Home » News » Cancro al pancreas, il via libera dell’Ema a una nuova compressa: cosa cambia davvero

Cancro al pancreas, il via libera dell’Ema a una nuova compressa: cosa cambia davvero

Cancro al pancreas, il via libera dell’Ema a una nuova compressa: cosa cambia davvero
Photo by captain ? – Pexels
Lettura: 5 minuti

Un farmaco orale, già approvato negli Stati Uniti, potrebbe aprire una fase nuova nella cura del tumore al pancreas metastatico. L’Ema ha espresso un parere positivo, ma per l’ok definitivo nell’Ue servirà ancora la decisione della Commissione europea.

Cancro al pancreas, il via libera dell’Ema a una nuova compressa: cosa cambia davvero
Photo by captain ? – Pexels

Il tumore al pancreas resta una delle sfide più difficili per l’oncologia moderna, anche perché spesso viene diagnosticato in fase avanzata e dispone di poche opzioni terapeutiche realmente efficaci. In questo scenario arriva una notizia importante: il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema ha raccomandato la concessione dell’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione Europea per daraxonrasib, un nuovo farmaco in compressa destinato agli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattati almeno una volta.

Il nome commerciale del medicinale è Rasonque e il suo arrivo potrebbe segnare un cambio di passo nel trattamento della malattia. Non si tratta ancora di un via libera definitivo, ma di un passaggio regolatorio decisivo. La parola finale spetta ora alla Commissione europea, che dovrà esaminare il parere scientifico espresso dall’Agenzia europea del farmaco. Ecco, in modo chiaro, come funziona il nuovo trattamento e perché sta attirando tanta attenzione.

Cos’è il daraxonrasib e a chi è destinato

Il daraxonrasib è un farmaco antitumorale somministrato per via orale, quindi sotto forma di compressa, pensato per i pazienti adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che hanno già affrontato almeno un trattamento precedente. Si tratta di una categoria di pazienti particolarmente delicata, per la quale spesso le alternative disponibili non offrono risultati soddisfacenti, soprattutto quando la malattia continua a progredire nonostante le terapie.

Il medicinale agisce sulle proteine RAS, che hanno un ruolo centrale nei meccanismi di crescita e sopravvivenza delle cellule. Nel cancro al pancreas, alcune mutazioni possono “bloccare” queste proteine in uno stato di attivazione permanente, spingendo le cellule tumorali a moltiplicarsi senza controllo. È proprio qui che il farmaco interviene: non in modo generico, ma mirando a un punto preciso del processo biologico che alimenta il tumore.

Questa impostazione è uno degli aspetti più interessanti della nuova terapia. Invece di colpire indiscriminatamente tutte le cellule che si dividono rapidamente, come accade spesso con la chemioterapia tradizionale, daraxonrasib punta a interferire con un meccanismo specifico della malattia. Un approccio più mirato, dunque, che potrebbe tradursi in benefici clinici concreti per una parte dei pazienti.

Come agisce il farmaco contro il tumore

Il funzionamento del daraxonrasib si basa su un meccanismo biochimico piuttosto sofisticato, ma il principio è chiaro: il farmaco si lega a una proteina chiamata ciclofilina A e forma con essa un complesso capace di bloccare l’attività delle RAS. In questo modo viene ostacolato il processo che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali e la crescita della massa neoplastica.

Perché questo è rilevante? Perché il tumore al pancreas è noto anche per la sua resistenza alle terapie convenzionali. La chemioterapia, pur restando un pilastro fondamentale, presenta spesso limiti importanti sia in termini di efficacia sia sul fronte della tollerabilità. Ed è proprio su questo terreno che il nuovo farmaco prova a offrire una risposta diversa, più selettiva e potenzialmente più utile per alcuni profili di pazienti.

Il fatto che si tratti di una compressa orale aggiunge un elemento pratico non secondario. Per molti malati oncologici, poter assumere una terapia a casa, senza dover ricorrere a infusioni ospedaliere, rappresenta un vantaggio concreto in termini di organizzazione, continuità del trattamento e qualità di vita. Naturalmente ogni caso richiede una valutazione medica specifica, ma la comodità della formulazione è parte del valore complessivo del medicinale.

Cancro al pancreas, il via libera dell’Ema a una nuova compressa: cosa cambia davvero
Photo by cottonbro studio – Pexels

I risultati dello studio e i prossimi passi in Europa

La raccomandazione dell’Ema si fonda su uno studio clinico internazionale di fase 3 che ha coinvolto circa 500 pazienti con tumore al pancreas la cui malattia era peggiorata dopo un precedente trattamento sistemico. I dati diffusi dall’Agenzia europea indicano un risultato rilevante: i pazienti trattati con Rasonque hanno vissuto in media 12,4 mesi, contro i 6,7 mesi osservati nel gruppo trattato con chemioterapia.

Non solo. Anche il tempo medio trascorso senza un peggioramento della malattia è stato superiore nel gruppo che ha ricevuto il nuovo farmaco: 7,2 mesi rispetto ai 3,6 mesi della chemioterapia. Numeri che, in un contesto così complesso, spiegano perché il medicinale sia stato considerato di alta priorità dall’Ema. L’obiettivo, infatti, è rispondere a un bisogno medico ancora insoddisfatto, in un settore in cui le opzioni terapeutiche efficaci sono poche e spesso gravate da tossicità rilevante.

La revisione del dossier è partita all’inizio di luglio 2026 e si è svolta in modo graduale, valutando i dati qualitativi, non clinici e clinici man mano che venivano presentati dall’azienda. Questo metodo ha permesso di abbreviare i tempi di analisi, portando la valutazione a meno di 150 giorni, senza rinunciare agli standard richiesti in termini di qualità, sicurezza ed efficacia.

Ora la pratica passerà alla Commissione europea, che dovrà esprimersi sull’autorizzazione valida in tutta l’Unione. Solo dopo questo passaggio ciascuno Stato membro potrà avviare le proprie valutazioni su prezzo e rimborso, definendo quindi tempi e modalità di accesso al trattamento sul territorio nazionale. Per l’Italia, al momento, non ci sono date certe.

Resta un punto fondamentale: il nuovo medicinale non rappresenta una cura definitiva per il tumore al pancreas e non sostituisce automaticamente tutte le terapie già disponibili. Tuttavia, per i pazienti con malattia metastatica e poche alternative efficaci, questa novità apre una prospettiva concreta e molto attesa. E in oncologia, quando le opzioni sono limitate, anche un miglioramento misurabile può fare una differenza enorme.