La Regione interviene con un’ordinanza precauzionale: vietati datterini e ciliegini crudi nelle strutture che ospitano persone fragili, mentre salgono i casi monitorati sul territorio. Una misura temporanea, ma destinata a far discutere.

In Emilia-Romagna scatta lo stop ai pomodorini freschi serviti crudi in mense scolastiche, ospedali, case di cura e strutture socioassistenziali. La decisione arriva con un’ordinanza firmata il 22 ottobre dal presidente della Regione Michele de Pascale e nasce da un principio di massima cautela: proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione da un rischio sanitario ritenuto non trascurabile.
Il provvedimento riguarda in particolare le varietà ciliegino e datterino e si applica a tutti gli operatori, pubblici e privati, della ristorazione collettiva. In pratica, quei pomodorini potranno essere somministrati solo dopo cottura. La sospensione resterà in vigore fino a nuova disposizione, senza una scadenza già definita.
Perché la Regione ha deciso di intervenire
La scelta della giunta regionale non è improvvisa. Arriva infatti dopo una lunga serie di segnalazioni di salmonellosi legate a un problema che, negli ultimi mesi, ha oltrepassato i confini dell’Emilia-Romagna. I casi sono stati registrati tra il 2024 e il 2026 in diversi Paesi europei e in varie regioni italiane, tra cui Puglia, Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia.
L’elemento che ha fatto scattare l’allarme è la connessione epidemiologica, microbiologica e genomica tra i focolai e il consumo di pomodorini crudi contaminati. Le valutazioni congiunte del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) hanno rafforzato il quadro, così come le allerte attivate sulla piattaforma europea irassf. Non si tratta quindi di un sospetto generico, ma di un rischio già osservato in diversi contesti.
In Emilia-Romagna, il monitoraggio condotto dal Centro di Epidemiologia Genomica dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna ha consentito di ricostruire 117 casi complessivi: 112 attribuiti al ceppo S. Strathcona e 5 a S. Typhimurium monofasica. Numeri che spiegano bene perché la Regione abbia scelto una linea prudente, soprattutto quando in gioco ci sono bambini, anziani e pazienti ricoverati.
Cosa prevede l’ordinanza e chi riguarda

Il testo dell’ordinanza è chiaro: niente pomodorini crudi nelle mense scolastiche, nelle strutture per anziani, negli ospedali e nelle case di cura dell’Emilia-Romagna, a meno che non siano stati sottoposti a cottura. Il divieto non colpisce il pomodoro in generale, ma le specifiche varietà ciliegino e datterino servite crude nei contesti di ristorazione collettiva destinati a utenze considerate sensibili.
La misura interessa sia gli enti pubblici sia i soggetti privati che gestiscono servizi alimentari in queste realtà. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di esposizione in ambienti dove eventuali infezioni possono avere conseguenze più serie e dove la tutela della salute collettiva passa anche attraverso la prevenzione alimentare. Del resto, quando si parla di strutture sanitarie o assistenziali, la soglia di attenzione deve essere più alta del normale.
L’ordinanza, inoltre, non si limita a fissare il divieto. È stata trasmessa ad Ausl, aziende ospedaliere, enti locali, prefetture e comandi dei Nas proprio per garantirne l’applicazione immediata. La macchina dei controlli, insomma, è già stata attivata.
Tracciabilità difficile, controlli rafforzati e possibili sanzioni
Tra i motivi che hanno spinto la Regione a intervenire c’è anche un problema pratico: la tracciabilità della filiera del pomodoro fresco. Ricostruire con precisione l’origine dei prodotti e individuare tutti i lotti potenzialmente coinvolti non è semplice. E quando la catena distributiva è complessa, aumentano le difficoltà nel bloccare in tempo eventuali contaminazioni.
A pesare è stata anche la nota del ministero della Salute diffusa a metà ottobre, con cui veniva fatta una ricognizione sul livello di rischio a livello nazionale. In questo quadro, la Regione ha ritenuto necessario adottare una misura aggiuntiva, temporanea ma immediata, per alzare il livello di protezione soprattutto nei servizi rivolti ai cittadini più fragili.
L’ordinanza prevede inoltre che i sindaci, in qualità di autorità sanitarie locali, possano estendere i divieti di vendita e somministrazione anche agli esercizi pubblici presenti sul proprio territorio. Si tratta di una facoltà importante, perché consente di adattare le misure alle esigenze locali e al quadro epidemiologico specifico.
Chi non rispetta il provvedimento rischia conseguenze precise: il testo richiama infatti la denuncia ai sensi dell’articolo 650 del Codice Penale, relativo all’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Un segnale netto, che conferma la volontà di far rispettare le prescrizioni senza eccezioni.
In sintesi, la Regione ha scelto di muoversi in anticipo per prevenire ulteriori contagi e contenere un rischio che, almeno per ora, non può essere sottovalutato. Resta da capire per quanto tempo durerà il divieto e se la situazione epidemiologica permetterà presto un ritorno alla normalità.

