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La creatina sorprende ancora: potrebbe aiutare il sistema immunitario contro il cancro

La creatina sorprende ancora: potrebbe aiutare il sistema immunitario contro il cancro
Photo by Gupta Sahil – Pexels
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Dall’integratore più noto delle palestre a possibile alleato dell’immunoterapia: uno studio dell’UCLA apre una prospettiva inattesa sul ruolo della creatina nella lotta ai tumori. I risultati, per ora, arrivano solo da topi e cellule umane in laboratorio.

La creatina sorprende ancora: potrebbe aiutare il sistema immunitario contro il cancro
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La creatina è da anni uno dei supplementi più utilizzati nel mondo dello sport. Chi frequenta la palestra la conosce bene, e spesso la associa a forza, recupero e massa muscolare. Eppure, una nuova ricerca suggerisce che questa molecola potrebbe fare molto più che sostenere le prestazioni fisiche. Secondo uno studio pubblicato su iScience, la creatina potrebbe infatti potenziare alcune cellule del sistema immunitario coinvolte nel riconoscimento del cancro, aprendo così un fronte di indagine del tutto nuovo.

La scoperta arriva dall’Università della California di Los Angeles e, pur essendo ancora lontana da applicazioni cliniche, ha già attirato l’attenzione degli oncologi. Il motivo è semplice: se confermata, potrebbe offrire un aiuto inatteso alle immunoterapie moderne. Ma cosa hanno osservato esattamente i ricercatori?

Le cellule dendritiche, il primo passo dell’attacco al tumore

Al centro dello studio ci sono le cellule dendritiche, protagoniste meno celebrate rispetto ai linfociti T, ma decisive per l’avvio della risposta immunitaria. Il loro compito è delicatissimo: pattugliano i tessuti, intercettano segnali di pericolo e “presentano” le cellule tumorali ai linfociti T, che così imparano a riconoscerle e distruggerle. In pratica, sono le sentinelle che accendono il sistema di difesa.

Se queste cellule non funzionano bene, l’intera risposta immunitaria perde efficacia. Anche i linfociti più aggressivi, infatti, ricevono informazioni incomplete o sbagliate. È per questo che gli scienziati hanno deciso di osservare da vicino il loro comportamento in presenza di creatina.

Il team dell’UCLA ha scoperto che, all’interno dei tumori, le cellule dendritiche aumentano la produzione di una proteina chiamata CrT, il trasportatore necessario per far entrare la creatina nella cellula. Una volta individuato questo meccanismo, i ricercatori hanno fatto un passo in più: hanno eliminato geneticamente il trasportatore nei topi, per capire se la creatina fosse davvero importante nel processo.

Il risultato è stato molto chiaro. Senza CrT, quindi senza la possibilità di usare la creatina, le cellule dendritiche risultavano meno attive e meno capaci di “istruire” correttamente i linfociti T CD8, quelli specializzati nell’eliminazione delle cellule malate. Al contrario, quando la creatina veniva somministrata ai topi, le cellule dendritiche diventavano più efficienti e la crescita del melanoma rallentava. Un segnale interessante, che merita attenzione.

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Photo by Tara Winstead – Pexels

Cosa cambia rispetto agli studi precedenti

Questo lavoro non nasce dal nulla. Gli stessi ricercatori dell’UCLA avevano già mostrato in passato che la creatina poteva funzionare come una sorta di riserva energetica per i linfociti T, aiutandoli a mantenere la loro attività nel microambiente tumorale, dove nutrienti ed energia sono spesso scarsi. In quel contesto, la creatina appariva come un supporto diretto ai “soldati” del sistema immunitario.

La novità dello studio pubblicato su iScience è più profonda: la creatina sembra agire ancora prima, rafforzando le cellule dendritiche che coordinano l’intera risposta contro il tumore. In altre parole, non si limiterebbe a dare carburante ai linfociti, ma contribuirebbe anche a migliorare la regia dell’attacco immunitario. E non è un dettaglio da poco.

Ancora più significativo è il fatto che lo stesso comportamento sia stato osservato anche nelle cellule dendritiche umane coltivate in laboratorio. Anche in questo caso, l’assorbimento di creatina aumentava l’attivazione cellulare e la capacità di stimolare i linfociti T. Si tratta sempre di dati preclinici, quindi preliminari, ma la presenza del fenomeno sia nei modelli animali sia nelle cellule umane rende l’ipotesi biologica più solida rispetto a una semplice osservazione isolata.

Perché la prudenza resta fondamentale

Di fronte a risultati simili, il rischio di trarre conclusioni affrettate è alto. I ricercatori, però, invitano alla cautela: nessuno studio condotto finora dimostra che assumere creatina possa migliorare l’efficacia delle terapie oncologiche nei pazienti. Per ora non esiste alcuna base per considerarla un trattamento contro il cancro.

L’obiettivo del gruppo dell’UCLA è un altro: capire se, in futuro, la creatina possa diventare un supporto alle immunoterapie già utilizzate in oncologia. Tra le combinazioni più interessanti ci sono quelle con gli inibitori di PD-1 e PD-L1, farmaci che hanno rivoluzionato il trattamento di diversi tumori e che, nei modelli sperimentali, sembrano poter beneficiare di questo nuovo meccanismo.

Resta però un punto essenziale. La letteratura scientifica, al momento, non è ancora univoca. Accanto a studi che suggeriscono possibili effetti favorevoli sulla risposta immunitaria, esistono anche lavori più prudenti, che invitano a valutare con attenzione il ruolo della creatina nei diversi tipi di tumore. Ed è proprio per questo che non ci sono indicazioni a usarla come terapia antitumorale al di fuori di studi clinici controllati.

La lezione, in fondo, è duplice. Da un lato, la creatina continua a confermarsi una molecola molto più interessante di quanto si pensasse un tempo. Dall’altro, la ricerca oncologica mostra ancora una volta quanto sia complesso il dialogo tra metabolismo e sistema immunitario. Una sostanza nata per migliorare la performance sportiva potrebbe rivelare un potenziale del tutto inatteso. Ma tra una scoperta promettente e una cura per i pazienti c’è ancora molta strada da percorrere.