Occhi puntati al cielo per il “sole nero”, ma non tutti hanno seguito le precauzioni: tra euforia, curiosità e disattenzione, arrivano i primi casi di disturbi alla vista dopo l’eclissi solare parziale.

Ieri sera l’eclissi solare parziale del 12 agosto ha catturato l’attenzione di migliaia di persone in tutta Italia. Il fenomeno, ribattezzato da molti “sole nero”, ha offerto uno spettacolo raro e suggestivo, con una copertura del disco solare che in diverse città ha superato il 90%. A Milano, in particolare, l’evento ha richiamato numerosi curiosi in diversi punti panoramici, tra cui il Monte Stella, indicato da molti come uno dei luoghi migliori per osservare il passaggio dell’ombra sulla stella del giorno.
Ma l’entusiasmo per il fenomeno astronomico non è stato accompagnato ovunque dalla necessaria prudenza. Nei giorni precedenti, ministero della Salute, oculisti ed esperti di astrofisica avevano ribadito un messaggio semplice e fondamentale: il sole non va mai guardato a occhio nudo, nemmeno per pochi secondi, senza occhialini certificati per eclissi. Un avvertimento che, tuttavia, in parte è stato ignorato. E il bilancio, almeno per ora, parla di alcuni accessi nei pronto soccorso oculistici di varie città italiane.
Milano, una decina di accessi all’Oftalmico dopo l’eclissi
A Milano, l’ospedale Oftalmico dell’Asst Fatebenefratelli Sacco ha registrato una decina di persone presentatesi nelle ore successive all’eclissi con disturbi visivi, come riferito dalla struttura all’Adnkronos Salute. Si tratta di un numero che conferma come, accanto alla meraviglia per il fenomeno, sia emersa anche una certa sottovalutazione dei rischi.
Già nel pomeriggio di ieri, prima ancora che il cielo regalasse il momento più atteso, erano arrivati i primi accessi collegati all’osservazione del sole. Alle 14.15, i pazienti dimessi erano 59, di cui 9 con problemi ritenuti compatibili con l’esposizione durante l’eclissi. La notizia più rassicurante, però, è che non sono state rilevate lesioni retiniche. I casi, spiegano i medici, sono stati classificati come disturbi della superficie oculare, quindi della cornea o della congiuntiva. In altre parole, niente danni profondi accertati, ma segnali da non ignorare.
È proprio qui che si misura il paradosso di eventi come questo: da un lato lo spettacolo affascina, dall’altro basta un gesto sbagliato per trasformare la curiosità in un problema medico. Dopotutto, quanto può sembrare innocuo un rapido sguardo al cielo quando il sole è in parte coperto? La risposta, secondo gli specialisti, è molto più seria di quanto si tenda a credere.
Roma, sette casi e il timore della maculopatia da eclissi
Anche a Roma il pronto soccorso oculistico dell’ospedale Oftalmico ha registrato diversi accessi, nonostante le condizioni meteo abbiano in parte limitato la visibilità del fenomeno. In totale, sono stati segnalati sette casi legati al rischio di maculopatia da eclissi solare, come riferito all’Adnkronos Salute da Francesco Corasaniti, direttore del Pronto soccorso oculistico della struttura.
Il quadro emerso nella Capitale è vario. Tre pazienti non accusavano sintomi: si sono recati in ospedale solo per prudenza, preoccupati dopo aver osservato l’eclissi senza protezione. Due persone hanno invece sviluppato una sindrome da occhio secco subito dopo l’esposizione, mentre altri due pazienti lamentavano un annebbiamento della vista, poi in miglioramento nelle ore successive.
Corasaniti sottolinea un dettaglio importante: molti hanno guardato il sole con normali occhiali da sole, altri addirittura senza alcun filtro, forse confidando nel cielo parzialmente coperto dalle nuvole. Una scelta rischiosa, perché il danno alla retina può avvenire anche senza segnali immediati e senza dolore. Proprio per questo i pazienti coinvolti saranno sottoposti nei prossimi giorni a controlli mirati, tra cui la tomografia a coerenza ottica, la cosiddetta Oct, utile per individuare eventuali maculopatie. Si tratta di un esame fondamentale per verificare se si sia formato quel “buco nero” nel campo visivo che rappresenta una delle conseguenze più temute dell’esposizione impropria alla luce solare.

Il pericolo invisibile: i sintomi possono arrivare dopo
Il punto più delicato, secondo gli oculisti, è che osservare il sole senza protezione non provoca dolore nell’immediato. E proprio questa assenza di fastidio può indurre molte persone a pensare di non aver corso alcun rischio. In realtà i sintomi possono comparire dopo alcune ore o perfino diversi giorni. Corasaniti indica una finestra temporale che va dalle 24 alle 48 ore successive all’esposizione, ma in generale il quadro può evolvere in modo poco prevedibile.
Ecco perché l’appello rivolto a chi ieri sera ha guardato l’eclissi senza gli occhialini certificati è chiaro: anche in assenza di disturbi evidenti, è consigliabile rivolgersi comunque a un pronto soccorso oculistico oppure al proprio oculista di fiducia. Meglio un controllo in più che una diagnosi tardiva. Del resto, i medici lo ripetono da tempo: il nesso tra esposizione e danno non è sempre lineare.
Come spiega lo stesso Corasaniti, possono esserci persone che avvertono forti fastidi subito dopo aver guardato il sole e poi risultano negative agli esami nei giorni successivi. Al contrario, esistono pazienti che sentono solo un lieve disturbo, ma dai controlli emerge un danno reale. È proprio questa imprevedibilità a rendere indispensabile la prudenza. In eventi come l’eclissi del 12 agosto, la bellezza del cielo va ammirata con attenzione, non con superficialità.

