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Meningite meningococcica: cosa sapere su sintomi, contagio e prevenzione

Meningite meningococcica: cosa sapere su sintomi, contagio e prevenzione
Photo by Myriams-Fotos – Pixabay
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Una malattia infettiva fulminante che colpisce il sistema nervoso centrale: come riconoscerla, prevenirla e affrontarla.

Meningite meningococcica: cosa sapere su sintomi, contagio e prevenzione
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La meningite meningococcica è una forma particolarmente aggressiva e contagiosa di infiammazione delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Il batterio si diffonde per via aerea, attraverso minuscole goccioline di saliva o secrezioni nasali emesse parlando, tossendo o starnutendo. Tuttavia, per essere esposti a un reale rischio di contagio, è necessario un contatto stretto e prolungato con una persona infetta, oppure la permanenza in ambienti affollati e poco ventilati.

Il raggio di trasmissione del patogeno raramente supera i due metri, ma la diffusione è insidiosa: i principali vettori sono i portatori sani, che non mostrano sintomi ma possono comunque infettare altri. I casi di trasmissione da individui con sintomi clinici evidenti sono, al contrario, molto più rari.

Sintomi e diffusione geografica

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), negli ultimi due decenni la meningite meningococcica ha causato circa 100.000 decessi su oltre un milione di casi sospetti. Il cuore dell’epidemia si trova nella cosiddetta “cintura della meningite”, un’area che si estende dal Senegal all’Etiopia, dove durante la stagione secca si verificano regolarmente focolai su vasta scala. La scarsità di vaccini, la debolezza dei sistemi sanitari e la difficoltà nell’accesso alle cure rendono la situazione ancora più critica.

I sintomi si manifestano in modo rapido e violento: febbre alta, forte mal di testa, nausea, vomito, sensibilità alla luce e rigidità del collo sono segnali da non ignorare. Anche con una diagnosi precoce, il tasso di mortalità oscilla tra il 5% e il 10%, e spesso la malattia si rivela letale entro le prime 48 ore. Se non trattata, può risultare fatale in oltre la metà dei casi. Tra i sopravvissuti, uno su cinque sviluppa conseguenze permanenti come sordità o problemi cognitivi.

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Diagnosi e cura: la sfida nei contesti fragili

Diagnosticare la meningite richiede un esame clinico approfondito, spesso accompagnato da una puntura lombare per analizzare il liquido cefalorachidiano. Questo passaggio, però, risulta complesso nei Paesi con risorse sanitarie limitate.

Per fortuna, il batterio responsabile risponde a diversi antibiotici. Nei contesti a bassa disponibilità terapeutica, si ricorre solitamente a ceftriaxone o cloramfenicolo, efficaci anche in singola dose. Tuttavia, la tempestività è tutto: l’intervento medico deve essere il più rapido possibile per aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Il ruolo decisivo della vaccinazione

La prevenzione resta la strategia più efficace contro la meningite meningococcica. Le campagne di vaccinazione, sia preventive che reattive durante un’epidemia in corso, sono uno degli strumenti principali adottati da organizzazioni come Medici Senza Frontiere (MSF). Oltre a intervenire nei momenti critici, MSF sostiene le autorità sanitarie locali nella pianificazione di programmi vaccinali strutturati.

Un esempio significativo risale al 2011, quando è stato introdotto MenAfriVac, un vaccino progettato per contrastare il ceppo A del meningococco, responsabile della maggior parte delle epidemie in Africa subsahariana. Utilizzato in Paesi come Ciad e Niger, il vaccino offre una protezione fino a dieci anni ed è adatto anche ai bambini piccoli, rappresentando una svolta nella lotta a una delle infezioni più temute del continente.