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Tumore del pancreas: nuove terapie tra farmaci mirati e vaccini mRNA

Tumore del pancreas: nuove terapie tra farmaci mirati e vaccini mRNA
Photo by spencerbdavis1 – Pixabay
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Dai risultati presentati all’AACR di San Diego arrivano segnali incoraggianti su daraxonrasib, RM-055 e un vaccino personalizzato a mRNA. Ma la prudenza resta d’obbligo: si tratta ancora di studi preliminari o su piccoli gruppi di pazienti.

Tumore del pancreas: nuove terapie tra farmaci mirati e vaccini mRNA
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Il tumore del pancreas continua a essere una delle sfide più complesse dell’oncologia moderna. Le opzioni di cura, oggi, restano limitate e spesso poco efficaci, soprattutto perché la diagnosi arriva troppo tardi: solo un paziente su cinque viene scoperto quando la malattia è ancora operabile. Proprio per questo, ogni novità scientifica attira grande attenzione. E, al recente congresso dell’American Association for Cancer Research (AACR) di San Diego, le speranze non sono mancate.

Va però chiarito un punto fondamentale: i dati presentati riguardano farmaci non ancora approvati per l’uso clinico, non valutati dagli enti regolatori e, in molti casi, testati su numeri ridotti di pazienti oppure su modelli preclinici. In altre parole, si tratta di segnali promettenti, non di terapie già disponibili. Eppure, in un ambito in cui le alternative sono poche, anche piccoli avanzamenti possono aprire scenari importanti.

Daraxonrasib: risultati promettenti nella sopravvivenza

Tra le notizie più rilevanti emerse a San Diego c’è il daraxonrasib, un farmaco sviluppato per interferire con KRAS, una proteina chiave nella crescita incontrollata di molti tumori solidi. Le mutazioni di KRAS alimentano infatti il processo tumorale in circa un terzo dei casi, rendendo questo bersaglio uno dei più interessanti per la ricerca oncologica.

I risultati della sperimentazione clinica di Fase 3 presentata al congresso sono incoraggianti. Nei pazienti trattati con daraxonrasib, l’aspettativa di vita è salita a oltre 13 mesi, più del doppio rispetto ai meno di 7 mesi osservati nel gruppo che aveva ricevuto la chemioterapia. Un dato che colpisce, soprattutto considerando la gravità della malattia e la difficoltà di trattarla in fase avanzata.

Anche sul fronte della risposta al trattamento i segnali sono positivi. Nella terapia di prima linea, cioè il primo trattamento somministrato dopo la diagnosi, il farmaco ha mostrato un tasso di risposta del 47%, arrivando perfino a una risposta completa in alcuni casi. Quando è stato combinato con la chemioterapia, il tasso è salito al 58%. Numeri che non cambiano da soli la storia naturale della malattia, ma che indicano una direzione precisa: colpire meglio il motore genetico del tumore potrebbe fare davvero la differenza.

RM-055: la nuova strategia contro la proteina RAS

Sempre da Revolution Medicines arriva un secondo composto che ha attirato l’attenzione degli esperti: RM-055. L’azienda lo presenta come un potenziale “successore dell’attuale gamma di farmaci”, e la definizione non sembra casuale. La sua particolarità starebbe nel meccanismo d’azione, diverso da quello delle terapie già note.

Mentre i farmaci oggi disponibili si limitano a bloccare i segnali della proteina RAS, RM-055 punterebbe a disattivarla in modo più diretto, riportandola da uno stato “acceso” a uno “spento”. È un cambio di prospettiva significativo. Perché? Perché uno dei principali limiti delle terapie mirate è la capacità del tumore di adattarsi, aggirando il blocco farmacologico e continuando a crescere.

Se questo approccio funzionasse anche nell’uomo, potrebbe rappresentare un passo avanti importante nel controllo delle resistenze, che restano uno degli ostacoli più ostinati nei tumori pancreatici. Al momento, però, i dati disponibili sono soltanto preclinici: il composto è stato testato in laboratorio e su modelli animali. Siamo quindi ancora lontani da un uso clinico, ma la direzione di ricerca è senza dubbio interessante.

Tumore del pancreas: nuove terapie tra farmaci mirati e vaccini mRNA
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Il vaccino a mRNA personalizzato e i primi segnali di risposta

La terza novità presentata al congresso arriva da BioNTech e Genentech, parte del gruppo Roche, e riguarda un vaccino terapeutico a mRNA personalizzato. Non si tratta di un vaccino preventivo, ma di una terapia costruita su misura per il singolo paziente, partendo dalle mutazioni genetiche presenti nel suo tumore.

L’obiettivo è ambizioso: addestrare il sistema immunitario, in particolare i linfociti T, a riconoscere le cellule tumorali come elementi estranei e ad атакlearle. Un’idea che negli ultimi anni ha conquistato sempre più spazio nella ricerca oncologica, soprattutto perché unisce precisione biologica e potenziale durata della risposta immunitaria.

Nel piccolo studio di Fase 1 condotto dal Memorial Sloan Kettering Cancer Center, 16 pazienti operati per tumore al pancreas hanno ricevuto il vaccino autogeno cevumeran, insieme alla chemioterapia e a un farmaco immunoterapico. I risultati, pur preliminari, hanno sorpreso: tra gli otto pazienti il cui sistema immunitario ha risposto al trattamento, sette erano ancora in vita fino a sei anni dopo l’ultima dose. Nel gruppo che non aveva mostrato risposta immunitaria, invece, solo due degli otto pazienti erano ancora vivi nello stesso arco temporale.

È importante ricordare che gli studi di Fase 1 servono soprattutto a valutare la sicurezza, non l’efficacia. Tuttavia, quando emergono segnali così netti, la ricerca accelera. Non a caso, sulla base di questi dati è già partita una sperimentazione di Fase 2, destinata a coinvolgere un numero maggiore di pazienti e a chiarire meglio il potenziale del vaccino.

Nel frattempo, un dato positivo arriva anche dall’Italia. Le persone vive dopo una diagnosi di tumore del pancreas sono aumentate: nel 2024 erano 23.600, contro le 21.200 del 2021. Si tratta di un incremento del 10% in tre anni, un risultato che riflette soprattutto i progressi della ricerca e il miglioramento delle cure disponibili. La strada resta difficile, ma i segnali di cambiamento cominciano a farsi vedere.