A Las Vegas prende forma un evento senza precedenti: atleti che fanno uso di sostanze proibite si sfidano apertamente per riscrivere i record di atletica, nuoto e sollevamento pesi. Tra premi milionari, accuse di pericolosità e grandi nomi coinvolti, il dibattito è già esploso.

A Las Vegas sono partiti i primi “Enhanced Games”, ribattezzati da molti come i Giochi del doping. L’idea, già di per sé destinata a dividere, mette al centro atleti che assumono sostanze vietate nelle competizioni ufficiali e che provano a sfidare i record mondiali in atletica, nuoto e sollevamento pesi. Una scelta che ha immediatamente attirato critiche durissime da parte degli organismi sportivi internazionali e delle agenzie antidoping, che hanno definito l’iniziativa “pericoloso” e “contrario allo spirito sportivo”.
L’evento coinvolge una quarantina di partecipanti e si presenta come un mix insolito di sport, spettacolo e biohacking. Ma dietro la cornice patinata resta una domanda inevitabile: può davvero essere considerata competizione una gara in cui il doping non solo è tollerato, ma diventa il cuore stesso del format?
A Las Vegas i record diventano una sfida esplicita
La prima edizione degli Enhanced Games non lascia spazio alle ambiguità. Gli atleti iscritti dichiarano apertamente l’uso di combinazioni di testosterone, ormone della crescita umano, peptidi, steroidi anabolizzanti e altre sostanze proibite nelle manifestazioni tradizionali. Il tutto con un obiettivo molto chiaro: spingersi oltre i limiti finora considerati intoccabili.
A rendere l’evento ancora più attraente, almeno per chi lo osserva dall’esterno, ci sono premi in denaro molto elevati: fino a un milione di dollari per chi riuscirà a battere i record. Un incentivo enorme, capace di richiamare nomi di primo piano. Tra i partecipanti figurano infatti anche nuotatori medagliati olimpici come James Magnussen, Cody Miller e Ben Proud.
Nel corso della manifestazione non sono mancati i primi tentativi di impresa. La sollevatrice di pesi Beatriz Piron, che secondo quanto riferito avrebbe già superato un record mondiale in allenamento, ha provato a inaugurare i Giochi con un exploit, cercando di replicare l’impresa nella gara d’apertura. Per poco, però, l’obiettivo non è stato centrato.
Anche il nuoto ha avuto regole diverse rispetto agli standard delle competizioni ufficiali. Agli atleti, infatti, è consentito indossare i cosiddetti “super costumi”, già protagonisti dell’epoca dei record nelle Olimpiadi di Pechino 2008 e poi vietati proprio perché considerati troppo invasivi nel rapporto tra tecnologia e prestazione. Un dettaglio che alimenta ulteriormente il dibattito: si sta celebrando il talento umano o una corsa alla massimizzazione artificiale della performance?
L’arena nel parcheggio di un casinò e l’effetto spettacolo
Gli Enhanced Games si svolgono in una struttura costruita appositamente per l’occasione, un’arena da 50 milioni di dollari allestita nel parcheggio di un casinò di Las Vegas. Una location temporanea, destinata a essere smantellata poche ore dopo l’ultima gara. Una scelta scenografica, quasi cinematografica, che conferma la volontà degli organizzatori di trasformare l’evento in qualcosa di più di una semplice competizione sportiva.
Qui lo sport si intreccia con intrattenimento, politica e biohacking. Secondo alcune indiscrezioni, tra gli investitori ci sarebbe anche il miliardario Peter Thiel, mentre Donald Trump Jr. sarebbe coinvolto nel progetto come finanziatore. Per la chiusura, inoltre, è prevista l’esibizione della rock band The Killers, a rafforzare ulteriormente la dimensione spettacolare dell’iniziativa.
Il contesto, però, non basta a togliere le preoccupazioni. Diversi esperti sanitari hanno lanciato l’allarme, sottolineando che alcune delle sostanze utilizzate dagli atleti potrebbero provocare “conseguenze fatali” e perfino “accorciare la vita”, con possibili problemi cardiaci, epatici e renali. Il nodo principale è che gli effetti a lungo termine di queste combinazioni farmacologiche restano ancora poco conosciuti.
Gli organizzatori rispondono difendendo la propria impostazione. Sostengono che tutti i farmaci impiegati sono approvati dalla Food and Drug Administration statunitense e che non è stato lasciato nulla al caso sul fronte medico. L’evento, assicurano, dispone di personale specializzato e di un team di emergenza pronto a intervenire in qualunque momento.

Tra sicurezza, record e mercato: il progetto divide il mondo sportivo
A cercare di rassicurare il pubblico è stato anche il responsabile medico Guido Pieles, che ha dichiarato: “Sono ragionevolmente fiducioso che non accadrà nulla”. Pieles ha ammesso che il rischio legato ai farmaci è “chiaramente presente”, ma ha aggiunto che è “realmente gestibile”. Una posizione che non ha però convinto chi continua a vedere negli Enhanced Games una normalizzazione del doping.
La società madre Enhanced, che vende al pubblico molte delle sostanze assunte dagli atleti, ha scelto una linea di prudenza e non vuole “pubblicizzare determinati protocolli per evitare potenziali imitazioni”. Una decisione che rivela quanto il tema sia delicato non solo sul piano sportivo, ma anche su quello commerciale e comunicativo.
Dal canto suo, il direttore sportivo Rick Adams ha ribadito di rispettare la scelta delle federazioni internazionali di non riconoscere eventuali primati stabiliti in questo contesto. Ma ha anche sottolineato un punto che riassume bene la filosofia dell’intero progetto: “ma e’ innegabile che se uno dei nostri atleti copre i 50 metri stile libero in meno di 20,88 secondi (il record mondiale di Cam McEvoy, ndr), avra’ nuotato piu’ velocemente di qualsiasi altro essere umano nella storia”.
Ed è proprio qui che si concentra il cuore della polemica. Gli Enhanced Games vogliono riscrivere il concetto stesso di prestazione, ma lo fanno sfidando i confini etici, sanitari e regolamentari dello sport moderno. Per alcuni è un esperimento estremo. Per altri, una provocazione pericolosa che rischia di trasformare il doping da scandalo a spettacolo.

