La dieta non è l’unica causa dei tumori, ma le scelte alimentari quotidiane possono influenzare il rischio di svilupparne alcuni. Studi scientifici e l’esperienza clinica indicano alcune semplici regole utili per proteggere la salute nel lungo periodo.

Non sempre dietro a un tumore esiste una causa precisa. Tuttavia, nel tempo, alcune abitudini alimentari possono aumentare o ridurre il rischio di sviluppare diverse patologie. Il recente aumento dei casi di tumore al colon-retto anche tra gli under 50 ne è un esempio spesso citato dagli esperti, che lo collegano anche alla diffusione di diete ricche di alimenti ultraprocessati tipiche dei Paesi occidentali. Come spiegato a Fanpage.it dal professor Pierpaolo Sileri, primario di Chirurgia Colorettale dell’Ospedale San Raffaele di Milano, l’alimentazione può avere un ruolo importante.
Secondo il dottor Mikkael A. Sekeres, primario di Ematologia e professore di Medicina del Sylvester Comprehensive Cancer Center dell’University of Miami Health System, uno dei primi passi è aumentare il consumo di frutta e verdura. Le linee guida di molti Paesi, Italia compresa, raccomandano almeno cinque porzioni al giorno. Diverse ricerche confermano i benefici: un’analisi che ha esaminato studi condotti su circa 27.000 persone suggerisce che un elevato consumo di verdure crocifere – come cavolo, broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavolfiore e cime di rapa – è associato a un rischio più basso di almeno sei tipi di tumore, tra cui quelli al colon-retto e all’ovaio. Anche la frutta mostra effetti simili, con una correlazione con la riduzione del rischio di tumori dell’esofago, dello stomaco, della bocca e dell’intestino.
Limitare carni rosse e lavorate
Il legame tra carni rosse, soprattutto quelle lavorate, e alcune malattie è ormai oggetto di numerosi studi. Nel caso dei tumori, la relazione più documentata riguarda il cancro del colon-retto. L’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha inserito le carni rosse tra le sostanze “probabilmente cancerogene”, mentre quelle lavorate rientrano nella categoria delle sostanze “sicuramente cancerogene”.
Questo non significa che consumarle porti inevitabilmente allo sviluppo di un tumore. Si tratta piuttosto di una correlazione statistica. Come ricorda la Fondazione Airc, “Gli esperti hanno stabilito che il 18-21% dei tumori al colon (e il 3% di tutti i tumori) sono probabilmente legati al consumo di carni rosse e insaccati”. Alcune ricerche citate da Sekeres suggeriscono inoltre possibili associazioni con altri tumori, tra cui pancreas, prostata, stomaco e seno. Per questo motivo l’esperto consiglia di limitare la carne rossa a una o due volte alla settimana e di ridurre il più possibile salumi, insaccati e fast food.

Scegliere cereali integrali
La prevenzione a tavola non riguarda soltanto ciò che si elimina, ma anche le varianti che si scelgono tra gli stessi alimenti. Un esempio riguarda i cereali: preferire quelli integrali può fare la differenza.
Secondo una vasta revisione di studi che ha coinvolto oltre due milioni di persone, consumare tre porzioni di cereali integrali al giorno potrebbe ridurre del 6% il rischio di morte per tumore. Altre analisi indicano che almeno 30 grammi quotidiani di cereali integrali potrebbero abbassare fino al 30% il rischio di cancro al colon-retto. Una delle spiegazioni possibili riguarda la capacità di questi alimenti di contribuire a ridurre l’infiammazione nell’organismo.
Attenzione alle bevande zuccherate
Un’altra abitudine su cui gli esperti invitano a riflettere riguarda il consumo di zuccheri, in particolare quelli contenuti nelle bevande. L’idea che lo zucchero “nutra” direttamente i tumori è un mito diffuso ma scientificamente scorretto. Tuttavia, una dieta ricca di zuccheri e alimenti ultraprocessati può favorire condizioni metaboliche come obesità, resistenza all’insulina e infiammazione cronica, fattori che a loro volta aumentano il rischio di diverse malattie, compresi alcuni tumori.
Per quanto riguarda le bevande zuccherate, alcuni studi suggeriscono che possano essere associate a un rischio più elevato rispetto agli zuccheri consumati in forma solida. Le prove non sono ancora sufficienti per stabilire un rapporto di causa-effetto definitivo, ma molti specialisti consigliano comunque prudenza: ridurne il consumo e privilegiare acqua o bevande non zuccherate resta una scelta più sicura nel lungo periodo.

