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Spermidina, la molecola anti-age che sorprende la ricerca: dove si trova davvero

Spermidina, la molecola anti-age che sorprende la ricerca: dove si trova davvero
Photo by Robert Owen-Wahl – Pexels
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Uno studio rilanciato da Nature Cell Biology riaccende i riflettori sulla spermidina, una sostanza naturale associata all’autofagia e ai possibili effetti anti-invecchiamento. Dal digiuno ai cibi della dieta mediterranea, ecco perché sta attirando sempre più attenzione.

Spermidina, la molecola anti-age che sorprende la ricerca: dove si trova davvero
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La spermidina è diventata uno dei nomi più discussi quando si parla di longevità e benessere cellulare. Non si tratta di una novità assoluta, ma di una molecola già presente nell’organismo umano e in diversi alimenti comuni, oggi studiata con grande interesse per il suo potenziale ruolo nel rallentare alcuni processi legati all’invecchiamento. Il punto centrale è semplice: questa sostanza sembra aiutare le cellule a “ripulirsi”, favorendo meccanismi interni di manutenzione che possono risultare preziosi nel tempo.

A rendere il tema ancora più affascinante è il fatto che la spermidina non è una sostanza esotica o difficile da incontrare nella dieta quotidiana. Al contrario, si trova in tanti cibi di uso comune, dai broccoli ai funghi, passando per legumi, cereali integrali e alcuni formaggi stagionati. Ma quali sono gli alimenti più ricchi? E perché il digiuno viene spesso citato quando si parla di questo composto? Ecco tutto quello che emerge dallo studio e dalle fonti scientifiche riportate.

Che cos’è la spermidina e perché interessa così tanto la scienza

Dal punto di vista tecnico, la spermidina è la principale poliammina, un composto biologico presente in tutte le cellule umane. Deriva dalla putrescina oppure dalla degradazione della spermina. La sua storia scientifica è lunga: fu scoperta nel 1678 nel seme maschile, da cui prende il nome. Oggi, però, il suo valore non è legato alla curiosità storica, ma alle sue possibili applicazioni nel campo della salute e dell’invecchiamento cellulare.

Il motivo dell’interesse è legato soprattutto all’autofagia, il processo con cui le cellule eliminano componenti danneggiati o inutilizzabili. In termini semplici, la spermidina si comporta come una sorta di “spazzino” cellulare. Aiuta l’organismo a mantenere più efficiente il proprio sistema interno di pulizia, un aspetto che con il passare degli anni diventa sempre più importante. Le cellule, infatti, tendono ad accumulare materiale deteriorato, e questo può contribuire al declino funzionale dei tessuti.

Lo studio citato da Nature Cell Biology sottolinea anche un altro aspetto interessante: i livelli di spermidina possono aumentare con il digiuno. In condizioni di assenza di cibo, la sostanza può crescere fino al 50% in appena 4-5 giorni. Un dato notevole, che aiuta a capire perché il digiuno venga considerato da alcuni ricercatori un possibile attivatore di meccanismi cellulari protettivi. Naturalmente, si tratta di un ambito ancora oggetto di studio, ma il segnale è chiaro: la spermidina è una molecola da osservare con attenzione.

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Photo by Natalia Sevruk – Pexels

Gli alimenti più ricchi di spermidina: dai broccoli al germe di grano

Tra i cibi più ricchi di spermidina, i broccoli occupano un posto di rilievo. Oltre a essere una fonte preziosa di nutrienti, queste verdure crucifere apportano 32,4 mg di spermidina per chilogrammo. Anche il tè verde si distingue per un contenuto elevato, pari a 38,1 mg per kg. Due alimenti molto diversi tra loro, ma accomunati da un profilo interessante per chi segue un’alimentazione orientata al benessere.

La fonte più generosa in assoluto, però, è il germe di grano, che raggiunge 350 mg di spermidina per chilogrammo. Subito dietro si colloca la soia, con valori compresi tra 167 e 291 mg/kg. Da qui derivano anche prodotti molto apprezzati nella cucina asiatica, come il natto giapponese e il tempeh, entrambi a base di soia e ricchi di questa sostanza.

Non meno interessanti sono i funghi, in particolare lo Shimeji nero e gli shitake, che superano i 120 mg per chilogrammo. Seguono i cereali integrali, alcuni formaggi stagionati come il cheddar, i peperoni verdi e le pere. È un insieme di alimenti che racconta bene quanto la spermidina sia distribuita in modo piuttosto ampio nella dieta quotidiana. Non a caso, la dieta mediterranea ne contiene una quantità significativa: un ulteriore motivo per valorizzarla, purché venga seguita con equilibrio e senza eccessi.

Legumi, frutta e carne: dove trovarla e quali differenze ci sono

Anche nel mondo dei legumi la spermidina non manca. Ceci e fagioli neri ne contengono buone quantità, ma sono i piselli verdi a offrire il contributo più elevato, con oltre 50 mg per kg. Interessanti anche le lenticchie, spesso considerate un alimento semplice ma molto valido dal punto di vista nutrizionale. In questo caso, la presenza di spermidina si aggiunge a un quadro già favorevole fatto di fibre, proteine vegetali e micronutrienti.

Sul fronte della frutta, i frutti tropicali meritano una menzione speciale. Mango, frutto della passione e ananas rappresentano fonti utili di spermidina, anche se con differenze importanti da un alimento all’altro. Il mango, per esempio, supera i 10 mg/kg. Gli agrumi offrono valori ancora più alti: le arance arrivano oltre i 90 mg/kg, e anche i pompelmi risultano molto ricchi. Una conferma del fatto che la varietà alimentare è spesso la strategia migliore per introdurre più sostanze benefiche nella dieta.

Diverso il discorso per la carne. Alcune tipologie, come il manzo e altri prodotti a base di carne, sono relativamente povere di spermidina, ma rappresentano una buona fonte di spermina, il suo precursore. La carne di manzo, ad esempio, fornisce quasi 5 mg di spermidina ma più di 40 mg di spermina per chilogrammo. Anche i fegati sono interessanti, con livelli particolarmente alti nei fegati di tori e mucche. Nel fegato di maiali, polli e mucche, il contenuto di spermidina varia invece tra 32 e 161 mg/kg.

Un altro alimento da non sottovalutare è la patata. Non è tra le fonti più ricche in assoluto, ma resta comunque rilevante: le patate cotte e le patatine fritte apportano tra 15,8 e 39,9 mg di spermidina per chilogrammo. E se si aggiunge del pepe verde, il quadro migliora ancora. Questo ingrediente, infatti, è particolarmente ricco di spermidina, con valori superiori a 90 mg/kg. Insomma, piccoli dettagli possono fare una differenza concreta.