Dopo i gravi casi segnalati sulla montagna russa X2 in California, cresce l’attenzione sui possibili effetti delle giostre estreme: ecco cosa può accadere al cervello e quali sintomi non bisogna sottovalutare.

Le montagne russe possono rappresentare un pericolo per il cervello? A riaccendere l’attenzione sui possibili effetti delle attrazioni più estreme è quanto accaduto in California, dove X2, una delle montagne russe più famose del Six Flags Magic Mountain, è stata chiusa definitivamente dopo una serie di denunce riguardanti gravi lesioni cerebrali.
La decisione è stata annunciata alla fine di settembre 2026. X2 era un’attrazione particolarmente intensa: poteva raggiungere circa 122 km/h (76 mph) e disponeva di sedili capaci di ruotare a 360 gradi durante il percorso. Il parco ha precisato che l’attrazione aveva superato numerosi controlli di sicurezza, ma ha comunque deciso di ritirarla definitivamente anche alla luce delle preoccupazioni emerse tra i visitatori.
Cosa è successo sulle montagne russe X2?
Tra i casi più gravi riportati nel 2026 c’è quello di Pamela Guillen, 40 anni, che secondo quanto riferito dalla famiglia avrebbe sviluppato un grave ematoma subdurale dopo essere salita sull’attrazione nel mese di luglio, rendendo necessario un intervento neurochirurgico d’urgenza.
Pochi giorni dopo, anche Naomi Greer-Wilkinson, 25 anni, avrebbe subito una grave emorragia cerebrale dopo un giro su X2, con perdita di coscienza e successivo intervento chirurgico. Le vicende sono ora anche al centro di azioni legali. Associated Press riferisce inoltre di oltre 100 segnalazioni di presunte lesioni collegate all’attrazione negli ultimi due anni.
La storia di X2 comprende anche un precedente tragico: nel 2022 un ragazzo di 22 anni morì dopo aver riportato una lesione cerebrale in seguito a un giro sull’attrazione; la relativa causa per morte ingiusta è stata successivamente oggetto di un accordo.
È però importante distinguere le affermazioni contenute nelle denunce dalle conclusioni scientifiche: l’esistenza di eventi verificatisi dopo una corsa non dimostra automaticamente che l’attrazione ne sia stata la causa. Sul caso sono ancora in corso controversie legali e accertamenti.
Perché le montagne russe potrebbero interessare il cervello?
Durante una montagna russa particolarmente intensa, il corpo può essere sottoposto a rapide accelerazioni e decelerazioni, bruschi cambi di direzione e movimenti rotatori della testa. Non è quindi necessario che la testa urti fisicamente contro qualcosa perché, almeno in determinate circostanze, possano essere generate forze meccaniche sul capo e sui tessuti intracranici.
Una delle ipotesi descritte nella letteratura medica riguarda l’ematoma subdurale, cioè un accumulo di sangue nello spazio compreso tra la dura madre e l’aracnoide. Le forti accelerazioni, decelerazioni e rotazioni potrebbero sottoporre a trazione le cosiddette vene a ponte, favorendone la rottura e provocando un sanguinamento. Si tratta comunque di eventi rari, documentati principalmente attraverso singoli casi clinici e non di una conseguenza abituale di un giro sulle montagne russe.

Non solo ematoma subdurale
In letteratura sono stati descritti anche altri eventi neurologici temporalmente associati alle montagne russe. Alcuni lavori riportano casi di emorragia subaracnoidea, mentre sono state descritte anche dissezioni delle arterie cervicali. Anche in questo caso parliamo di complicazioni rare e la presenza di un’associazione temporale non permette di generalizzare il rischio a tutte le persone o a tutte le attrazioni.
La vulnerabilità individuale può inoltre essere importante. Patologie preesistenti, problemi cervicali, condizioni vascolari o interventi recenti possono modificare il livello di rischio. Per questo i parchi prevedono specifiche restrizioni sanitarie per alcune attrazioni e invitano i visitatori a leggere attentamente gli avvisi prima di salire. Six Flags, per esempio, raccomanda di non utilizzare un’attrazione quando una condizione medica potrebbe essere aggravata dalle forze generate durante la corsa.
Quali sintomi non bisogna ignorare dopo una giostra?
Avere un leggero capogiro o nausea dopo una giostra intensa non significa automaticamente aver subito una lesione cerebrale. Esistono però alcuni sintomi neurologici che, soprattutto se importanti o progressivi, non dovrebbero essere sottovalutati.
Secondo i CDC, dopo una sollecitazione significativa della testa o del corpo sono segnali d’allarme un mal di testa che peggiora e non passa, vomito ripetuto, convulsioni, debolezza o intorpidimento, difficoltà nel parlare, crescente confusione, marcata sonnolenza, perdita di coscienza, difficoltà a svegliarsi, alterazioni della coordinazione o una pupilla più grande dell’altra. In presenza di questi sintomi è indicata una valutazione medica urgente.
Un elemento da ricordare è che alcuni disturbi conseguenti a un trauma cranico possono comparire anche a distanza di ore o giorni. Per questo un mal di testa nuovo, persistente o in peggioramento dopo un’attrazione particolarmente violenta merita attenzione, soprattutto quando è accompagnato da altri sintomi neurologici.
Quindi andare sulle montagne russe è pericoloso per il cervello?
Il caso X2 dimostra perché i possibili effetti neurologici delle attrazioni estreme meritino attenzione, ma non permette di concludere che le montagne russe provochino normalmente danni cerebrali.
La letteratura scientifica contiene casi di ematomi e altre complicanze neurologiche insorte dopo corse sulle montagne russe, ma si tratta soprattutto di case report: documenti preziosi per identificare possibili rischi, che però non consentono da soli di stabilire quanto frequentemente questi eventi si verifichino nella popolazione generale.
La regola più importante resta quindi quella della prudenza: rispettare sempre le limitazioni dell’attrazione, non ignorare eventuali condizioni mediche personali e interrompere l’esperienza se ci si sente male. E se dopo una corsa estrema compaiono un forte mal di testa o sintomi neurologici insoliti, è meglio non attribuirli automaticamente al semplice “mal di giostra”, ma rivolgersi tempestivamente a un medico.

