Il Ministero della Salute ha annunciato il richiamo di diversi formaggi di capra a latte crudo firmati Capriss. Il motivo è la possibile presenza di Escherichia coli STEC, un batterio produttore di tossina Shiga. Ecco quali prodotti sono interessati e cosa fare se li avete acquistati.

Il richiamo riguarda alcune referenze molto diffuse tra chi cerca prodotti caseari artigianali e a latte crudo: dublè, robiola, formaggella, capreggio e atio. Si tratta di un provvedimento precauzionale, ma il richiamo non va sottovalutato, soprattutto quando in gioco c’è un potenziale rischio microbiologico. Per questo motivo, è importante controllare con attenzione etichette, numeri di lotto e date di scadenza, così da verificare se il prodotto acquistato rientra tra quelli indicati nell’avviso ufficiale.
L’allerta è stata pubblicata dopo la segnalazione del produttore e coinvolge più formati di vendita. Chi ha in casa uno dei formaggi citati è invitato a non consumarlo e a riportarlo al punto vendita. Un gesto semplice, ma fondamentale per tutelare la salute e prevenire eventuali conseguenze legate all’assunzione di alimenti contaminati.
Quali sono i formaggi di capra Capriss richiamati
Il richiamo del Ministero della Salute include cinque diversi formaggi di capra a latte crudo a marchio Capriss. Ecco l’elenco completo dei prodotti coinvolti, con confezioni, lotti e scadenze da controllare con precisione:
- Dublè, confezione da 200 grammi, lotto 04/06/2026, con date di scadenza 24/07/2026, 01/08/2026 e 02/08/2026;
- Robiola, confezione da 300 grammi, lotto 26/06/2026, con data di scadenza 03/08/2026;
- Formaggella, confezione da 500 grammi, lotto 10/04/2026, con date di scadenza 19/07/2026 e 01/08/2026;
- Capreggio, confezione da 300 grammi, lotto 15/06/2026, con data di scadenza 01/08/2026;
- Atio, confezione da 2 kg, lotto 14/03/2026, con date di scadenza 01/08/2026 e 02/08/2026.
Il riferimento al lotto è essenziale: anche prodotti dello stesso tipo, ma con codici diversi, non rientrano automaticamente nel provvedimento. Per questo, prima di restituire o eliminare un alimento, conviene sempre leggere con attenzione l’etichetta. Basta una distrazione per confondere un lotto con un altro, soprattutto quando si hanno più confezioni in frigorifero o in dispensa.
Perché è stato disposto il richiamo: il rischio Escherichia coli STEC
L’avviso di richiamo segnala la possibile presenza di Escherichia coli STEC, cioè un ceppo di batterio in grado di produrre la tossina Shiga. Questa famiglia di microrganismi è considerata particolarmente delicata nel settore alimentare, perché può provocare disturbi anche seri, soprattutto nei soggetti più fragili. Non a caso, quando emerge una contaminazione sospetta, le autorità intervengono rapidamente per ridurre i rischi e impedire che i prodotti arrivino sulle tavole dei consumatori.
I formaggi interessati sono a latte crudo, un dettaglio importante perché questo tipo di lavorazione, pur apprezzato per le caratteristiche organolettiche, richiede controlli rigorosi e una filiera particolarmente attenta. La presenza di un patogeno come STEC rappresenta quindi un campanello d’allarme che porta al ritiro immediato dei lotti coinvolti.
In questi casi, la raccomandazione è chiara: non consumare il prodotto e non assaggiarlo “per prova”. Anche una quantità ridotta, infatti, può non essere prudente quando si parla di alimenti potenzialmente contaminati. Meglio agire con cautela e seguire le indicazioni ufficiali, senza improvvisazioni.

Chi ha prodotto i formaggi richiamati e cosa devono fare i consumatori
I formaggi di capra richiamati sono stati prodotti da Capriss Società Agricola Sas. Lo stabilimento si trova in strada bianca 381, ad Alseno, in provincia di Piacenza, e il marchio di identificazione è IT N 275 U CE. Sono questi i riferimenti utili per riconoscere la provenienza del prodotto e confrontarla con quanto riportato sull’etichetta.
Per chi avesse acquistato uno dei formaggi inseriti nell’avviso, la regola è semplice: non consumarlo e restituirlo al punto vendita d’acquisto. In genere, i negozi provvedono alla gestione del reso secondo le procedure previste. Conservare lo scontrino può aiutare, ma in molti casi il rientro del prodotto è possibile anche in assenza del documento fiscale, soprattutto quando si tratta di un richiamo ufficiale pubblicato dal Ministero.
Vale la pena ricordare che i richiami alimentari non sono eventi rari e fanno parte del sistema di sorveglianza sulla sicurezza degli alimenti. Dal 1° gennaio 2026, Il Fatto Alimentare ha segnalato 137 richiami e ritiri, per un totale di 353 prodotti di aziende e marchi diversi. Un dato che conferma quanto sia importante restare aggiornati e controllare con attenzione gli avvisi pubblicati.
Per consultare tutti i richiami, i ritiri e le eventuali revoche, è possibile fare riferimento agli elenchi dedicati agli avvisi ufficiali. Una verifica in più, in fondo, può fare la differenza quando si tratta di sicurezza alimentare.

