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Midorexia: quando la paura di invecchiare diventa una prigione mentale

Midorexia: quando la paura di invecchiare diventa una prigione mentale
Photo by stevepb – Pixabay
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Il film “The Substance” accende i riflettori su un disturbo ancora poco conosciuto ma sempre più diffuso, con il contributo di due esperti che aiutano a decifrarlo e affrontarlo.

Midorexia: quando la paura di invecchiare diventa una prigione mentale
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Demi Moore interpreta una diva caduta in disgrazia, esclusa dai set cinematografici per aver varcato la soglia dei cinquant’anni. In seguito a un incidente, la protagonista del film The Substance si ritrova in ospedale, dove le viene proposto un siero capace di restituirle un corpo giovane e “perfetto”.

Il successo del film, premiato ai Golden Globe, non risiede solo nella trama surreale: mette a nudo una realtà inquietante. Si chiama midorexia, ed è una forma di dismorfismo corporeo alimentata da un’ossessione per l’età e per l’aspetto fisico. Juan Martínez-Mena, psicoanalista del CEAP, la descrive così: “È una vera e propria piaga, con un’incidenza del 2,4% nella popolazione generale. Nei contesti estetici, i numeri salgono in modo drammatico: si arriva al 53% tra pazienti di medicina estetica e al 12% in ambito dermatologico”.

L’idea che il valore di una persona sia legato all’aspetto giovane è una convinzione culturale mai così pervasiva come oggi, alimentata da modelli estetici irrealistici e da un marketing che ha fatto della giovinezza un bene di consumo.

Quando il terrore dell’invecchiamento prende il sopravvento

Ma come si manifesta la midorexia? Il dottor Remedios Gutiérrez, psichiatra e psicoanalista, aiuta a delinearne il profilo. Chi ne soffre tende ad avere una visione alterata del proprio invecchiamento: l’ansia per i cambiamenti fisici legati all’età si trasforma in un impulso ossessivo a cancellarli, spesso attraverso trattamenti estetici estremi, allenamenti eccessivi, diete radicali o uno stile di vita che emula le generazioni più giovani.

“Parliamo di una distorsione cognitiva profonda”, spiega Gutiérrez, “in cui il soggetto si percepisce molto più giovane e cerca di proiettare questa immagine nel mondo esterno. Questo provoca inevitabili tensioni relazionali, spesso con partner, figli e genitori”.

Martínez-Mena aggiunge che alla base c’è un rifiuto dell’età adulta, una difficoltà a uscire dall’infanzia psichica e ad assumere i ruoli che l’età comporterebbe. Un blocco emotivo che può limitare lo sviluppo personale e compromettere le relazioni sociali.

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Gioventù come merce: il ruolo della pressione sociale

A spingere verso la midorexia non è solo la paura della morte, ma un contesto sociale iperstimolato da immagini patinate e messaggi pubblicitari ossessivi. “Il mercato ha trasformato la giovinezza in un traguardo da conquistare, associando bellezza a successo e invecchiamento a fallimento”, spiega Martínez-Mena.

È per questo che espressioni come “è in forma per la sua età” o “non li dimostra affatto” suonano come complimenti, quando in realtà rafforzano stereotipi dannosi. In un sistema in cui il valore personale è subordinato all’apparenza, il disagio psicologico rischia di diventare sistemico.

Il risultato? Un numero crescente di persone che inseguono standard impossibili, rischiando la propria salute mentale pur di conformarsi a un ideale irraggiungibile.

Superare la midorexia: serve un approccio integrato e consapevole

La strada per prevenire e trattare la midorexia passa da una presa di coscienza collettiva e da una collaborazione interdisciplinare. “Non possiamo affrontare questi disturbi in modo settoriale”, afferma Gutiérrez. “È fondamentale che specialisti estetici, psichiatri e psicoterapeuti lavorino insieme, mettendo al centro la salute globale del paziente”.

Serve una nuova etica della cura, in cui chi opera nel settore dell’estetica riconosca i segnali di un disagio psicologico e li segnali agli specialisti competenti. In molti casi, infatti, le persone affette da midorexia non sono consapevoli della propria condizione o rifiutano l’idea di avere un problema, anche quando amici o familiari sollevano dubbi.

“L’unico percorso realmente efficace è quello psicoterapeutico, eventualmente supportato da un lavoro medico integrato”, conclude Gutiérrez. Un approccio che restituisca dignità al processo naturale dell’invecchiamento, liberando chi ne soffre da una trappola mentale costruita da fuori.