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Vaccino antinfluenzale 2026: quando inizierà la campagna nazionale in Italia

Vaccino antinfluenzale 2026: quando inizierà la campagna nazionale in Italia
Photo by Polina Tankilevitch – Pexels
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Le autorità sanitarie preparano la stagione 2026-2027 con l’obiettivo di anticipare i tempi e proteggere in modo più efficace le fasce più esposte. Ecco cosa sapere su date, categorie prioritarie, dosi e prevenzione.

Vaccino antinfluenzale 2026: quando inizierà la campagna nazionale in Italia
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L’influenza continua a rappresentare una delle principali sfide per la sanità pubblica, soprattutto nei mesi freddi, quando la circolazione dei virus respiratori aumenta rapidamente. Ogni anno, in Europa, può interessare una quota rilevante della popolazione e mettere sotto pressione ospedali, medici di base e famiglie. Per questo motivo, anche per la stagione 2026-2027, l’Italia ha definito con anticipo l’impianto della campagna vaccinale antinfluenzale, così da arrivare preparati prima del picco atteso tra dicembre e gennaio.

La finestra indicata per l’avvio delle somministrazioni è quella di inizio ottobre, in particolare la quarantesima settimana dell’anno. Una scelta tutt’altro che casuale: vaccinarsi per tempo significa lasciare all’organismo il margine necessario per sviluppare una risposta immunitaria adeguata prima che il virus entri nel vivo della circolazione. Ma quali sono le novità principali? Chi dovrà vaccinarsi con priorità? E come funziona la co-somministrazione con altri vaccini?

Campagna vaccinale 2026-2027: la partenza è prevista a inizio ottobre

La programmazione della campagna antinfluenzale 2026-2027 si muove in continuità con le indicazioni delle autorità sanitarie italiane ed europee. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha già approvato gli aggiornamenti necessari per i vaccini destinati alla nuova stagione, compresi quelli combinati influenza-Covid, sempre più centrali nella strategia di prevenzione.

Il Ministero della Salute, insieme all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), alle Regioni e alle Province autonome, ha definito una linea condivisa per affrontare l’autunno-inverno in modo coordinato. L’obiettivo è chiaro: anticipare la protezione e ridurre l’impatto dell’infezione nei mesi in cui il virus tende a diffondersi di più.

I numeri aiutano a capire la portata del problema. In Europa l’influenza colpisce ogni anno tra il 10% e il 30% della popolazione, con milioni di casi sintomatici e conseguenze che possono tradursi in ricoveri, assenze dal lavoro e, nei casi più gravi, complicanze severe. Anche la scorsa stagione ha confermato la tendenza: il picco delle infezioni respiratorie acute è stato registrato nella seconda metà di dicembre, con 17,6 casi ogni mille assistiti.

Ecco perché partire a inizio ottobre è considerato il momento migliore. Non si tratta solo di organizzazione sanitaria, ma di una scelta strategica: il vaccino ha bisogno di tempo per svolgere il suo compito, soprattutto in vista del periodo di massima esposizione.

Chi deve vaccinarsi: le categorie prioritarie e gli obiettivi di copertura

La campagna 2026 punta a rafforzare in modo deciso le coperture vaccinali, con un obiettivo minimo del 75% e un traguardo ottimale del 95% tra le persone con 65 anni o più. È una fascia particolarmente esposta, ma non l’unica da proteggere.

La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta prioritariamente a diversi gruppi considerati a rischio o più vulnerabili. Tra questi rientrano:

  • bambini tra 6 mesi e 6 anni;
  • adulti dai 60 anni in su;
  • donne in gravidanza;
  • operatori sanitari e sociosanitari;
  • soggetti fragili di qualsiasi età, cioè persone con patologie croniche o condizioni che aumentano il rischio di complicanze.

L’attenzione rivolta ai più piccoli non è secondaria. Frequentando asili nido e scuole dell’infanzia, i bambini diventano spesso uno dei principali veicoli di diffusione del virus. Vaccinarli significa ridurre la circolazione dell’influenza nell’intera comunità, con un effetto positivo anche su anziani e soggetti fragili.

Tra le novità più rilevanti della nuova stagione c’è l’abbassamento a 60 anni dell’età per la raccomandazione dei vaccini potenziati, formulati per offrire una protezione più robusta contro le forme gravi della malattia. Si tratta di un cambiamento importante, perché amplia la platea che può beneficiare di una strategia vaccinale più mirata.

Da non dimenticare anche il contesto pediatrico: la protezione dei bambini piccoli non serve soltanto a difendere loro, ma contribuisce a contenere la diffusione complessiva dell’infezione. In altre parole, vaccinare chi ha più probabilità di entrare in contatto con il virus significa proteggere anche chi rischia di pagare le conseguenze più pesanti.

Vaccino antinfluenzale 2026: quando inizierà la campagna nazionale in Italia
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Dosi, somministrazione e prevenzione: cosa sapere prima del vaccino

Le modalità di somministrazione cambiano in base all’età e alla storia vaccinale del paziente. Nei bambini sotto i 9 anni mai vaccinati contro l’influenza sono previste 2 dosi, distanziate da almeno 4 settimane; in alcuni casi è disponibile anche lo spray nasale. Se invece il bambino sotto i 9 anni ha già ricevuto il vaccino in passato, è sufficiente 1 dose.

Per gli adulti over 60 è raccomandata 1 dose di vaccino potenziato, pensata per garantire una maggiore efficacia protettiva. Per la popolazione generale, dopo aver coperto i target prioritari, può essere prevista 1 dose gratuita su richiesta.

Un altro aspetto utile riguarda la co-somministrazione. Il vaccino antinfluenzale può essere somministrato, in sedi corporee differenti, insieme ad altri vaccini, tra cui:

  • vaccini anti Covid-19;
  • vaccino anti-pneumococcico;
  • vaccino anti-Herpes Zoster;
  • vaccino anti-difterite-tetano-pertosse (dTpa).

Si tratta di una possibilità importante, perché semplifica l’accesso alla prevenzione e riduce il numero di appuntamenti necessari. In una stagione in cui la protezione va costruita in tempi rapidi, ogni agevolazione può fare la differenza.

Oltre al vaccino, restano fondamentali le regole basilari di prevenzione. L’influenza stagionale ha un periodo di incubazione che va da 1 a 4 giorni, con una media di 2. Chi contrae il virus può essere contagioso già da un giorno prima della comparsa dei sintomi e restare tale fino a 5-7 giorni dopo. Nei bambini e nelle persone immunocompromesse, la trasmissione può durare anche più a lungo.

Per limitare il rischio di contagio, le misure igieniche da non trascurare sono semplici ma efficaci:

  • lavare spesso le mani con acqua e sapone oppure con gel alcolici;
  • coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce;
  • restare a casa in presenza di sintomi e evitare contatti stretti con soggetti fragili.

In un periodo in cui i virus respiratori tendono a sovrapporsi, il mix tra prevenzione vaccinale e comportamenti corretti resta la strategia più solida. E forse anche la più intelligente: proteggere sé stessi significa, allo stesso tempo, proteggere chi ci sta vicino.