Nuova allerta alimentare per due confezioni di riso vendute in Italia: un Carnaroli con tetrametrina oltre i limiti e un Roma integrale con residui di clorpirifos, sostanza bandita nell’Unione europea dal 2020.

La sicurezza alimentare torna al centro dell’attenzione con due richiami che riguardano altrettanti lotti di riso. Da una parte c’è il riso Carnaroli a marchio Tenca Colombo & C., segnalato dal Ministero della Salute per la presenza dell’insetticida tetrametrina oltre i limiti di legge. Dall’altra, un lotto di riso Roma integrale a marchio Riso Vignola, ritirato dalla catena Il Gigante dopo la rilevazione di clorpirifos, un pesticida non più autorizzato in Europa.
Il tema non è solo tecnico, ma tocca da vicino i consumatori. Quando si parla di residui chimici negli alimenti, infatti, la differenza tra un valore entro soglia e uno oltre il consentito può cambiare completamente il quadro. E nel caso del clorpirifos, la preoccupazione cresce ancora di più: si tratta di una sostanza al centro di un lungo dibattito scientifico per i possibili effetti sul sistema nervoso, soprattutto nelle fasi di sviluppo dei più piccoli.

Riso Carnaroli Tenca Colombo & C.: richiamo per tetrametrina oltre il limite
Il primo richiamo è stato pubblicato sul portale del Ministero della Salute e riguarda un lotto di riso Carnaroli a marchio Tenca Colombo & C. La motivazione è la presenza dell’insetticida tetrametrina in quantità superiori a quelle consentite dalla normativa vigente.
Il prodotto interessato è confezionato da 1 kg e riporta le seguenti informazioni:
- lotto: 13022036;
- termine minimo di conservazione (TMC): 31 marzo 2027.
Secondo quanto indicato, il riso è stato prodotto dalla Riseria di Morano Snc nello stabilimento di Morano sul Po, in provincia di Alessandria, per conto di Tenca Colombo & C. Srl.
La tetrametrina è un insetticida utilizzato in diversi contesti, ma la presenza oltre il limite nei prodotti alimentari comporta il richiamo immediato del lotto coinvolto. In questi casi, l’obiettivo è semplice: impedire che il prodotto raggiunga o resti nelle cucine dei consumatori quando non rispetta i parametri previsti.
Riso Roma integrale Riso Vignola: nel lotto rilevato clorpirifos
Ancora più delicata la seconda segnalazione, diffusa dalla catena di grande distribuzione Il Gigante. Il richiamo riguarda un lotto di riso Roma integrale a marchio Riso Vignola, nel quale sono state trovate tracce di clorpirifos pari a 0,037 mg/kg, con una tolleranza analitica di ± 0,018 mg/kg. Un livello comunque superiore al limite massimo fissato per il riso, che in Europa è pari a 0,01 mg/kg.
Il prodotto è venduto in confezioni da 1 kg e presenta questi dati:
- lotto: 24102025;
- termine minimo di conservazione (TMC): 24 ottobre 2027.
Il riso risulta prodotto dalla Riseria Vignola Giovanni Spa nello stabilimento di Balzola, sempre in provincia di Alessandria.
A rendere questa notizia ancora più rilevante è il fatto che il clorpirifos non è un pesticida qualsiasi. La sostanza appartiene alla famiglia degli organofosfati ed è stata vietata nell’Unione europea nel 2020. La decisione è arrivata dopo le valutazioni scientifiche che avevano sollevato preoccupazioni soprattutto sul fronte della neurotossicità dello sviluppo. In altre parole, il problema non riguarda soltanto il superamento di un limite numerico, ma anche la natura stessa della sostanza rilevata.
Va ricordato, inoltre, che Riso Vignola era già comparsa in un test del Salvagente dedicato al riso arborio. Nel servizio “Riso amaro”, pubblicato sul numero di aprile 2025, il riso arborio biologico del marchio risultò ultimo nella classifica per la presenza di arsenico e cadmio, pur restando sotto i limiti di legge, ma con concentrazioni molto vicine alle soglie considerate basse.
Cosa fare se si è acquistato uno dei lotti richiamati
Per chi ha comprato uno dei prodotti coinvolti, la raccomandazione è chiara: non consumare il riso e verificare con attenzione il lotto riportato sulla confezione. In caso di corrispondenza con quelli segnalati, il prodotto va riportato al punto vendita dove è stato acquistato.
Il consumatore ha diritto al rimborso o alla sostituzione, secondo le modalità previste dal rivenditore, anche se non è più in possesso dello scontrino. Una precauzione semplice, ma importante, perché consente di evitare qualsiasi esposizione non necessaria a prodotti che non rispettano gli standard richiesti.
Per chi segue con attenzione le allerte alimentari, episodi come questi ricordano quanto sia utile controllare regolarmente i richiami pubblicati dalle autorità e dalle catene della distribuzione. Bastano pochi secondi per leggere lotto e scadenza, ma quel controllo può fare la differenza.

