Attenzione verso i consumatori: Coop ha ritirato dal mercato un lotto di lupini secchi del marchio Cibón a causa di potenziali rischi per la salute. Scopri di più sul perché di questa decisione e su come comportarti se hai acquistato il prodotto.

I supermercati Coop hanno emesso un’allerta riguardante il ritiro di un lotto specifico di lupini secchi Cibón, a causa della possibile presenza di alcaloidi chinolizidinici. Questi composti, se presenti in concentrazioni elevate, possono risultare tossici, influenzando il sistema nervoso e causando sintomi quali nausea e vertigini. Il prodotto coinvolto è confezionato in pacchetti da 500 grammi, identificato dal lotto numero 343/25. Gli stabilimenti di produzione della Melandri Gaudenzio Srl, situati a Bagnacavallo, Ravenna, sono quelli da cui proviene il lotto difettoso. Attualmente, il richiamo coinvolge solo alcune zone dell’Emilia Romagna e delle Marche, invitando i clienti a prestare attenzione.
Perché gli Alcaloidi Chinolizidinici possono essere pericolosi?
Gli alcaloidi chinolizidinici sono sostanze naturali prodotte da diverse varietà di piante, tra cui i lupini. Sebbene abbiano un’origine naturale, il loro effetto sull’organismo umano non è affatto benigno quando ingeriti in quantità elevate. Possono dare origine a spiacevoli effetti collaterali come disturbi neurologici e, nei casi più gravi, problemi respiratori e cardiaci. Questo sottolinea l’importanza del recente richiamo emesso da Coop, volto a prevenire rischi per la salute dei consumatori. La raccomandazione è quindi di evitare il consumo dei lupini appartenenti al lotto indicato e di restituirli al punto vendita.

Cosa fare se hai acquistato il prodotto ritirato
Per i consumatori che hanno già acquistato i lupini secchi di questo lotto, Coop consiglia l’immediato non consumo del prodotto. È possibile restituire l’articolo presso il negozio in cui è stato acquistato, ricevendo un rimborso completo. Questa misura precauzionale si inquadra in un più ampio contesto di attenzione alla sicurezza alimentare: dal primo gennaio 2026, “Il Fatto Alimentare” ha certificato l’emissione di 39 richiami, riguardanti 113 prodotti diversi di altri marchi. Tali iniziative sono cruciali per garantire la tutela della salute pubblica e per mantenere alti gli standard di qualità e sicurezza.
