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Adolescenti e Intelligenza Artificiale: tra solitudine, consigli e nuove abitudini digitali

Adolescenti e Intelligenza Artificiale: tra solitudine, consigli e nuove abitudini digitali
Photo by Dimhou – Pixabay
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Secondo l’Atlante dell’Infanzia di Save the Children, i giovani italiani usano l’IA anche per affrontare ansia, scelte difficili e problemi emotivi. Ma cresce l’isolamento e cala il benessere psicologico.

Adolescenti e Intelligenza Artificiale: tra solitudine, consigli e nuove abitudini digitali
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Il 41,8% degli adolescenti italiani si è rivolto all’Intelligenza Artificiale per affrontare momenti di tristezza, solitudine o ansia. Una percentuale ancora più alta – oltre il 42% – ha chiesto consigli per prendere decisioni importanti. È quanto emerge dalla XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia (a rischio), intitolata Senza filtri, pubblicata da Save the Children in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 20 novembre. Secondo il rapporto, il 92% dei giovani tra i 15 e i 19 anni utilizza strumenti di IA, una cifra più che doppia rispetto al 46,7% degli adulti. E mentre la tecnologia si fa sempre più presente nella vita quotidiana, solo la metà degli adolescenti ha visitato musei o mostre nell’ultimo anno e quasi uno su cinque non pratica alcuna attività fisica.

Chatbot, compiti e compagnia: come viene usata l’IA

Oltre il 30% dei ragazzi utilizza l’Intelligenza Artificiale ogni giorno o quasi, mentre il 43% la usa qualche volta a settimana. Tra gli adulti, invece, più della metà non la utilizza mai. I chatbot come ChatGPT, Claude e Dixit sono gli strumenti più popolari tra gli adolescenti (68,3%), seguiti da traduttori automatici (42,5%) e assistenti vocali (33,3%). Non mancano nemmeno chatbot relazionali come Character AI e Anima, usati dal 9,3%. La maggior parte dei giovani dichiara di utilizzare l’IA per informarsi (35,7%), studiare (35,2%), tradurre (19,8%) o scrivere testi (18,7%). Tuttavia, una fetta consistente la sfrutta anche per gioco (21,4%), per ricevere consigli utili (15%) o semplicemente per sentirsi meglio (7,1%) o meno soli (4,2%). Le caratteristiche più apprezzate? La disponibilità costante (28,8%), il sentirsi capiti (14,5%) e il non essere giudicati (12,4%).

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Photo by ninosouza – Pixabay

Un alleato preferito rispetto alle persone

Più della metà dei ragazzi che utilizzano strumenti di IA ha chiesto almeno una volta consigli su aspetti importanti della propria vita (il 14,3% lo fa spesso, il 43,8% qualche volta). Ancora più significativo è il dato di chi trova più soddisfacente confrontarsi con un’intelligenza artificiale piuttosto che con una persona reale: il 63,5%, di cui il 20,8% spesso. Inoltre, il 48,4% ha condiviso informazioni personali con uno strumento di IA. Questo rapporto crescente con la tecnologia si intreccia a comportamenti e rischi digitali: il 38% guarda spesso il cellulare anche in compagnia (phubbing), il 27% prova ansia quando non lo ha con sé e il 13% presenta un uso problematico della rete. Il 47,1% è stato vittima di cyberbullismo, in netto aumento rispetto al 31,1% del 2018. Il 30% ha praticato ghosting, mentre il 37% visita siti per adulti, con un netto divario di genere: il 54,5% tra i ragazzi, contro il 19,1% tra le ragazze.

Benessere psicologico a rischio, soprattutto tra le ragazze

Dietro il crescente ricorso all’IA si nasconde spesso una fragilità profonda. Il 12% degli adolescenti ha assunto psicofarmaci senza prescrizione e il 9% si è volontariamente isolato per motivi psicologici. Solo il 60% si dichiara soddisfatto di sé, con una differenza marcata tra maschi (71%) e femmine (50%). Il divario si allarga ulteriormente se si guarda all’equilibrio psicologico: il 66% dei ragazzi lo possiede, contro appena il 34% delle ragazze – la differenza di genere più ampia registrata in Europa. Complessivamente, meno della metà dei giovani italiani (49,6%) mostra un buon livello di benessere mentale. I dati suggeriscono che, per una generazione costantemente connessa e spesso lasciata sola ad affrontare ansie e pressioni, l’Intelligenza Artificiale è diventata non solo uno strumento, ma un rifugio emotivo, con cui condividere fragilità che faticano a emergere nel confronto con il mondo reale.