Uno studio dell’UCL rivela che alcuni disturbi emotivi nella mezza età potrebbero indicare un rischio aumentato di demenza, ben prima della comparsa dei primi sintomi cognitivi.

Difficoltà di concentrazione, perdita di fiducia in se stessi, tensione costante: potrebbero sembrare manifestazioni comuni legate allo stress o all’invecchiamento, ma secondo una nuova ricerca dell’University College London, questi segnali emotivi nella mezza età potrebbero anticipare lo sviluppo della demenza anche con oltre vent’anni di anticipo. Lo studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Psychiatry, suggerisce che non è la depressione in senso generale ad aumentare il rischio, ma la presenza di sei specifici sintomi depressivi, osservabili già tra i 45 e i 60 anni. Si tratta di marcatori che potrebbero riflettere precocemente l’avvio di processi neurodegenerativi, molto prima dell’emergere dei tipici deficit cognitivi.
Non tutta la depressione è un rischio: solo alcuni sintomi sono predittivi
I ricercatori dell’UCL hanno lavorato su un campione di 5.811 adulti di mezza età, parte della storica coorte Whitehall II, monitorandone la salute per circa 25 anni attraverso i registri sanitari nazionali. Nessuno dei partecipanti presentava segni di declino cognitivo all’inizio dello studio. Nel tempo, però, il 10,1% ha ricevuto una diagnosi di demenza. I risultati hanno mostrato una correlazione netta tra sei sintomi depressivi e l’aumento del rischio: perdita di autostima, difficoltà a risolvere problemi quotidiani, scarso affetto verso gli altri, tensione nervosa persistente, insoddisfazione nel lavoro e difficoltà di concentrazione. Questi sei indicatori, da soli, spiegano per intero l’incremento del rischio di demenza rilevato tra chi soffre di depressione nella mezza età. Curiosamente, altri disturbi tipici come l’umore depresso, l’insonnia o i pensieri suicidari non hanno mostrato un’associazione significativa con il rischio di declino cognitivo a lungo termine.

Autostima e impegno cognitivo: la chiave è nella riserva mentale
Perdita di fiducia in sé e scarsa capacità di affrontare le sfide quotidiane non sono solo sintomi isolati, ma segnali che possono portare a una riduzione dell’impegno sociale e cognitivo. Questo ritiro graduale rappresenta un problema sottile ma cruciale: quando il cervello è meno stimolato, diventa meno capace di compensare i danni causati da invecchiamento e malattie. È ciò che gli esperti chiamano “riserva cognitiva”, ovvero la capacità della mente di adattarsi e resistere al deterioramento. Lo studio conferma così una tendenza già riconosciuta da istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che identifica nei fattori psicologici e sociali modificabili — come l’isolamento o la scarsa attività mentale — un’importante leva di prevenzione contro la demenza.
Prevenire prima che compaiano i sintomi: una nuova strategia possibile
“Il nostro studio mostra che il rischio di demenza è legato a una manciata di sintomi depressivi piuttosto che alla depressione nel suo insieme”, ha spiegato il dottor Philipp Frank, autore principale della ricerca. Una lettura condivisa anche dal professor Mika Kivimäki, che guida lo studio Whitehall II, secondo cui distinguere i diversi profili sintomatici — e non trattare la depressione come una condizione omogenea — potrebbe diventare un importante strumento di prevenzione. Gill Livingston, docente di Psichiatria all’UCL e presidente della Lancet Commission on Dementia Prevention, sottolinea che questo approccio rappresenta un cambio di prospettiva importante: se confermato da ulteriori ricerche, potrebbe portare a nuove strategie di intervento nella mezza età, mirate proprio a quei sintomi che sembrano più predittivi di un declino cognitivo futuro. È bene ricordare, tuttavia, che lo studio ha carattere osservazionale: manifestare uno di questi sintomi non significa che si svilupperà con certezza una forma di demenza. Il messaggio chiave è diverso: comprendere meglio questi segnali può offrire una finestra preziosa per agire in anticipo, con interventi mirati, ben prima che la malattia si manifesti.

