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Melanoma: 15mila casi l’anno, ecco 5 scelte di stile che aiutano a difendersi dai raggi UV

Melanoma: 15mila casi l’anno, ecco 5 scelte di stile che aiutano a difendersi dai raggi UV
Photo by Tara Winstead – Pexels
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La Fondazione Melanoma lancia la campagna “Vestiti di Prevenzione” per il 2 maggio: l’abbigliamento diventa un alleato decisivo contro i raggi ultravioletti, in un Paese dove i casi sono più che raddoppiati in vent’anni.

Melanoma: 15mila casi l’anno, ecco 5 scelte di stile che aiutano a difendersi dai raggi UV
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La prevenzione del melanoma non riguarda soltanto creme, controlli dermatologici e attenzione alle ore più calde. Sempre più spesso passa da gesti semplici, quotidiani, quasi automatici: come ci vestiamo, quali capi scegliamo, quanto lasciamo scoperta la pelle. Ed è proprio su questo aspetto che la Fondazione Melanoma richiama l’attenzione in vista della Giornata nazionale del 2 maggio, con l’iniziativa “Vestiti di Prevenzione”. Il messaggio è chiaro: l’abbigliamento può funzionare come una prima barriera contro i raggi UV, soprattutto in un contesto che resta preoccupante.

In Italia il melanoma è in crescita costante. Secondo i dati citati dagli esperti, i casi annui sono arrivati a circa 15mila, più del doppio rispetto a vent’anni fa. E non si tratta di un rischio marginale: quasi 9 melanomi su 10 sono collegati all’esposizione ai raggi ultravioletti, anche quando non è intensa ma continua nel tempo. Diversi studi internazionali hanno inoltre mostrato che la sola crema solare, se usata da sola o in modo scorretto, non basta a garantire una protezione completa. Insomma, la domanda da porsi è un’altra: stiamo davvero proteggendo la pelle nel modo giusto?

Perché il modo di vestirsi conta nella prevenzione del melanoma

L’abbigliamento non è un dettaglio estetico, ma una variabile che incide direttamente sulle zone del corpo più esposte al sole. Ed è proprio qui che emergono differenze significative tra uomini e donne. Negli uomini, circa il 40% dei casi di melanoma riguarda dorso, petto e addome. Nelle donne, invece, oltre il 35% interessa le gambe. Una distribuzione che non sembra casuale, ma legata alle abitudini quotidiane e alla tendenza a lasciare scoperte alcune aree più di altre nei mesi caldi.

Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus, sottolinea come questi dati riflettano comportamenti consolidati: da un lato gli uomini che restano spesso a torso nudo, dall’altro le donne che tendono a esporre maggiormente gli arti inferiori. Il risultato è una correlazione evidente tra stile di vita e localizzazione del tumore. In altre parole, il modo in cui ci vestiamo può favorire o limitare l’esposizione ai raggi UV.

Questo aspetto è particolarmente importante perché il melanoma non nasce solo dopo scottature eccessive. Anche l’esposizione ripetuta, sommata nel tempo, può contribuire all’aumento del rischio. Per questo la prevenzione non dovrebbe essere pensata come un intervento occasionale, ma come una strategia continua, che comincia proprio dal guardaroba.

Melanoma: 15mila casi l’anno, ecco 5 scelte di stile che aiutano a difendersi dai raggi UV
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Il limite della crema solare: perché non basta da sola

Le creme solari restano un presidio fondamentale. Su questo non ci sono dubbi. Ma considerarle l’unico strumento di difesa sarebbe un errore. La letteratura scientifica ha evidenziato un fenomeno ben noto: il cosiddetto “paradosso della crema solare”. In pratica, chi la usa tende talvolta a prolungare l’esposizione al sole, convinto di essere al sicuro. Il problema è che il prodotto viene spesso applicato in quantità insufficiente, non distribuito in modo uniforme o non riapplicato con la frequenza necessaria.

Alcune ricerche, comprese quelle condotte dalla McGill University, hanno osservato che l’utilizzo dei filtri solari può persino associarsi a un rischio maggiore se porta a un comportamento compensatorio, cioè a stare più a lungo sotto il sole. È un meccanismo insidioso, perché fa percepire una protezione totale dove, in realtà, la protezione è parziale.

Ascierto lo ribadisce con una formula semplice ma efficace: la crema non è una “licenza” a esporsi. È uno strumento utile, ma va inserito in una strategia più ampia. E qui entra in gioco il ruolo dell’abbigliamento. I vestiti, infatti, offrono una difesa fisica costante: non si cancellano con il sudore, non richiedono riapplicazioni, non dipendono dalla precisione del gesto. Per molte attività all’aperto, possono rappresentare la protezione più affidabile.

Un ulteriore vantaggio riguarda i tessuti tecnici con fattore UPF, capaci di schermare fino al 98% dei raggi ultravioletti. Una soluzione pratica, spesso sottovalutata, ma molto efficace soprattutto per chi trascorre molte ore fuori casa o al lavoro.

I 5 consigli per costruire un guardaroba anti-raggi UV

La campagna “Vestiti di Prevenzione” invita a cambiare prospettiva: non solo proteggere la pelle con i cosmetici, ma scegliere con attenzione capi e accessori. Non serve rivoluzionare il proprio stile. Basta adottare alcune regole semplici, che possono ridurre sensibilmente l’esposizione ai raggi UV.

Ecco cinque indicazioni utili per orientarsi:

  • Coprire senza soffocare: meglio puntare su capi leggeri, ma con maniche lunghe e pantaloni ampi, così da unire comfort e protezione.
  • Preferire colori scuri o vivaci: rispetto ai toni chiari, assorbono una quota maggiore di raggi UV e offrono una schermatura più efficace.
  • Scegliere occhiali avvolgenti: proteggono non solo la parte frontale degli occhi, ma anche i lati, riducendo l’esposizione della zona perioculare.
  • Indossare un cappello a tesa larga: è un alleato prezioso per difendere viso, nuca e cuoio capelluto, spesso trascurati ma molto esposti.
  • Valutare capi con UPF: i tessuti con protezione certificata possono arrivare a bloccare fino al 98% dei raggi ultravioletti.

Si tratta di accorgimenti semplici, ma tutt’altro che secondari. Perché la prevenzione efficace nasce proprio dalla somma di piccoli comportamenti corretti: un cappello in più, una manica più lunga, un tessuto più adatto, una maggiore attenzione alle ore di esposizione.

La sfida, in fondo, è culturale prima ancora che sanitaria. “Vestiti di Prevenzione” prova a spostare l’attenzione da una protezione affidata solo alla crema solare a un approccio integrato, in cui abbigliamento, consapevolezza e buone abitudini lavorano insieme. Un cambiamento semplice da capire, ma potenzialmente decisivo per ridurre il rischio di melanoma.