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Edupsicopenia: il nuovo termine per spiegare la povertà educativa dei ragazzi

Edupsicopenia: il nuovo termine per spiegare la povertà educativa dei ragazzi
Photo by Priscilla Du Preez 🇨🇦 – Unsplash
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La connessione tra povertà educativa e disagio psicologico tra i giovani presenta una sfida crescente nel panorama italiano. Questo fenomeno, noto come Edupsicopenia, richiede un’attenzione mirata e soluzioni integrate per affrontarne le molteplici sfaccettature.

Edupsicopenia: il nuovo termine per spiegare la povertà educativa dei ragazzi
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Comprendere l’Edupsicopenia

In che modo la povertà educativa affligge il percorso di crescita dei nostri giovani? Secondo Save The Children, un numero allarmante di bambini e adolescenti è privato delle opportunità necessarie per apprendere, sviluppare e esprimere liberamente le proprie capacità e talenti. Questo svantaggio non si limita alla sfera educativa, ma si intreccia con la carenza di stimoli culturali e ludici, creando un circolo vizioso con la povertà economica.

Come riportano i dati Istat, nel 2023 una percentuale preoccupante di ragazzi italiani viene esclusa dalla partecipazione a eventi culturali e sportivi. Il 16,8% dei giovani non ha assistito ad eventi fuori casa, mentre il 70,5% non ha messo piede in una biblioteca. Inoltre, il 39,2% non pratica attività sportive. Questi numeri dipingono un quadro che va ben oltre la semplice mancanza di risorse economiche, denotando una deficienza nella partecipazione a esperienze arricchenti che incidono sulla salute mentale.

L’impatto psicologico: Una crisi sommersa

Edupsicopenia: il nuovo termine per spiegare la povertà educativa dei ragazzi
Photo by Radio Alfa – Openverse

Parallelamente alla povertà educativa, emerge con forza il malessere psicologico tra i giovani. Sintomi come insonnia, ansia e depressione sono incredibilmente diffusi, con il 32% dei ragazzi afflitto da problemi del sonno e il 31,9% che vive stati ansiosi. Inoltre, non mancano casi di apatia, attacchi di panico e disturbi alimentari, con una parte significativa di adolescenti che assume psicofarmaci senza prescrizione.

Queste statistiche suggeriscono una crisi sommersa che necessita di un riconoscimento urgente. Da qui nasce il concetto di Edupsicopenia, un neologismo coniato dal Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, che descrive la coesistenza di questi due gravi fenomeni. Edupsicopenia diventa così un termine che racchiude non solo la gravità, ma anche la complessità delle condizioni vissute da molti giovani.

Integrare saperi per una risposta efficace

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Photo by David Suarez – Unsplash

Come possono istituzioni e società affrontare con efficacia l’Edupsicopenia? Secondo Paola Cristoferi e Alessandra Santona, figure di spicco dietro la definizione del termine, è imperativo un approccio integrato. Non basta separare le competenze dell’educazione da quelle della psicologia; occorre un dialogo costante tra i diversi ambiti per comprendere e risolvere il problema nel suo insieme.

Cristoferi sottolinea che vedere la povertà educativa e il disagio psicologico come elementi disgiunti riduce l’efficacia degli interventi. È fondamentale integrare i diversi linguaggi e competenze per costruire progetti olistici che affrontino tutte le dimensioni coinvolte dall’inizio. L’obiettivo è prevenire le conseguenze più estreme, come l’abbandono scolastico o il ritiro sociale, attraverso un sostegno che coniughi le diverse necessità dei giovani.

Con la creazione del termine Edupsicopenia, si inaugura una nuova era di consapevolezza e azione integrata. Incoraggiare la collaborazione tra educatori e psicologi è cruciale, così come sensibilizzare tutti coloro che partecipano alla crescita e al benessere dei giovani. Solo affrontando il problema da ogni angolazione si possono gettare le basi per un cambiamento reale e duraturo.