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Alzheimer, scoperto il “grilletto molecolare” che lega infiammazione e beta-amiloide alla perdita di memoria

Alzheimer, scoperto il “grilletto molecolare” che lega infiammazione e beta-amiloide alla perdita di memoria
Photo by geralt – Pixabay
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Uno studio della Stanford University individua un recettore chiave, LilrB2, come punto di convergenza tra infiammazione e placche amiloidi, aprendo nuove prospettive terapeutiche.

Alzheimer, scoperto il “grilletto molecolare” che lega infiammazione e beta-amiloide alla perdita di memoria
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Da decenni la comunità scientifica indaga sulle cause profonde della malattia di Alzheimer, oscillando tra diverse teorie. Le placche di beta-amiloide, i grovigli di proteine tau, l’infiammazione cronica e il malfunzionamento dei lisosomi sono solo alcuni dei sospetti principali. Un nuovo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences e condotto dallo Wu Tsai Neurosciences Institute di Stanford, propone un punto d’unione tra due di queste teorie: beta-amiloide e infiammazione sembrano agire attraverso un medesimo meccanismo molecolare che distrugge le sinapsi, compromettendo così la comunicazione tra neuroni.

LilrB2: il recettore che orchestra l’autodistruzione neuronale

Il recettore LilrB2, già noto per il suo ruolo nel “potamento sinaptico” – il processo naturale con cui il cervello rimuove connessioni neuronali superflue – è finito sotto i riflettori del team guidato dalla professoressa Carla Shatz. Già nel 2006, il gruppo di ricerca aveva individuato nella versione murina di questo recettore un elemento chiave nel rimodellamento cerebrale. Sette anni più tardi, scoprì che la beta-amiloide può legarsi a LilrB2, attivando un segnale che porta alla rimozione delle sinapsi. E i topi privi di questo recettore? Nei modelli animali di Alzheimer, non mostravano perdita di memoria. Un risultato che ha spianato la strada a nuove ipotesi.

Alzheimer, scoperto il “grilletto molecolare” che lega infiammazione e beta-amiloide alla perdita di memoria
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C4d: da molecola “inutile” a minaccia sinaptica

Un altro protagonista emerso dallo studio è C4d, un frammento del sistema del complemento, solitamente associato alla risposta immunitaria. Considerata fino a poco tempo fa un sottoprodotto inattivo, questa molecola ha sorpreso i ricercatori: iniettata nel cervello di topi sani, ha causato un’improvvisa perdita di sinapsi. “È stato sorprendente scoprire che questa molecola, ritenuta inattiva, può letteralmente spogliare i neuroni delle loro connessioni”, ha affermato Shatz. L’esperimento suggerisce che l’infiammazione non sia un semplice effetto collaterale, ma un attore diretto nella distruzione sinaptica.

Verso nuove terapie: bloccare l’interruttore prima che si attivi

I neuroni, lungi dall’essere vittime passive, sembrano partecipare attivamente al processo neurodegenerativo, rispondendo ai segnali che passano attraverso LilrB2. Questo ribalta molte convinzioni passate, che attribuivano principalmente alle microglia il ruolo di “spazzini” del cervello. Secondo Shatz, le attuali terapie mirate alla rimozione delle placche amiloidi – seppur approvate dalla FDA – risultano parziali e rischiose, poiché ignorano l’altro grande innesco: l’infiammazione. Il futuro? Potrebbe passare da farmaci in grado di bloccare selettivamente LilrB2, proteggendo così le sinapsi e rallentando il declino cognitivo. Il team di Stanford, supportato da istituzioni prestigiose come NIH e UCSF, è ora al lavoro per identificare molecole capaci di modulare questo recettore senza interferire con i processi fisiologici del cervello.