Un nuovo studio degli Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri fotografa l’aumento degli incidenti in monopattino nel centro della Capitale: quasi 7 casi su 10 riguardano under 35 e il casco resta ancora poco usato.

Roma continua a fare i conti con il boom dei monopattini elettrici, ormai parte stabile del paesaggio urbano. Ma dietro la loro immagine “green” si nasconde un problema sempre più evidente: gli infortuni. Buche, sanpietrini, foglie bagnate, marciapiedi sconnessi e distrazioni alla guida trasformano spesso un tragitto breve in un accesso al pronto soccorso. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto giovani uomini tra i 15 e i 35 anni, come mostra un nuovo studio condotto dagli Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri d’Italia (Otodi).
La ricerca, pubblicata sul Journal of Orthopaedic Reports, è la prima analisi sistematica sui traumi da monopattino elettrico nel centro storico di Roma, prendendo in esame il periodo compreso tra il 2018, anno della prima autorizzazione di questi mezzi, e il 2024. Il 2025 non è stato incluso per evitare possibili alterazioni dei dati legate all’anno giubilare. Il quadro che emerge è chiaro: gli incidenti non sono episodici, ma rappresentano un fenomeno ormai strutturato, con ricadute concrete su pronto soccorso, reparti ortopedici e costi per il Servizio Sanitario Nazionale.
Giovani uomini e casco quasi assente: chi si fa male davvero
Lo studio, firmato tra gli altri da Andrea Fidanza, presidente degli ortopedici under 40 di Otodi Young, e da Marco Mugnaini, presidente nazionale degli Ortopedici ospedalieri, ha analizzato gli accessi nei pronto soccorso di due importanti Trauma center del centro di Roma. I numeri raccontano una tendenza netta: sono stati 441 i pazienti presi in carico per traumi da monopattino elettrico nel periodo osservato.
L’età media dei feriti è di 29,9 anni, il 71% è di sesso maschile e nel 70% dei casi si tratta di persone tra i 15 e i 35 anni. In altre parole, il monopattino coinvolge soprattutto la fascia più giovane della popolazione urbana, quella che lo utilizza spesso per spostamenti rapidi, lavoro, studio o svago. Ma proprio questa familiarità con il mezzo può tradursi in una sottovalutazione del rischio.
“L’utilizzo dei monopattini elettrici è associato a traumi significativi, soprattutto tra i giovani adulti”, sottolineano gli autori. “Preoccupa il basso uso del casco e l’elevato numero di fratture che richiedono interventi chirurgici, con un impatto rilevante sui pronto soccorso, sui reparti di ortopedia e sui costi per il Servizio Sanitario Nazionale”. Una frase che sintetizza bene il cuore del problema: non si parla di piccoli incidenti, ma di lesioni che richiedono spesso cure specialistiche, immobilizzazione, controlli e, in molti casi, operazioni.
Eppure i dispositivi di protezione restano l’eccezione. Su 441 pazienti, solo 36 indossavano il casco. Nessuno, invece, aveva protezioni aggiuntive come polsiere o gomitiere. Un dato che fa riflettere: quanto pesa davvero la percezione del rischio quando il mezzo sembra agile, leggero e quasi innocuo?
Cadute, ostacoli e venerdì nero: quando e come avvengono gli incidenti
Il 78% degli infortuni rilevati nello studio è legato a cadute. Non sempre serve una manovra azzardata: spesso basta una superficie irregolare, un tratto bagnato o un attimo di distrazione. Tra le cause più frequenti figurano sanpietrini, marciapiedi sconnessi, pavimentazioni instabili, pioggia, fogliame e uso improprio del cellulare o delle app di navigazione durante la guida.
Il restante 22% degli incidenti è invece dovuto a collisioni, in prevalenza contro ostacoli fissi come pali, cestini o elementi dell’arredo urbano. Una percentuale che evidenzia un altro aspetto importante: nelle città storiche, dove gli spazi sono spesso stretti e il fondo stradale è disomogeneo, muoversi su due ruote richiede attenzione costante. Roma, con le sue strade antiche e non sempre perfettamente manutenute, diventa così un banco di prova complesso per chi sceglie il monopattino.
Anche il calendario degli incidenti racconta qualcosa di interessante. Il picco si registra il venerdì, giorno in cui si concentrano più accessi secondo gli esperti Otodi. Non solo: il 63% degli infortuni avviene nei mesi caldi, tra giugno e settembre, periodo in cui l’uso del monopattino cresce fisiologicamente grazie al clima e alla maggiore mobilità urbana. Settembre, in particolare, risulta il mese con il numero più alto di casi: 87 incidenti in sei anni.
Questi dati suggeriscono un andamento che non è casuale. Più il mezzo viene utilizzato, più aumenta l’esposizione al rischio. E quando la mobilità sostenibile si scontra con infrastrutture non sempre adeguate, il prezzo può essere alto.

Fratture, lussazioni e nuove regole: la sicurezza resta la vera sfida
Le conseguenze dei traumi da monopattino non sono affatto trascurabili. Lo studio mette in evidenza lesioni alla testa e al volto nel 24% dei casi, con traumi cranio-facciali, maxillo-facciali, dentali e neurochirurgici. Ancora più frequenti sono gli infortuni ortopedici, che riguardano il 79% dei pazienti e interessano soprattutto braccia e gambe.
Tra le diagnosi più comuni compaiono 170 fratture e 16 lussazioni. Le aree più colpite sono polso, testa del radio, clavicola, omero prossimale, caviglia, piatto tibiale, rotula e tibia. Si tratta di sedi anatomiche che, quando subiscono un trauma, possono compromettere in modo significativo la mobilità e richiedere tempi lunghi di recupero. Circa una frattura su quattro, inoltre, ha richiesto un intervento chirurgico: il 27% delle fratture dell’arto superiore e il 25% di quelle dell’arto inferiore.
Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio, nazionale e in crescita. I dati Aci–Istat segnalano infatti, per l’Italia, migliaia di incidenti l’anno con decine di morti, in aumento rispetto al passato. È anche per questo che il nuovo Codice della Strada ha introdotto una serie di misure dedicate all’uso del monopattino elettrico, sia in sharing sia privato: casco obbligatorio, assicurazione RC, targa e divieto di circolazione su marciapiedi e contromano.
Alcune amministrazioni hanno scelto di intervenire in modo ancora più drastico. Firenze, ad esempio, ha deciso di interrompere il servizio di monopattini in sharing, seguendo l’esempio di città come Parigi e Madrid, dove le criticità legate alla sicurezza e al parcheggio selvaggio hanno pesato sulle scelte politiche.
Per gli autori dello studio, però, la risposta non può limitarsi alle restrizioni. Servono interventi concreti e coordinati: manutenzione più accurata del manto stradale, soprattutto nei centri storici; possibili corsie dedicate o percorsi più sicuri per monopattini e biciclette; campagne di sensibilizzazione sull’uso del casco; educazione stradale nelle scuole e nei servizi di sharing; controlli più efficaci su velocità e rispetto delle regole.
“Ridurre gli incidenti significa agire insieme su tre fronti: norme chiare e applicate, infrastrutture sicure e responsabilità individuale di chi guida. I monopattini elettrici possono essere una risorsa per la mobilità sostenibile, ma non a scapito della sicurezza di utenti e pedoni”, concludono gli ortopedici autori dello studio.

