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Zecche in aumento in Italia: perché crescono i casi e quali territori sono più esposti

Zecche in aumento in Italia: perché crescono i casi e quali territori sono più esposti
Photo by Tommes Frites – Pexels
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Negli ultimi anni le zecche si sono diffuse più a lungo e in aree sempre nuove. Ecco perché il fenomeno è in crescita, quali sono le zone italiane più a rischio e quali malattie possono trasmettere.

Zecche in aumento in Italia: perché crescono i casi e quali territori sono più esposti
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Negli ultimi anni il tema delle zecche è diventato sempre più rilevante anche in Italia. Non si tratta soltanto di un fastidio legato alle passeggiate nei boschi o alle attività all’aria aperta: il vero campanello d’allarme è l’aumento delle malattie trasmesse da questi parassiti. Lyme, encefalite da zecca e rickettsiosi sono tra le infezioni più note, e i dati disponibili indicano una crescita costante sia nel nostro Paese sia nel resto d’Europa.

Capire quanto aumentino davvero le zecche non è semplice, perché non si possono contare direttamente in modo affidabile. Gli esperti osservano però un indicatore indiretto molto utile: il numero di casi delle patologie che queste trasmettono all’uomo e agli animali. È da qui che emerge un quadro chiaro, influenzato anche dai cambiamenti climatici, dall’alterazione degli habitat e da stagioni favorevoli sempre più lunghe. Le zecche, infatti, restano attive per periodi maggiori e si spingono in territori dove prima erano meno presenti.

Un’espansione favorita da clima, ambiente e stagioni più lunghe

Zecche in aumento in Italia: perché crescono i casi e quali territori sono più esposti
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La crescita delle zecche non è un fenomeno isolato. In Europa, e in particolare in diverse aree italiane, si osserva da tempo un’espansione verso il Nord e verso quote sempre più elevate, anche oltre i 1.400 metri sul livello del mare. Questo significa che ambienti un tempo poco adatti alla loro sopravvivenza oggi lo sono molto di più. Ma perché succede? Le condizioni climatiche più miti, unite a trasformazioni del paesaggio e alla presenza di ospiti animali, stanno creando contesti ideali per la loro proliferazione.

Uno studio pubblicato nell’aprile 2026 ha confermato l’aumento della zecca dei boschi, Ixodes ricinus, negli ultimi settant’anni in Europa, con ricadute evidenti anche in Italia. Nello stesso periodo, l’analisi dei test diagnostici ha mostrato un trend in crescita per la malattia di Lyme e per l’encefalite da zecca tra il 2015 e il 2022. Il dato è particolarmente marcato nei pazienti maschi e nelle regioni del Nord-Est: Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Sud Tirolo. Sul versante occidentale, anche la Liguria rientra tra le aree più interessate. Tra i territori considerati più delicati figura inoltre la provincia di Belluno, indicata come zona a rischio.

Il quadro italiano, peraltro, è coerente con quanto osservato dall’Istituto Superiore di Sanità. I casi di encefalite da zecca sono passati da 21 nel 2020 a 67 nel 2025. Numeri che, però, vanno letti con cautela: il totale reale potrebbe essere più alto, perché vengono registrati solo i casi segnalati alle ASL o quelli che richiedono il ricovero ospedaliero. In altre parole, la fotografia disponibile è parziale. E non riguarda soltanto l’Italia: negli Stati Uniti, per esempio, dal 2004 al 2016 le segnalazioni di molte infezioni da zecca sono raddoppiate, a conferma di una tendenza globale.

Dove si concentra il rischio in Italia e chi deve fare più attenzione

Zecche in aumento in Italia: perché crescono i casi e quali territori sono più esposti
Photo by Erik Karits – Pexels

La distribuzione delle zecche sul territorio italiano non è uniforme. Le regioni del Nord-Est sono le più coinvolte, con una particolare concentrazione nelle aree montane e pedemontane. Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Sud Tirolo risultano tra le zone più interessate, mentre in Liguria si osserva un’attenzione crescente. Più recentemente, un aumento dei casi di malattia di Lyme è stato segnalato anche in Piemonte. Al contrario, nelle regioni meridionali i casi rimangono sporadici e occasionali, pur non essendo assenti.

Se si guarda al confronto internazionale, l’incidenza italiana resta inferiore rispetto a Paesi vicini come Slovenia e Svizzera, dove i numeri sono decisamente più alti e superano i 100 casi ogni 100.000 abitanti. Anche qui, però, il dato va interpretato con prudenza. Le statistiche ufficiali considerano infatti solo le notifiche effettive, cioè quelle comunicate dal medico all’autorità sanitaria competente o i casi che hanno portato a un ricovero. Di conseguenza, molti episodi lievi o non riconosciuti possono sfuggire ai conteggi.

Chi rischia di più? Le persone che frequentano regolarmente ambienti naturali: escursionisti, sportivi, lavoratori all’aperto, addetti alla manutenzione del verde e in generale chi attraversa boschi, prati e zone rurali. Non serve una lunga permanenza per esporsi: basta entrare in contatto con un ambiente infestato, soprattutto nella stagione favorevole. Per questo, dopo un’escursione o una giornata in campagna, è buona abitudine controllare con attenzione tutto il corpo, inclusi i punti meno visibili come ascelle, inguine, cuoio capelluto e dietro le ginocchia.

Le principali malattie trasmesse dalle zecche e come avviene il contagio

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Le zecche si dividono in due grandi gruppi: le zecche dure, appartenenti alla famiglia delle Ixodidi e dotate di uno scudo dorsale rigido, e le zecche molli, della famiglia Argasidi, che ne sono prive. Nel mondo si conoscono circa 900 specie, mentre in Italia ne sono state censite 36. Tra le più comuni figurano la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus), la zecca del piccione (Argas reflexus) e la zecca degli uccelli (Hyalomma marginatum). Sebbene si stimi che solo l’1% degli esemplari sia portatore di agenti patogeni, alcune indagini hanno rilevato percentuali ben più alte in specifici contesti, fino a circa il 20% nei campioni analizzati su uomo.

La trasmissione non avviene in modo immediato. Il morso, di per sé, non è il vero pericolo: il rischio nasce quando la zecca rimane attaccata per diverse ore e inizia a trasferire nel sangue dell’ospite virus, batteri o protozoi. Più a lungo resta ancorata alla pelle, maggiore è la probabilità di infezione. Ecco perché è fondamentale non schiacciarla e non strapparla con gesti improvvisati. La rimozione corretta richiede pinzette apposite, che consentono di estrarre il parassita interamente e ridurre il rischio di contaminazione.

Tra le malattie più rilevanti ci sono l’encefalite da zecca, o TBE, causata da un virus del genere Flavivirus; la malattia di Lyme, provocata da batteri del genere Borrelia; le febbri da rickettsiosi, legate soprattutto a Rickettsia conorii; l’anaplasmosi, dovuta a Anaplasma phagocytophilum; e la babesiosi, causata da un protozoo del genere Babesia. Le manifestazioni cliniche variano molto: si va da sintomi simili all’influenza a lesioni cutanee caratteristiche, fino a disturbi neurologici o problemi più seri a livello articolare, cardiaco e del sangue. Alcune forme possono essere curate con antibiotici, mentre per l’encefalite da zecca esiste anche un vaccino, utile soprattutto nelle aree più esposte.