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Le 5 malattie del passato che stanno tornando: perché preoccupano il Regno Unito e come proteggersi

Le 5 malattie del passato che stanno tornando: perché preoccupano il Regno Unito e come proteggersi
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Morbillo, pertosse, scabbia, tubercolosi e carenze nutrizionali: patologie considerate lontane nel tempo stanno ricomparendo. Gli esperti spiegano quali sono le cause, i rischi e le misure più efficaci per difendersi.

Le 5 malattie del passato che stanno tornando: perché preoccupano il Regno Unito e come proteggersi
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Mentre la medicina moderna continua a progredire, alcune malattie che sembravano appartenere ai libri di storia stanno tornando al centro dell’attenzione. Nel Regno Unito, diversi specialisti segnalano un aumento di infezioni e disturbi che si credevano ormai sotto controllo, se non quasi scomparsi. È un campanello d’allarme che riguarda non solo la sanità pubblica, ma anche la prevenzione, l’accesso alle cure e le condizioni sociali.

Il fenomeno ha una spiegazione precisa: quando calano le coperture vaccinali, peggiorano le condizioni igieniche o si diffonde la povertà alimentare, patologie antiche ritrovano spazio. E così, malattie che evocano atmosfere ottocentesche tornano a colpire bambini, anziani e fasce fragili della popolazione. Quali sono le principali, e cosa si può fare davvero per ridurre il rischio?

Morbillo: il ritorno di un virus altamente contagioso

Il morbillo è uno dei segnali più evidenti di questa inversione di tendenza. La malattia ha ripreso forza soprattutto a causa del calo delle vaccinazioni, fino a far perdere al Regno Unito lo status di “paese libero dal morbillo” nel gennaio 2026. Si tratta di un’infezione virale estremamente contagiosa, trasmessa per via aerea, che può diffondersi con sorprendente rapidità in ambienti scolastici, familiari e comunitari.

I sintomi iniziali sono spesso riconoscibili: febbre alta, tosse, congiuntivite e la tipica eruzione cutanea con macchie rosse sulla pelle. Ma il problema non si limita ai segnali visibili. Se non trattato con attenzione, il morbillo può causare complicazioni molto serie, tra cui polmonite, encefalite e persino cecità.

Nel passato vittoriano, le opzioni erano quasi inesistenti: riposo e isolamento, spesso al buio. Oggi la prevenzione resta l’arma decisiva. Il vaccino MPR è considerato lo strumento più efficace per evitare il contagio e interrompere la diffusione del virus. Non esiste infatti una terapia antivirale specifica capace di eliminare il morbillo una volta contratto. Ecco perché gli esperti insistono sulla vaccinazione come misura essenziale, non solo individuale ma collettiva.

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Pertosse, scabbia e tubercolosi: tre minacce che non andrebbero sottovalutate

Accanto al morbillo, altre infezioni storiche stanno tornando a farsi notare. La pertosse, conosciuta anche come “tosse dei cento giorni”, ha visto un incremento dei casi superiore al 1.600% nell’ultimo anno. È provocata dal batterio Bordetella pertussis e si manifesta con crisi di tosse molto violente e ripetute, spesso seguite da un caratteristico “urlo” inspiratorio. Negli adulti può sembrare una tosse particolarmente tenace, ma nei neonati il quadro è molto più preoccupante: apnee, convulsioni e, nei casi più gravi, esiti fatali.

Un tempo si ricorreva a vapori, riposo e isolamento. Oggi esistono antibiotici specifici, ma la vera difesa resta la prevenzione. La vaccinazione in gravidanza e nei primi mesi di vita protegge il bambino nei momenti più delicati, quando il rischio di complicanze è maggiore.

Un altro ritorno che sta preoccupando i medici è quello della scabbia. Questa malattia della pelle, causata dall’acaro Sarcoptes scabiei, si sta diffondendo con rapidità in scuole, strutture residenziali e case di riposo. Il sintomo più comune è un prurito intenso, spesso più forte durante la notte, accompagnato da piccole gallerie sotto la pelle e lesioni dovute al grattamento. Non è una malattia mortale, ma può aprire la strada a infezioni batteriche secondarie, soprattutto se trascurata.

La trasmissione avviene per contatto diretto e prolungato con una persona infetta oppure con biancheria contaminata. Nel XIX secolo si usavano unguenti allo zolfo; oggi i trattamenti sono più efficaci e includono creme a base di permetrina o, in alcuni casi, farmaci orali come l’ivermectina. Fondamentale, però, è anche la gestione dell’ambiente: lavaggio accurato di tessuti, lenzuola e indumenti, oltre al trattamento dei contatti stretti.

Poi c’è la tubercolosi, la malattia che nell’Ottocento veniva chiamata “male sottile”. Oggi sta tornando a colpire soprattutto le persone più vulnerabili. I sintomi includono tosse persistente, talvolta con sangue, sudorazioni notturne, perdita di peso e stanchezza cronica. È provocata dal Mycobacterium tuberculosis e, se non curata, può danneggiare gravemente i polmoni e diffondersi ad altri organi. Nei casi peggiori può portare alla morte.

Nel passato si puntava sui sanatori e sul “buon aere”, nella speranza che riposo e clima migliore bastassero. Oggi la terapia esiste, ma non è semplice: richiede cicli prolungati con più antibiotici, e la situazione si complica ulteriormente con la diffusione di ceppi farmaco-resistenti. Anche per questo la diagnosi precoce è cruciale. Più si interviene in fretta, maggiori sono le probabilità di contenere la malattia e limitarne la propagazione.

Carenze nutrizionali e prevenzione: il peso della povertà sulla salute

Tra i ritorni più insidiosi ci sono anche le deficienze nutrizionali, in particolare scorbuto e rachitismo. Queste condizioni, che molti associano ai racconti sui marinai o ai quartieri più poveri dell’età industriale, stanno riemergendo per ragioni molto attuali: crisi del costo della vita, diete squilibrate e accesso limitato a cibi freschi e nutrienti.

Lo scorbuto nasce da una carenza di vitamina C. I segnali possono essere sorprendenti per chi non li conosce: gengive sanguinanti, dolori articolari, debolezza generale e, nei casi più avanzati, perdita dei denti. Il rachitismo, invece, è legato soprattutto alla mancanza di vitamina D e calcio. Colpisce in particolare i bambini, causando deformazioni ossee e fragilità dello scheletro, ma può avere conseguenze anche negli adulti.

La lezione è chiara: una dieta povera non produce solo malessere temporaneo, ma può aprire la strada a disturbi che sembravano superati da decenni. Gli esperti ricordano che la soluzione passa da un’alimentazione equilibrata, dall’integrazione quando necessaria e da condizioni di vita che permettano davvero di nutrirsi in modo adeguato. Per lo scorbuto, la frutta fresca resta una risorsa fondamentale; per il rachitismo, contano l’esposizione al sole e alimenti ricchi di vitamina D, come l’olio di fegato di merluzzo.

Le raccomandazioni dei medici sono quindi molto chiare: non ignorare sintomi apparentemente “vecchi”, rafforzare i cicli vaccinali, migliorare l’igiene quotidiana e intervenire sulla qualità dell’alimentazione. Il ritorno di queste malattie non è inevitabile. È piuttosto il segnale che alcune barriere di protezione si sono indebolite. E quando questo accade, il passato può tornare a bussare alla porta più in fretta di quanto si immagini.