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Mediterraneo invaso dai flebotomi killer: cosa sono e come difendersi

Mediterraneo invaso dai flebotomi killer: cosa sono e come difendersi
Photo by myboys.me – Shutterstock
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Piccolissimi, silenziosi e attivi soprattutto nelle sere più calde: i pappataci, conosciuti anche come flebotomi, possono entrare anche in casa e le loro punture non sono sempre innocue. Sapere dove si nascondono e come tenerli lontani aiuta a proteggere persone e animali domestici.

Mediterraneo invaso dai flebotomi killer: cosa sono e come difendersi
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Con l’arrivo del caldo tornano zanzare, moscerini e numerosi altri insetti. Tra quelli a cui prestare attenzione ci sono anche i pappataci, piccoli insetti volanti conosciuti con il nome di flebotomi.

Le loro dimensioni ridotte e il volo particolarmente silenzioso fanno sì che spesso ci si accorga della loro presenza soltanto dopo essere stati punti. Il problema, però, non riguarda esclusivamente il fastidio provocato sulla pelle: alcune specie di flebotomi possono agire come vettori di agenti patogeni, responsabili di malattie che interessano l’uomo e gli animali.

Tra queste, una delle più conosciute è la leishmaniosi, particolarmente importante per la salute dei cani. Ma come riconoscere i pappataci? Dove si nascondono e quali precauzioni possono ridurre il rischio di essere punti?

Pappataci, cosa sono e come riconoscerli

I pappataci appartengono all’ordine dei Ditteri e possono ricordare, almeno superficialmente, delle minuscole zanzare. Gli esemplari adulti hanno dimensioni generalmente comprese tra 1,5 e 3 millimetri, presentano una colorazione tendente al giallastro e hanno corpo e ali ricoperti da una sottile peluria.

Una caratteristica che li rende particolarmente insidiosi è la loro discrezione. A differenza delle comuni zanzare, infatti, non producono il caratteristico ronzio che può avvertirci della loro presenza.

È proprio da questa particolarità che deriva il nome popolare “pappataci”, tradizionalmente ricondotto all’espressione “pappa e taci”: l’insetto si nutre senza farsi sentire.

Sono soprattutto le femmine a interessare l’uomo e gli animali, perché hanno bisogno di un pasto di sangue per portare avanti il ciclo riproduttivo.

Come riconoscere una puntura di pappatacio

Accorgersi del momento esatto della puntura può essere difficile. Successivamente, però, sulla pelle possono comparire piccoli rilievi arrossati, accompagnati da prurito e, in alcuni casi, dolore.

Poiché il volo dei flebotomi è piuttosto breve e caratterizzato da piccoli spostamenti, le punture possono interessare con una certa frequenza le zone più basse e scoperte del corpo, come caviglie e gambe.

La reazione cutanea è collegata anche alle sostanze presenti nella saliva che l’insetto introduce durante il pasto di sangue. La risposta può variare da persona a persona e, in alcuni soggetti, può essere più evidente.

Se dopo una puntura compaiono una reazione cutanea importante, sintomi insoliti o segni compatibili con una reazione allergica, è opportuno rivolgersi a un medico.

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Dove si nascondono i pappataci dentro e fuori casa

Per difendersi è importante conoscere le loro abitudini. I pappataci prediligono generalmente ambienti riparati, poco illuminati e con una certa umidità.

Durante le ore diurne possono rimanere nascosti nelle crepe dei muri, nelle fessure, sotto il fogliame, nelle cortecce degli alberi e nelle tane degli animali. Possono trovare riparo anche nelle vicinanze delle abitazioni e, in determinate condizioni, al loro interno.

In casa è quindi importante prestare attenzione soprattutto alle zone meno disturbate e illuminate, comprese fessure di pareti e soffitti, spazi dietro i mobili e altri piccoli anfratti.

La loro attività aumenta soprattutto nelle ore serali e notturne, quando gli adulti escono dai propri rifugi.

Perché sono più frequenti con il caldo

Caldo e condizioni ambientali favorevoli facilitano l’attività dei flebotomi. In Italia la loro presenza è particolarmente rilevante durante la bella stagione e interessa diverse aree del territorio.

Le femmine depongono le uova in luoghi protetti e favorevoli allo sviluppo delle larve, come fessure, terreno e ambienti con materiale organico.

Dalle uova nascono larve che, a differenza delle femmine adulte, non si nutrono di sangue. Attraverso diversi stadi di sviluppo arrivano poi alla forma adulta.

Perché le punture dei pappataci possono essere pericolose

Nella maggior parte dei casi il primo problema evidente è la reazione locale provocata dalla puntura. L’importanza sanitaria dei flebotomi, tuttavia, deriva soprattutto dalla possibilità che alcune specie possano trasmettere determinati agenti patogeni.

Non significa che ogni pappatacio sia infetto o che ogni puntura provochi una malattia. Il rischio dipende dalla specie, dalla zona geografica, dalla presenza dell’agente patogeno e da altri fattori.

Tra le patologie associate ai flebotomi ci sono leishmaniosi, febbre da pappataci e alcune infezioni virali, compresa quella provocata dal virus Toscana.

Leishmaniosi, il rischio più conosciuto

La leishmaniosi è probabilmente la malattia più nota tra quelle che possono essere trasmesse attraverso i flebotomi.

È provocata da protozoi appartenenti al genere Leishmania. Il meccanismo di trasmissione coinvolge il flebotomo vettore, che può acquisire il parassita durante il pasto di sangue su un ospite infetto e successivamente contribuire alla sua trasmissione.

Nell’uomo esistono differenti manifestazioni della malattia, tra cui forme cutanee, mucocutanee e viscerali, con caratteristiche e gravità differenti.

Particolare attenzione va riservata ai cani, nei quali la leishmaniosi rappresenta una malattia importante che necessita di prevenzione, diagnosi e gestione veterinaria.

Febbre da pappataci e virus Toscana

I flebotomi possono essere coinvolti anche nella trasmissione di alcuni virus.

La cosiddetta febbre da pappataci, conosciuta anche come febbre dei tre giorni, può presentarsi con sintomi che ricordano quelli influenzali, tra cui febbre, cefalea, dolori muscolari e articolari, debolezza, brividi e nausea.

Un’altra infezione da conoscere è quella provocata dal virus Toscana, un virus trasmesso da flebotomi che può essere associato anche a forme neurologiche, come meningite o meningoencefalite.

Sintomi importanti come febbre elevata, forte mal di testa, rigidità del collo o alterazioni neurologiche richiedono una valutazione medica e non devono essere attribuiti autonomamente a una semplice puntura di insetto.

Cosa fare dopo una puntura di pappatacio

Se la puntura provoca prurito, la prima regola è cercare di non grattare continuamente la zona interessata. Lo sfregamento può irritare ulteriormente la pelle e favorire piccole lesioni.

Può essere utile mantenere pulita la zona e ricorrere, quando appropriato, a prodotti destinati ad alleviare i disturbi provocati dalle punture di insetti. Per medicinali o prodotti contenenti principi attivi farmacologici è consigliabile rivolgersi al medico o al farmacista, soprattutto in presenza di condizioni particolari.

Se il dolore è intenso, la reazione si estende, compaiono manifestazioni allergiche o insorgono sintomi generali, è invece opportuno chiedere assistenza sanitaria.

Come tenere lontani i pappataci da casa

La prevenzione passa innanzitutto dalla riduzione dei possibili rifugi. È utile arieggiare e illuminare gli ambienti, controllare crepe e fessure e mantenere pulite le aree esterne dell’abitazione.

Le normali zanzariere potrebbero non essere sempre sufficienti, considerate le piccole dimensioni di questi insetti. Può quindi essere utile scegliere reti con maglie particolarmente fitte.

Anche i repellenti per insetti possono contribuire alla protezione individuale, purché utilizzati secondo le indicazioni riportate sul prodotto.

In giardino conviene inoltre evitare accumuli di materiale vegetale e mantenere gli spazi ordinati, prestando attenzione alle zone umide e riparate nelle quali gli insetti possono trovare condizioni favorevoli.

L’impiego di insetticidi richiede invece particolare cautela, soprattutto nelle abitazioni in cui vivono animali. Alcuni principi attivi possono infatti essere pericolosi per determinate specie domestiche: prima di utilizzarli è fondamentale verificare attentamente indicazioni e avvertenze.

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Come proteggere il cane dai pappataci

La prevenzione assume un’importanza particolare per chi vive con un cane, a causa del legame tra flebotomi e leishmaniosi canina.

Il veterinario può indicare la strategia preventiva più adatta in base all’animale e alla zona in cui vive. Questa può comprendere l’impiego di prodotti repellenti specifici per cani e, quando indicato, la vaccinazione contro la leishmaniosi.

Durante i periodi di maggiore attività dei flebotomi può inoltre essere utile ridurre, per quanto possibile, la permanenza del cane all’aperto dal crepuscolo alle ore notturne.

È importante non utilizzare autonomamente sul proprio animale prodotti destinati all’uomo o ad altre specie: antiparassitari e repellenti devono essere scelti in base alle indicazioni veterinarie e utilizzati rispettando dosi e modalità d’impiego.

Gli animali più pericolosi per l’uomo: la classifica

Quando pensiamo agli animali più pericolosi vengono subito in mente squali, leoni e serpenti. In realtà, alcune delle minacce maggiori arrivano da creature molto più piccole, capaci di trasmettere malattie.

  1. Zanzare – Sono considerate gli animali più letali per l’uomo perché possono trasmettere malaria, dengue, febbre gialla, chikungunya e altre malattie.
  2. Serpenti – I morsi di serpenti velenosi provocano ogni anno decine di migliaia di morti, soprattutto nelle aree dove l’accesso agli antidoti e alle cure è più difficile.
  3. Cani – Il principale pericolo globale è legato alla rabbia: nelle aree in cui la malattia è ancora diffusa, i cani sono responsabili della grande maggioranza delle trasmissioni all’uomo.
  4. Insetti vettori di malattie – Diverse specie, comprese cimici triatomine e flebotomi, possono trasmettere patogeni e parassiti responsabili di malattie anche gravi.
  5. Coccodrilli – A differenza degli animali precedenti, il rischio è principalmente legato agli attacchi diretti, che possono essere fatali.
  6. Ippopotami – Territorialità, forza e dimensioni rendono pericolosi gli incontri ravvicinati, soprattutto in acqua o lungo le rive.
  7. Elefanti – Gli attacchi sono relativamente rari rispetto alla popolazione mondiale, ma possono avere conseguenze fatali.
  8. Leoni e altri grandi felini – Possono attaccare l’uomo, soprattutto nelle aree dove habitat e insediamenti umani si sovrappongono.
  9. Squali – Sono tra gli animali più temuti, ma il numero di attacchi mortali è molto più basso rispetto alle vittime provocate dagli animali vettori di malattie.
  10. Meduse velenose – Alcune specie, come determinate cubomeduse, possiedono un veleno estremamente potente e possono provocare conseguenze gravissime.