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Tumore al colon: screening e dieta ricca di fibre

Tumore al colon: screening e dieta ricca di fibre
Photo by rud0070 – Pixabay
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L’età di insorgenza si abbassa e l’attenzione cresce. Per gli esperti la risposta è chiara: più prevenzione, più consapevolezza, più partecipazione agli screening.

Tumore al colon: screening e dieta ricca di fibre
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L’invecchiamento resta uno dei principali fattori di rischio, ma il progressivo abbassamento dell’età di insorgenza del tumore al colon-retto rappresenta un campanello d’allarme. Di fronte a questo scenario, gli specialisti insistono su un punto: intercettare la malattia in fase precoce può cambiare radicalmente la prognosi.

La prevenzione parte anche dall’ascolto del proprio corpo. Alterazioni persistenti delle abitudini intestinali, come stitichezza o diarrea prolungata, presenza di sangue nelle feci e dolori addominali ricorrenti meritano attenzione medica. Sintomi spesso sottovalutati che, se ignorati, possono ritardare la diagnosi.

Screening: un’opportunità ancora poco sfruttata

Gli strumenti per individuare precocemente la patologia esistono, ma non sempre vengono utilizzati. L’Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri) segnala che solo il 34% degli italiani aderisce al test del sangue occulto fecale, nonostante sia gratuito e facilmente accessibile.

La diffidenza verso la colonscopia e una scarsa percezione del rischio frenano la partecipazione. Eppure, dopo i 50 anni, lo screening è raccomandato ogni due anni. Chi presenta familiarità per tumore intestinale o soffre di malattie infiammatorie croniche dell’intestino dovrebbe confrontarsi con il medico per definire protocolli personalizzati. La diagnosi precoce, in questo ambito, può fare la differenza tra un intervento tempestivo e uno tardivo.

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I 10 alimenti ricchi di fibre che aiutano l’intestino

L’alimentazione gioca un ruolo centrale. Secondo la nutrizionista Jenna Hope, la carenza di fibre è tra i fattori che contribuiscono all’aumento del rischio di cancro intestinale. Un transito rallentato favorisce il ristagno di scorie e tossine, alimentando processi infiammatori.

Per sostenere la regolarità intestinale, la specialista suggerisce dieci cibi da inserire nella dieta quotidiana: avena, ideale a colazione; prugne e lamponi, utili per la motilità; fagioli neri, ricchi di antocianine; piselli; mandorle; semi di chia da consumare integri; avocado, che unisce fibre e grassi sani; popcorn preparati in padella con poco sale; patata dolce, meglio se con la buccia per preservarne i nutrienti.

Integrare questi alimenti aiuta a mantenere l’intestino attivo e regolare, contribuendo a ridurre i fattori di rischio legati all’infiammazione cronica.

Otto regole per ridurre il rischio

Oltre a una dieta ricca di fibre, l’Aigo propone un vademecum con otto indicazioni chiave per contenere il rischio di insorgenza. Tra le priorità figura la drastica riduzione di carni rosse e lavorate, come salumi e insaccati, associate a un aumento delle neoplasie intestinali.

Fondamentali anche il mantenimento di un peso corporeo adeguato e l’attività fisica costante: l’obesità rappresenta un fattore predisponente per diverse forme tumorali. A completare il quadro, la limitazione del consumo di alcol e l’eliminazione del fumo di sigaretta, entrambi collegati a un maggiore rischio oncologico.

La prevenzione non si esaurisce in un singolo gesto. È un insieme di scelte ripetute nel tempo. E spesso, comincia da ciò che mettiamo nel piatto e dalla decisione di aderire a un semplice test di screening.