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Il Consumo di Antibiotici in Italia: Riflessioni sul Rapporto Nazionale 2024

Il Consumo di Antibiotici in Italia: Riflessioni sul Rapporto Nazionale 2024
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Nel cuore della sanità italiana, l’uso degli antibiotici si profila come un tema di grande attualità, da cui emerge un quadro che invita a riflettere. Il Rapporto Nazionale dell’AIFA per il 2024 ci offre una visione dettagliata e aggiornata dell’uso di questi farmaci nel nostro Paese, ponendo l’accento su ambiti di particolare interesse come la spesa sanitaria, le fasce d’età più coinvolte e la distribuzione geografica del consumo.

Quasi quattro italiani su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel 2024. Questo dato è particolarmente accentuato nei primissimi anni di vita e tra gli over 85. Il rapporto, stilato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed), si propone di sorvegliare non solo i consumi e i costi associati agli antibiotici, ma anche di identificare eventuali aree di inappropriatezza nell’uso di tali medicamenti. L’analisi copre sia l’ambito delle prescrizioni territoriali, con un focus sulle popolazioni pediatrica e anziana, che quelle ospedaliere.

Differenze Regionali e Consumo Pro Capite

Il rapporto 2024 registra un consumo di 49,1 DDD (dosi definite giornaliere) ogni 1000 abitanti al giorno, traducendosi in una spesa complessiva di 1.501,4 milioni di euro, ovvero circa 25 euro per ogni cittadino. Notevole è la distinzione tra le diverse regioni italiane: al Sud si riscontrano consumi più elevati che nel Centro e nel Nord Italia. Si osserva una diminuzione complessiva nei consumi di antibiotici del 5,8% al Sud rispetto all’anno precedente, mentre il Nord e il Centro mostrano piccoli incrementi, rispettivamente dell’1,5% e dell’1,3%. L’assistenza convenzionata copre la gran parte del consumo di antibiotici, coinvolgendo il 90% di questi farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Il consumo di antibiotici si concentra principalmente nelle fasce estreme d’età: nei bambini sotto i quattro anni e negli anziani oltre gli 85, con un uso più comune tra le donne nelle fasce d’età intermedie e tra gli uomini nelle estreme. Le penicilline associate a inibitori della beta-lattamasi rimangono la classe di farmaci più consumata, seguite dai macrolidi e dalle cefalosporine di terza generazione.

Contesto Europeo e Antibiotico-Resistenza

Interessante è il confronto tra il consumo di antibiotici in Italia e nei paesi europei. Malgrado una generale riduzione nei consumi, permane una preferenza verso molecole a largo spettro d’azione, con un rapporto tra antibiotici ad ampio e a stretto spettro più alto rispetto alla media europea. Questo atteggiamento potrebbe essere un fattore contribuente alla crescente antibiotico-resistenza.

Nel contesto ospedaliero, l’Italia si trova in difficoltà nel raggiungere gli obiettivi del PNCAR, ad eccezione della diminuzione nell’uso dei fluoroquinoloni. Infatti, l’uso di antibiotici ad ampio spettro nei nosocomi rappresenta il 50,9% del totale, un dato notevolmente superiore al 39,6% registrato a livello europeo. Viene evidenziata la necessità di una gestione più attenta e sostenibile dell’uso di antibiotici affinché si possa contenere l’espansione dell’antibiotico-resistenza.

Perscrizione e Stewardship

L’analisi condotta dall’AIFA sottolinea l’importanza di pratiche di antimicrobial stewardship, ossia strategie mirate all’uso prudente degli antibiotici. Queste pratiche, se mantenute nel tempo, potrebbero ridurre drasticamente i livelli di resistenza nelle diverse regioni italiane. Target specifici raccomandati dall’OMS, come l’utilizzo maggiore di antibiotici di prima scelta nella categoria Access, rimangono al di sotto dei valori raccomandati, affermando la necessità di interventi più incisivi e continuativi.

Alla luce del rapporto, emerge chiaro il bisogno di sensibilizzare l’opinione pubblica e i professionisti della salute sulla gravità dell’antibiotico-resistenza. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e una migliore gestione delle risorse si potrà affrontare efficacemente questa sfida sanitaria mondiale.

Fonte: AIFA