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Quando l’influenza diventa pericolosa: i segnali da non sottovalutare

Quando l’influenza diventa pericolosa: i segnali da non sottovalutare
Photo by congerdesign – Pixabay
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Sebbene l’influenza abbia spesso un decorso lieve, alcuni sintomi possono indicare l’insorgenza di una complicanza seria come la polmonite. Riconoscerli in tempo può fare la differenza, soprattutto per le persone più fragili.

Quando l’influenza diventa pericolosa: i segnali da non sottovalutare
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Solitamente l’influenza è una malattia passeggera, fastidiosa ma benigna. Eppure, in alcune situazioni può evolvere in qualcosa di più serio. Alcuni sintomi, infatti, possono segnalare l’insorgenza di una polmonite, una complicanza che richiede attenzione medica tempestiva, soprattutto nei soggetti più vulnerabili. Imparare a riconoscere questi segnali può fare la differenza tra una guarigione rapida e un ricovero ospedaliero.

Quando l’influenza attacca i polmoni

La stagione influenzale del 2026 è caratterizzata dalla diffusione del ceppo H3N2, variante K, che nella maggior parte dei casi provoca sintomi gestibili e transitori. Tuttavia, i virus H3N2 non sono nuovi alla comunità scientifica: da tempo sono noti per la loro capacità di innescare complicanze respiratorie, in particolare nei soggetti anziani o con difese immunitarie ridotte. Ma come può una semplice influenza trasformarsi in una polmonite?

La risposta sta nei meccanismi d’azione del virus. In alcuni casi, l’infezione virale può colpire direttamente il tessuto polmonare, generando una polmonite virale. In altri, più frequentemente, l’influenza apre la porta a un’infezione batterica secondaria: i polmoni già indeboliti diventano terreno fertile per batteri come lo pneumococco. Distinguere tra queste due forme è essenziale, poiché implica approcci terapeutici diversi.

Sintomi che non vanno ignorati

Il campanello d’allarme più importante è il respiro: quando l’influenza si complica, possono comparire fiato corto anche a riposo, respiro affannoso e superficiale, oppure una saturazione di ossigeno che scende sotto il 94% in aria ambiente. Ma non è tutto. Tosse persistente, dolore al petto che peggiora con la respirazione profonda o la comparsa di catarro denso, talvolta con striature di sangue, sono altri segnali che dovrebbero far alzare il livello di attenzione.

E la febbre? Se dura più di cinque giorni, ricompare dopo un miglioramento o si accompagna a brividi forti e peggioramento generale, potrebbe indicare una sovrainfezione batterica. In questi casi, aspettare non è una buona idea: rivolgersi al medico è fondamentale.

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Le categorie più fragili

Chi rischia di più? Gli over 65, i bambini molto piccoli e le persone con patologie croniche – come diabete, asma, bronchite cronica, malattie cardiovascolari – sono più esposti a complicanze. Anche chi ha un sistema immunitario compromesso, come i pazienti oncologici o trapiantati, deve prestare particolare attenzione. In questi soggetti, anche un’influenza che sembra lieve può peggiorare rapidamente.

Per loro, è consigliabile non aspettare che i sintomi peggiorino: una visita medica precoce consente di intervenire per tempo ed evitare esiti più gravi.

Diagnosi tempestiva e cure adeguate

Quando si sospetta una polmonite, il medico procede con una valutazione completa: controllo di temperatura, frequenza respiratoria, saturazione dell’ossigeno, e, se necessario, esami del sangue o radiografia del torace. Se si identifica un’infezione batterica, viene prescritta una terapia antibiotica mirata. Al contrario, le forme virali vengono trattate con cure di supporto: riposo, idratazione, antipiretici e, nei casi più severi, antivirali specifici.

Nei pazienti più fragili o nei casi complicati, può essere necessario un ricovero ospedaliero per monitorare costantemente la situazione e prevenire ulteriori complicanze. Agire in fretta è spesso la chiave per garantire una guarigione completa e senza strascichi.