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Mal di schiena notturno e persistente? Potrebbe essere spondilite assiale

Mal di schiena notturno e persistente? Potrebbe essere spondilite assiale
Photo by anna3416 – Pixabay
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Un dolore lombare che peggiora a riposo e migliora con il movimento può nascondere un’infiammazione cronica della colonna. Riconoscerla in tempo è essenziale per evitare danni permanenti.

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Un fastidio alla parte bassa della schiena che si accentua durante il riposo, soprattutto notturno, e che si attenua alzandosi e muovendosi, non è un semplice mal di schiena. Potrebbe essere un sintomo precoce di spondilite assiale, una malattia infiammatoria cronica che colpisce soprattutto le articolazioni della colonna vertebrale. «La spondilite assiale, nota anche come spondilite anchilosante, è una malattia infiammatoria cronica che di solito esordisce prima dei 45 anni», spiega il professor Francesco Ciccia, ordinario di Reumatologia all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

La malattia si presenta in due forme: quella radiografica, più frequente negli uomini, e quella non radiografica, che colpisce in prevalenza le donne. In entrambi i casi, il processo infiammatorio prende spesso avvio dalle articolazioni sacroiliache, dove si concentrano molte delle sollecitazioni biomeccaniche del rachide.

Dolore lombare alternante e infiammazione diffusa

Il dolore caratteristico si localizza nella zona lombosacrale e nei glutei, irradiandosi talvolta verso le gambe ma senza oltrepassare il ginocchio. È un dolore definito “infiammatorio”: compare soprattutto nelle ore notturne o dopo periodi di inattività, ed è spesso accompagnato da rigidità mattutina che può durare oltre mezz’ora.

A differenza del mal di schiena meccanico, la spondilite può interessare anche altre sedi: singole articolazioni colpite in modo asimmetrico, oppure i punti di inserzione dei tendini, provocando entesiti. Un esempio tipico è l’entesite calcaneare, che si manifesta con un rigonfiamento e dolore nella zona del tendine d’Achille. Non solo: la malattia può coinvolgere anche organi come l’occhio — causando uveite — o l’intestino, in forma clinica (come nel caso di Crohn o colite ulcerosa) o subclinica.

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Una diagnosi che spesso arriva troppo tardi

La spondilite assiale non è sempre semplice da riconoscere. Il dolore può essere confuso con disturbi più comuni e benigni, portando a diagnosi tardive. «Purtroppo, spesso il dolore infiammatorio alla colonna viene sottovalutato o non riconosciuto con un ritardo diagnostico di circa sette anni», sottolinea Ciccia. E il tempo perso può avere conseguenze serie: in assenza di trattamento adeguato, il rischio è quello di sviluppare danni strutturali alla colonna vertebrale, spesso irreversibili.

Riconoscere il pattern del dolore e i sintomi correlati è quindi essenziale per avviare tempestivamente gli accertamenti e, se necessario, iniziare un trattamento mirato.

Terapie mirate che cambiano il decorso della malattia

La prima linea di trattamento prevede l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, efficaci nel controllo iniziale dei sintomi. Tuttavia, il loro impiego a lungo termine è limitato dai possibili effetti collaterali, soprattutto a livello gastrointestinale e renale. Negli ultimi anni, però, le opzioni terapeutiche si sono ampliate in modo significativo.

«Oggi si può contare su terapie molto specifiche, in grado di modificare la storia naturale della malattia», spiega Ciccia. Tra queste figurano i farmaci biologici, che agiscono bloccando citochine come TNF-alfa e IL-17 — proteine infiammatorie presenti in eccesso nei pazienti — e i Jak inibitori, che interrompono la trasmissione dei segnali infiammatori all’interno delle cellule. Questi trattamenti non solo riducono dolore e infiammazione, ma migliorano la mobilità e la qualità della vita. Con le terapie attuali, tra il 70% e il 90% delle persone riesce a evitare lo sviluppo di disabilità a lungo termine.