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Diete e fake news: le “bufale” alimentari smascherate dall’Istituto Superiore di Sanità

Diete e fake news: le “bufale” alimentari smascherate dall’Istituto Superiore di Sanità
Photo by silviarita – Pixabay
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Frutta a fine pasto, glutine, zucchero di canna, prodotti light e carboidrati: l’ISS fa chiarezza sulle credenze più diffuse che continuano a confondere i consumatori e a orientare in modo sbagliato le scelte a tavola.

Diete e fake news: le “bufale” alimentari smascherate dall’Istituto Superiore di Sanità
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Mangiare frutta dopo i pasti fa male? Lo zucchero di canna è davvero più sano di quello bianco? E i prodotti “senza zucchero” aiutano davvero a dimagrire? Domande che circolano da anni, rilanciate spesso da social, passaparola e consigli improvvisati. Il problema, però, è che dietro molte di queste affermazioni non c’è alcuna base scientifica. Proprio per questo l’Istituto Superiore di Sanità ha deciso di intervenire con un’iniziativa dedicata alle fake news sull’alimentazione, puntando non solo a correggere gli errori più comuni, ma anche a stimolare un atteggiamento più attento e critico nei confronti delle informazioni trovate online.

Perché l’ISS interviene sulle false credenze alimentari

Le bufale legate a dieta e nutrizione non sono soltanto un fastidio informativo. In molti casi possono diventare un vero ostacolo per la salute. Spingono a eliminare alimenti senza motivo, alimentano paure ingiustificate e, spesso, portano anche a spese inutili al supermercato. Basta pensare a chi sceglie prodotti più costosi convinto che siano automaticamente più sani, oppure a chi rinuncia a intere categorie alimentari sulla base di consigli letti online e mai verificati.

L’obiettivo dell’iniziativa promossa dall’ISS è stato spiegato chiaramente dalla stessa istituzione. Come ha sottolineato Laura Rossi, direttrice del Reparto alimentazione, nutrizione e salute ISS: “L’obiettivo non è solo testare le conoscenze, ma anche stimolare un approccio più critico verso ciò che si legge online. Il questionario è pensato per una rapida compilazione e invitiamo tutti i partecipanti a rispondere anche alla domanda aperta, indicando un argomento che desidererebbero approfondire”.

Un messaggio importante, perché oggi l’infodemia alimentare è ovunque. Notizie scorrette, mezze verità e consigli non fondati si diffondono rapidamente, soprattutto quando toccano temi sensibili come il peso corporeo, la digestione o la prevenzione delle malattie. E allora viene spontaneo chiedersi: quante delle convinzioni che ripetiamo ogni giorno sono davvero supportate dalla scienza?

Come funziona il sondaggio “Bufale nel piatto”

L’iniziativa dell’Istituto Superiore di Sanità si traduce in un questionario dal titolo “Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione”. Il sondaggio è aperto fino al 3 giugno e si concentra su alcuni dei falsi miti più diffusi in ambito nutrizionale. Le risposte raccolte saranno poi analizzate e discusse durante il convegno “Fake news, paure e fiducia: sicurezza alimentare e nutrizione nell’era dell’infodemia”, in programma il 5 giugno presso la sede dell’ISS e disponibile anche online.

Il formato è semplice e immediato, proprio per favorire la partecipazione di un pubblico ampio. Le domande mettono alla prova convinzioni molto radicate: per esempio, che la frutta non vada mai mangiata dopo i pasti, oppure che il glutine debba essere eliminato anche da chi non è celiaco per stare meglio o perdere peso più rapidamente. In totale i quesiti principali sono cinque, a cui si aggiunge una sesta domanda aperta, pensata per coinvolgere ancora di più il cittadino.

Le affermazioni sottoposte ai partecipanti sono queste:

  • Il glutine è dannoso solo per chi è celiaco;
  • Non si deve mangiare frutta dopo i pasti;
  • Lo zucchero di canna è equivalente allo zucchero bianco dal punto di vista nutrizionale;
  • Eliminare i carboidrati dalla dieta è un modo efficace e sano per dimagrire;
  • I prodotti light o senza zucchero fanno dimagrire;
  • Quale fake news, dubbio o informazione sull’alimentazione ti piacerebbe approfondire?

Un’iniziativa utile non solo per “misurare” il livello di conoscenza del pubblico, ma anche per raccogliere i temi che generano più incertezza. E questo, in fondo, è uno degli aspetti più interessanti: non si tratta solo di dare risposte, ma anche di capire dove nasce la confusione.

Le risposte corrette: cosa dice davvero la scienza

L’ISS, attraverso il questionario, fornisce anche le spiegazioni corrette, smontando una per una le convinzioni più diffuse. Sul glutine, per esempio, la precisazione è netta: “il glutine è dannoso per le persone con celiachia, una malattia autoimmune, e per chi ha una sensibilità al glutine non celiaca. Per la popolazione generale sana, il glutine non rappresenta un rischio per la salute”. Dunque, eliminare il glutine senza una reale necessità non comporta vantaggi automatici.

Anche il mito della frutta dopo cena o a fine pranzo viene smentito con chiarezza: “Non esiste alcuna evidenza scientifica che vieti di mangiare frutta dopo i pasti. La frutta può essere consumata in qualsiasi momento della giornata, anche a fine pasto, senza effetti negativi sulla digestione nelle persone sane”. Una risposta che ribalta una delle credenze più persistenti, spesso tramandata come regola assoluta ma priva di fondamento.

Sul fronte degli zuccheri, l’ISS evidenzia che “Lo zucchero di canna e lo zucchero bianco sono nutrizionalmente molto simili: entrambi sono costituiti principalmente da saccarosio e forniscono le stesse calorie. Le piccole quantità di minerali presenti nello zucchero di canna sono trascurabili dal punto di vista nutrizionale”. Insomma, il colore non basta a trasformare un prodotto in qualcosa di più salutare.

Il capitolo carboidrati è altrettanto importante. “Eliminare completamente i carboidrati non è un approccio sano né sostenibile nel lungo periodo. I carboidrati sono una fonte fondamentale di energia e li troviamo in alimenti importanti come i cereali e i legumi. La perdita di peso efficace e duratura si basa su un equilibrio complessivo della dieta, non sull’eliminazione di un intero gruppo alimentare”. Una precisazione utile soprattutto in un’epoca in cui le diete drastiche continuano ad avere grande successo, nonostante spesso offrano risultati brevi e poco stabili.

Infine, attenzione ai prodotti “light” o “senza zucchero”, che non vanno letti come una scorciatoia per dimagrire: “I prodotti ‘light’ o ‘senza zucchero’ non fanno dimagrire automaticamente. Possono avere meno calorie rispetto alle versioni standard, ma il dimagrimento dipende dal bilancio energetico complessivo della dieta e dallo stile di vita”, chiarisce l’ISS. In altre parole, nessun alimento da solo può fare miracoli.

Diete e fake news: le “bufale” alimentari smascherate dall’Istituto Superiore di Sanità
Photo by JillWellington – Pixabay

Un problema diffuso: quante persone si affidano a informazioni sbagliate

L’iniziativa dell’ISS arriva in un contesto in cui la disinformazione alimentare continua a crescere. Secondo uno studio del Censis, in Italia 15 milioni di persone cercano informazioni sulla salute online. Un dato enorme, che dimostra quanto il web sia diventato il primo punto di riferimento per moltissimi cittadini. Il problema è che non tutte le fonti sono affidabili. Anzi, spesso informazioni presentate come mediche non lo sono affatto, oppure derivano da siti poco attendibili o da contenuti privi di verifica scientifica.

Sempre il Censis segnala che quasi 9 milioni di persone hanno ottenuto dati o consigli sanitari errati. Un numero che aiuta a capire quanto sia urgente rafforzare l’educazione alla salute e al riconoscimento delle fonti corrette. Perché, quando si parla di alimentazione, sbagliare può significare molto più che seguire una cattiva moda: può voler dire adottare abitudini inutili, squilibrate o persino dannose.

Non è la prima volta che l’ISS interviene per fare chiarezza. In passato aveva già smontato altre 10 fake news molto diffuse, tra cui l’idea che alcune varietà di grano antico siano automaticamente più salutari, che l’acqua non vada bevuta durante i pasti o che sia possibile perdere 7 chili in una settimana in modo rapido, efficace e sicuro. Tutti esempi che mostrano quanto il confine tra informazione e disinformazione sia ancora fragile.