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Olio di pesce e diabete: nuova speranza per la prevenzione delle complicanze

Olio di pesce e diabete: nuova speranza per la prevenzione delle complicanze
Photo by TesaPhotography – Pixabay
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L’integrazione con olio di pesce potrebbe rappresentare una svolta nella gestione del diabete. I suoi effetti sulla glicazione dell’albumina aprono nuove prospettive terapeutiche per limitare le complicanze della malattia e ridurre la mortalità nei pazienti più fragili.

Olio di pesce e diabete: nuova speranza per la prevenzione delle complicanze
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Il diabete è una patologia cronica e degenerativa che, se non adeguatamente controllata, può compromettere in modo severo la funzionalità di organi vitali. Le complicanze più gravi derivano dal danno ai vasi sanguigni, in particolare a livello del microcircolo, dove l’ossigeno e i nutrienti non riescono più a raggiungere correttamente i tessuti. Questa disfunzione è alla base di una lunga serie di eventi clinici, spesso irreversibili.

Tradizionalmente, l’approccio terapeutico si è basato sul controllo rigoroso della glicemia, attraverso insulina o farmaci ipoglicemizzanti. Tuttavia, mantenere livelli glicemici costanti nell’arco delle 24 ore rimane una sfida. In caso di iperglicemia persistente, si verifica un processo di glicazione delle proteine, in particolare dell’albumina, che porta alla formazione di albumina glicosilata (GA). Questo composto, inizialmente reversibile, diventa stabile nel tempo e agisce come un potente acceleratore delle complicanze diabetiche.

Una strategia alternativa: bloccare la formazione della GA

Poiché il controllo glicemico non sempre è sufficiente, una possibile alternativa è prevenire direttamente la formazione della GA. Questo approccio innovativo non solo aiuterebbe a contenere le conseguenze dell’iperglicemia, ma potrebbe anche aprire la strada a nuove strategie di prevenzione per le complicanze vascolari.

In questo contesto entra in gioco l’olio di pesce, ricco di acidi grassi polinsaturi (PUFA) e in particolare di omega-3. Diversi studi hanno dimostrato che questi acidi grassi sono in grado di legarsi con affinità all’albumina, contrastando il legame del glucosio e riducendo quindi la formazione di GA. Questo effetto è stato inizialmente osservato in modelli preclinici, ma è stato poi confermato anche in studi sull’uomo.

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I dati clinici: effetti promettenti sulla sopravvivenza

Un primo studio prospettico, condotto su due gruppi di uomini monitorati per vent’anni, ha evidenziato che livelli più alti di omega-3 nel sangue sono associati a un rischio ridotto di sviluppare diabete di tipo 2. Ma è soprattutto un secondo studio clinico, controllato verso placebo, ad aver attirato l’attenzione.

In pazienti diabetici con insufficienza renale cronica in dialisi, l’assunzione quotidiana di 4 grammi di olio di pesce ha determinato una riduzione della mortalità superiore al 50% rispetto al gruppo di controllo. Un risultato rilevante, considerato che questi pazienti hanno generalmente una sopravvivenza molto ridotta.

Ad oggi, non esistono molte terapie capaci di aumentare in modo così significativo l’aspettativa di vita in persone con diabete avanzato. L’olio di pesce, inoltre, risulta ben tollerato e privo di effetti collaterali rilevanti, rendendolo un’opzione concreta e sicura da affiancare ai trattamenti esistenti.

Un possibile cambio di paradigma nella terapia del diabete

I risultati emersi suggeriscono che l’olio di pesce merita ulteriori approfondimenti e studi su larga scala. Se confermati, potrebbero cambiare l’approccio alla cura del diabete, andando oltre il semplice controllo della glicemia per agire direttamente sulla prevenzione delle complicanze.

Non si tratterebbe solo di un complemento terapeutico, ma di una potenziale svolta nella gestione della malattia, applicabile sia al diabete di tipo 1 che di tipo 2. Infine, comprendere il meccanismo d’azione dell’olio di pesce potrebbe anche fornire nuove chiavi di lettura sulle cause delle complicanze croniche associate al diabete.