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Malattia di La Peyronie: nuove terapie e approccio integrato per una condizione ancora tabù

Malattia di La Peyronie: nuove terapie e approccio integrato per una condizione ancora tabù
Photo by Parentingupstream – Pixabay
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Colpisce silenziosamente molti uomini, causando dolore e disagio, ma oggi un nuovo trattamento e un approccio multidisciplinare offrono prospettive concrete per affrontare la Malattia di La Peyronie.

Malattia di La Peyronie: nuove terapie e approccio integrato per una condizione ancora tabù
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Dolore, incurvamento del pene, difficoltà nei rapporti sessuali: la Malattia di La Peyronie è una patologia cronica che molti uomini vivono con disagio e riservatezza. Alla base vi è la formazione di placche fibrose nella tunica albuginea, che compromettono l’elasticità del tessuto penieno e possono provocare disfunzione erettile.

Secondo Luca Boeri, Urologo e Andrologo della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, «l’eziologia di questa malattia rimane ad oggi ancora incerta», anche se l’ipotesi autoimmune è tra le più accreditate. In alcuni casi, tuttavia, la malattia può comparire anche senza fattori predisponenti evidenti. Un altro ostacolo è la mancanza di consapevolezza: la reale diffusione in Italia resta sconosciuta, complice il silenzio che spesso circonda questi sintomi. Molti pazienti, per vergogna o insicurezza, evitano di affrontare l’argomento con il medico o riferiscono solo parzialmente i sintomi, rendendo più difficile una diagnosi accurata.

Un nuovo trattamento apre a terapie precoci e mirate

Oggi, per la prima volta, anche in Italia è disponibile una terapia innovativa che offre una concreta possibilità di intervento nella fase iniziale della malattia. Si tratta di un trattamento a base di acido ialuronico ultrapuro, somministrato tramite iniezioni intraplacca su base settimanale per 10-12 settimane.

Andrea Salonia, Professore Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, spiega: «Poter intervenire nella fase acuta significa non solo alleviare i sintomi, ma anche limitare la progressione della malattia». L’obiettivo è quello di ridurre la formazione fibrosa e favorire una corretta guarigione dei tessuti, evitando l’irrigidimento cicatriziale che renderebbe più complessi i trattamenti successivi, come la rettilineizzazione o lo stretching penieno.

Il ruolo chiave del medico di famiglia nella diagnosi precoce

La difficoltà nel parlare apertamente della Malattia di La Peyronie rappresenta uno degli ostacoli principali a un corretto iter diagnostico. È qui che il medico di base può fare la differenza.

«Il medico di famiglia è spesso il primo punto di contatto per il paziente», afferma Gianmarco Rea, Medico di Medicina Generale e Segretario S.I.M.G. Regione Lazio. «Può raccogliere una anamnesi precisa e instaurare un dialogo confidenziale, utile a superare i tabù». Tuttavia, resta una criticità: la scarsa formazione su questa patologia all’interno dei percorsi accademici. Storicamente poco trattata, la Malattia di La Peyronie fatica ancora a trovare spazio tra le priorità formative. Per questo motivo è essenziale fornire ai medici di base strumenti adeguati, sia diagnostici che formativi, per garantire una presa in carico tempestiva ed efficace.

Malattia di La Peyronie: nuove terapie e approccio integrato per una condizione ancora tabù
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Non solo sintomi fisici: la malattia colpisce anche la sfera emotiva

Accanto agli effetti fisici, la Malattia di La Peyronie può avere un impatto psicologico profondo. La vergogna, il senso di inadeguatezza, il timore del giudizio e la paura del confronto possono generare ansia e portare all’isolamento.

«Il supporto psicologico è fondamentale nella gestione di questa patologia», spiega Sabina Fasoli, Psicoterapeuta e Sessuologa Clinica. Il percorso terapeutico, sottolinea, non si limita alla dimensione fisica ma include un lavoro di ristrutturazione delle credenze legate alla sessualità e un potenziamento dell’autostima. «È importante aiutare il paziente a comprendere che il proprio valore non si misura solo attraverso la performance sessuale».

Le strategie psicologiche, integrate con quelle mediche, puntano a un approccio globale alla salute: migliorare lo stile di vita, promuovere l’attività fisica, prevenire la depressione e ricostruire la fiducia in sé stessi. Un percorso che, se affrontato con il giusto sostegno, può restituire al paziente una qualità di vita piena e soddisfacente.