Il nuovo report del Global Preparedness Monitoring Board avverte: epidemie più frequenti, costi più alti e una fragilità crescente alimentata da crisi climatiche, conflitti, disuguaglianze e sfiducia nelle istituzioni.

Il Covid-19 non ha reso il pianeta davvero più pronto ad affrontare la prossima emergenza sanitaria. Al contrario, secondo il nuovo rapporto del Global Preparedness Monitoring Board (GPMB), il mondo sarebbe oggi ancora più vulnerabile rispetto a dieci anni fa. Il documento, intitolato “A World on the Edge: Priorities for a Pandemic Resilient Future”, è stato presentato in occasione della 79ª Assemblea mondiale della sanità e delinea uno scenario tutt’altro che rassicurante: crisi climatiche, guerre, tensioni geopolitiche, disuguaglianze crescenti e sfiducia verso governi e istituzioni internazionali stanno creando un terreno fertile per nuove epidemie. Più frequenti, più difficili da controllare e, soprattutto, più costose da affrontare.
Un mondo meno sicuro dopo Ebola e Covid-19
“A dieci anni dall’epidemia di Ebola e a sei anni dal Covid-19, le evidenze sono chiare: il mondo non è più sicuro rispetto alle pandemie”, scrive il Board nel rapporto. Una frase che sintetizza bene il cuore dell’analisi. Dal 2014 al 2025, l’OMS ha dichiarato sei grandi emergenze sanitarie internazionali, dall’Ebola in Africa occidentale al virus Zika, fino al Covid-19 e alle più recenti epidemie di mpox. Eppure, nonostante l’esperienza accumulata e gli investimenti avviati nel corso dell’ultimo decennio, il rischio globale non è diminuito.
Il GPMB riconosce che alcune iniziative hanno migliorato la preparazione sanitaria in diversi Paesi, ma sottolinea anche come questi passi avanti siano stati in parte vanificati da forze sempre più destabilizzanti. Il deterioramento degli ecosistemi, l’urbanizzazione rapida, la mobilità internazionale, i conflitti armati e la crescente frammentazione geopolitica hanno reso la prevenzione molto più complessa. A questo si aggiunge un altro elemento preoccupante: il calo degli aiuti internazionali destinati alla salute globale, tornati secondo il report a livelli che non si vedevano dal 2009. In altre parole, il sistema si è rafforzato in alcuni punti, ma si è indebolito in altri, forse proprio nei più decisivi.

Epidemie più frequenti, più gravi e con costi enormi
Uno dei passaggi più significativi del rapporto riguarda l’aumento della frequenza delle epidemie e della loro capacità di provocare danni su larga scala. Nel 2024 l’OMS ha rilevato quasi il doppio degli eventi sanitari rispetto al 2015. Un dato che racconta molto più di una semplice crescita statistica: indica un mondo dove le condizioni favorevoli alla diffusione di nuove minacce infettive sono in aumento.
Secondo il GPMB, a spingere questa tendenza sono diversi fattori: cambiamenti climatici, deforestazione, espansione delle zoonosi, viaggi internazionali sempre più rapidi e instabilità politica. Tutti elementi che, combinati, favoriscono la comparsa e la circolazione di nuovi patogeni. Il report parla apertamente di una traiettoria “nella direzione sbagliata” e avverte che il prossimo grande evento sanitario globale potrebbe colpire un pianeta molto meno resiliente rispetto al passato. Una prospettiva che, alla luce delle lezioni non ancora pienamente assimilate dal Covid, suona come un campanello d’allarme particolarmente forte.
L’impatto economico delle pandemie, inoltre, resta enorme e duraturo. Durante Ebola in Africa occidentale il PIL dei Paesi colpiti calò del 5,1%. Con il Covid-19 la flessione globale fu del 2,9%, accompagnata da un aumento del debito pubblico, dall’inflazione e da un brusco rallentamento degli investimenti internazionali. Le misure adottate per contenere il contagio, come lockdown, chiusure delle frontiere e restrizioni agli spostamenti, hanno generato costi sociali ed economici pesantissimi, soprattutto nei territori con sistemi sanitari già fragili. Quando mancano diagnosi rapide e capacità di tracciamento efficaci, osserva il report, i governi finiscono spesso per ricorrere a misure generalizzate, con effetti immediati sull’economia e sulla vita quotidiana.
La crisi della fiducia e le priorità per il futuro
Le pandemie non lasciano solo conseguenze economiche. Portano con sé anche ferite sanitarie e sociali che durano nel tempo. Il rapporto ricorda che durante Ebola e Covid-19 sono aumentati i decessi indiretti, causati dall’interruzione delle cure ordinarie, delle vaccinazioni e dei servizi di prevenzione. In alcune emergenze l’accesso alle cure prenatali è sceso fino al 40%. Dopo Ebola, in Africa occidentale, si stima che nei 18 mesi successivi ci siano stati fino a 16 mila decessi aggiuntivi per morbillo, effetto del crollo delle vaccinazioni pediatriche. Anche la salute mentale è stata colpita duramente: secondo gli esperti, tra un terzo e la metà dei sopravvissuti alle principali epidemie ha sviluppato disturbi psicologici o psichiatrici persistenti.
Le ricadute sociali, poi, hanno colpito soprattutto donne, bambini, lavoratori precari e gruppi marginalizzati. Durante Ebola, in alcune aree, circa il 50% dei bambini è rimasto fuori dalla scuola. Con il Covid, le chiusure scolastiche hanno riguardato l’80% degli studenti del mondo. Milioni di persone sono scivolate nella povertà e, secondo il report, si sarebbero verificati anche milioni di matrimoni precoci aggiuntivi. Il risultato, scrivono gli autori, è una società globale più povera, più diseguale e più divisa.
Tra i nodi più delicati c’è quello dell’accesso equo a vaccini, test e cure. Il GPMB denuncia una crescente “equity fatigue”, cioè una stanchezza politica e finanziaria nel garantire soluzioni sanitarie anche ai Paesi più poveri. Il confronto tra i tempi di distribuzione è eloquente: i vaccini contro mpox hanno raggiunto i Paesi a basso reddito quasi due anni dopo l’inizio dell’epidemia, ancora più lentamente rispetto ai 17 mesi necessari per i vaccini anti-Covid. Le ragioni, sottolinea il Board, sono strutturali: produzione concentrata nei Paesi ricchi, accordi commerciali sbilanciati, restrizioni all’export e sistemi sanitari deboli. Non un semplice problema di mercato, quindi, ma un fallimento della governance globale.

Il rapporto lega a doppio filo questa fragilità con il tema della fiducia. Fiducia tra cittadini e governi, tra Stati e istituzioni multilaterali, tra politica e scienza. Disinformazione, polarizzazione e nazionalismi hanno reso tutto più complicato. Ebola e Covid, secondo il GPMB, hanno eroso la credibilità delle istituzioni democratiche e delle libertà civili, anche a causa di risposte politicizzate, attacchi alla scienza e uso prolungato di poteri emergenziali. E le conseguenze non finiscono con la crisi: restano e indeboliscono la capacità di reagire alla successiva.
Il documento guarda anche alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dagli strumenti digitali. Possono migliorare il monitoraggio delle minacce e rendere più tempestiva la risposta sanitaria. Ma c’è un rovescio della medaglia: senza regole chiare, governance solida e principi etici condivisi, l’IA rischia di ampliare le disuguaglianze invece di ridurle.
Per invertire la rotta, il GPMB indica tre priorità. La prima è creare un sistema indipendente e permanente di monitoraggio del rischio pandemico, collegato all’Assemblea Mondiale della Sanità e supportato da tecnologie avanzate. La seconda è rafforzare l’accesso equo a vaccini, test diagnostici e cure salvavita, completando e applicando l’Accordo pandemico dell’OMS. La terza è finanziaria: servono risorse stabili, disponibili subito al momento dell’emergenza, senza attendere tempi politici o raccolte straordinarie.
“Il mondo non è privo di soluzioni, ma senza fiducia ed equità queste soluzioni non raggiungeranno le persone che ne hanno più bisogno”, ha dichiarato la co-presidente del GPMB, Kolinda Grabar-Kitarovic. “Se fiducia e cooperazione continueranno a frammentarsi, ogni Paese sarà più esposto quando arriverà la prossima pandemia. La preparazione non è soltanto una sfida tecnica: è una prova di leadership politica”, ha aggiunto la co-presidente del Board Joy Phumaphi.
Il messaggio finale è netto: la prossima pandemia non è un’ipotesi remota. Cambiamenti climatici, crescita demografica, mobilità globale e instabilità geopolitica continueranno ad aumentare il rischio. Per questo, avverte il GPMB, i prossimi mesi saranno decisivi per la leadership internazionale, chiamata a misurarsi con il completamento dell’Accordo pandemico dell’OMS e con una nuova dichiarazione politica delle Nazioni Unite sulla preparedness pandemica. Se il mondo non accelera, rischia di arrivare ancora una volta tardi.

