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Quando la tosse deve preoccupare? I segnali della pertosse

Quando la tosse deve preoccupare? I segnali della pertosse
Photo by sweetlouise – Pixabay
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Un’infezione respiratoria altamente contagiosa che colpisce soprattutto i più piccoli: come riconoscerla, trattarla e prevenirla.

Quando la tosse deve preoccupare? I segnali della pertosse
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La pertosse è un’infezione delle vie respiratorie che interessa trachea e bronchi ed è causata dal batterio Bordetella pertussis. Si diffonde con facilità attraverso le goccioline emesse parlando, tossendo o starnutendo. Non sorprende, quindi, che il contagio avvenga spesso in ambienti condivisi.

Il segno più riconoscibile? Una tosse secca e insistente, seguita talvolta da un’inspirazione rumorosa, simile a un “urlo”, da cui deriva il nome di tosse asinina. A essere più vulnerabili sono neonati e bambini piccoli, nei quali la malattia può assumere forme più severe, anche se gli adulti non sono completamente esenti dal rischio.

Sintomi e decorso della malattia

Dopo un periodo di incubazione che varia tra 6 e 20 giorni, la pertosse esordisce con disturbi simili a un raffreddore: naso che cola, starnuti, lieve febbre, mal di gola e una tosse inizialmente modesta. Questa fase può durare fino a due settimane, rendendo difficile una diagnosi immediata.

Poi il quadro cambia. La fase parossistica porta con sé accessi violenti di tosse, spesso accompagnati da catarro denso, affaticamento e, nei più piccoli, episodi di vomito. Nei neonati possono comparire pause respiratorie o difficoltà importanti, mentre nei bambini più grandi e negli adulti i sintomi tendono a essere meno intensi, talvolta simili a una bronchite. Anche quando il batterio è stato eliminato, la tosse può persistere a lungo: un dettaglio che spesso sorprende.

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Cause, diagnosi e trattamento

All’origine c’è sempre il Bordetella pertussis, che si moltiplica nelle vie aeree provocando produzione di muco e infiammazione. Le vie respiratorie si restringono, rendendo il respiro più difficoltoso e favorendo i tipici attacchi di tosse.

La diagnosi si basa spesso sull’osservazione dei sintomi e sull’ascolto della tosse, ma può essere confermata con esami del sangue o tamponi delle vie respiratorie, anche se non sempre risultano definitivi. Il trattamento prevede l’uso di antibiotici, soprattutto nelle fasi iniziali, per limitare la diffusione dell’infezione. Nei casi avanzati, però, questi farmaci incidono poco sul decorso.

Nei neonati e nei bambini piccoli la gestione può richiedere il ricovero, con somministrazione endovenosa di antibiotici e, nei quadri più gravi, corticosteroidi per ridurre l’infiammazione. Nei pazienti più grandi, invece, bastano spesso riposo, idratazione e alcune precauzioni per evitare complicazioni e contagio.

Complicazioni e prevenzione

Le complicazioni colpiscono soprattutto i più piccoli e possono includere polmonite, disidratazione, crisi respiratorie e, nei casi più seri, danni neurologici dovuti alla carenza di ossigeno. Negli adulti, invece, gli effetti collaterali sono generalmente più lievi: epistassi, costole dolenti, ernie o infezioni dell’orecchio.

La prevenzione resta l’arma più efficace. Il vaccino stimola la produzione di anticorpi contro il batterio e protegge in modo significativo, soprattutto nei primi anni di vita, quando il rischio è maggiore. Nei soggetti non vaccinati o particolarmente esposti, il medico può valutare una profilassi antibiotica.

Riconoscere i segnali e intervenire tempestivamente fa la differenza. Una tosse persistente è solo un fastidio o potrebbe nascondere qualcosa di più?