platea enorme. In Italia gli over 65 sono circa 15 milioni, praticamente un cittadino su quattro, e secondo l’ultimo report dell’Agenzia italiana del farmaco un anziano su tre assume dieci o più medicinali al giorno. Numeri che spiegano bene quanto sia facile commettere errori nella gestione quotidiana delle terapie.
Pensiamo, ad esempio, a chi soffre di ipertensione, diabete o broncopneumopatia cronica ostruttiva. In molti casi queste persone devono prendere più farmaci, spesso a orari diversi e con modalità precise. Basta poco per saltare una dose o per assumere il medicinale nel momento sbagliato. Ed è qui che il nuovo servizio può diventare un aiuto concreto, non solo per il paziente, ma anche per chi lo assiste ogni giorno.
Federfarma sottolinea che si tratta di un’attività professionale tipica del farmacista, uno strumento pensato proprio per controllare l’aderenza alla terapia. In altre parole, il portapillole personalizzato non è solo una comodità organizzativa: è un supporto pratico per ridurre il margine di errore e favorire una maggiore continuità di cura. E quando si parla di terapie croniche, la continuità può fare davvero la differenza.

Come funziona il servizio in farmacia
Il decreto chiarisce che il servizio viene offerto su richiesta del paziente e si svolge in collaborazione con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta. Il farmacista prepara confezionamenti personalizzati partendo dai farmaci già acquistati dal paziente, seguendo in modo rigoroso lo schema terapeutico indicato.
Nel dettaglio, l’operazione prevede lo sconfezionamento dei medicinali dal loro packaging originale e il successivo riconfezionamento, manuale oppure meccanizzato, in unità posologiche personalizzate. Il tutto avviene all’interno di un sistema idoneo, pensato per il servizio e non riutilizzabile. Il risultato è una sorta di cassettiera terapeutica ordinata, con le dosi già suddivise secondo le necessità del paziente.
Il testo normativo specifica anche che, per “sconfezionamento”, si intende la rimozione del farmaco dal confezionamento secondario e, se necessario, anche da quello primario. L’attività viene svolta in farmacia, per finalità assistenziali, e sotto la responsabilità del farmacista. Inoltre, il servizio è erogato esclusivamente dalla farmacia che ha in carico il paziente e utilizza soltanto i medicinali da essa dispensati.
Questo dettaglio è importante, perché lega il servizio a un percorso di cura già seguito e tracciato. Non si tratta dunque di una procedura generica, ma di una prestazione mirata, pensata per chi ha davvero bisogno di un supporto nella gestione quotidiana dei farmaci.
Sicurezza, controlli e nessuna ricetta speciale
Uno degli aspetti più delicati riguarda la sicurezza. Su questo punto Federfarma ricorda che viene seguito il protocollo Sifo Sifap, già utilizzato dai farmacisti ospedalieri, e che sono stati previsti anche corsi di formazione specifici. Un passaggio essenziale, perché la personalizzazione della terapia richiede attenzione, competenza e capacità di valutazione.
Il farmacista, infatti, non si limita a riordinare le pillole. Deve esaminare la compatibilità del processo sulla base del Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) di ciascun medicinale. In pratica, può escludere dal deblistering i farmaci non adatti e interrompere l’allestimento qualora emergano dubbi, interazioni pericolose o incongruenze nella posologia. In questi casi, può anche contattare il medico curante per chiarimenti.
Un altro punto da sottolineare è che non serve una ricetta speciale dedicata al deblistering. Sono sufficienti le normali prescrizioni mediche, insieme alla richiesta del paziente e alla valutazione tecnica del farmacista. Una scelta che rende il servizio più accessibile e più facilmente integrabile nella gestione ordinaria della terapia.
Il sottosegretario Marcello Gemmato ha spiegato che il provvedimento rafforza un modello di presa in carico “più vicino ai bisogni quotidiani delle persone”, in particolare degli anziani e dei loro caregiver. E ha aggiunto che garantire appropriatezza e continuità terapeutica significa migliorare la qualità della vita e ridurre i rischi legati a interazioni o errori nell’assunzione dei farmaci. Una frase che riassume bene il senso dell’iniziativa: meno confusione, più sicurezza, più aderenza alla cura.

