Sindrome di Cushing, una disfunzione ormonale che porta ad un eccesso di ormoni clucocorticoidi

La sindrome di Cushing è una patologia caratterizzata dall’eccesso di ormoni glucocorticoidi presenti nel circolo sanguigno.

sindrome di cushing

Con il termine sindrome di Cushing, si vuole indicare una malattia che consiste nell’eccesso di ormoni clucocorticoidi presenti nel sangue. Essa venne descritta per la prima volta nel 1932 da un chirurgo americano di nome William Cushing, ovvero colui che è considerato ancora oggi il padre della neurochirurgia. Le cause che scatenano questa malattia possono essere molteplici, ed il nome malattia di Cushing, si vuole indicare l’adenoma ipofisario ACTH secernente, ovvero la causa primaria di tale sindrome.

Le principali cause della sindrome di Cushing

Le manifestazioni endogene della sindrome di Cushing sono rare, ed insorgono molto lentamente per questo sono anche difficili da diagnosticare. Nelle donne sono più comuni, e dal punto di vista genetico, si possono dividere in due varianti: la prima è ACTH dipoendente, ovvero che si manifesta nell’80% dei casi, la seconda è ATCH indipendente, con una insorgenza del 20%. L’ormone adrenocorticotropo ovvero l’ACTH, si produce tramite ipofisi, da parte dello stimolo surrenale degli ormoni corticosteroidi, ovvero i glucocorticoidi ed i mineralcorticoidi. Quando si manifesta un tumore benigno di tale ghiandola, questo si manifesta nell’80% dei casi della sindrome di Cushing endogena, mentre resta il 20% dei casi, dove subentrano tumori non ipofisari, che solitamente sono polmonari, e che producono ACTH determinando la comparsa della sindrome di Cushing ectopica. Nel 60% dei casi di forma endogena, questa è sostenuta da un adenoma surrenale, mentre il restante è provocata dalla presenza di un carcinoma surrenale. Inoltre nella maggior parte dei casi della sindrome di Cushing, questa è causata dalla somministrazione prolungata di farmaci a base di cortisone, mente sono molto rare le forme di sindrome di Cushing iatrogena provocata da terapia con ACTH iatrogeno dipendente.

Sindrome di Cushing sintomi

sintomi della sindrome di cushing

Nella sindrome di Cushing si possono manifestare moltissimi sintomi, ora vedremo insieme quali: facile affaticabilità ed astenia, causati dal catabolismo delle proteine, delle ossa e della cute, osteoporosi, facilità dell’aumento del peso corporeo con obesità centripeta, localizzata in particolar modo nel tronco e sul viso, frigidità, perdita della libido ed impotenza, ipertensione arteriosa, amenorrea, dismenorrea, irsutismo nella donna, iperglicemia, intolleranza al glucosio e diabete mellito di tipo II, problemi psicologi come depressione, psicosi, irritabilità e nervosismo generale, problemi alla cute con zone di atrofia e strie di colore rosso, localizzate principalmente sui fianchi, addome, ed arti inferiori, seborrea, dolori alle articolazioni ed alle ossa, difficoltà della cicatrizzazione, facile esposizione ad infezioni ed ipotrofia negli arti inferiori.

Diagnosi per la sindrome di Cushing

Eseguire una diagnosi corretta nella sindrome di Cushing, non è sempre facile, e molto spesso è complessa. Come prima cosa bisogna essere in grado di comprendere se veramente chi ci troviamo di fronte sia affetto o meno dalla jnnnj, e non ad una condizione che prende il nome di pseudocushing, ovvero un soggetto affetto da obesità, depressione ed alcolismo, che possono essere confuse con moltissima facilità. Per comprendere tutto questo, si eseguono degli esami specifici come ad esempio la ricerca del cortisolo libero nelle urine delle 24 ore, oppure il dosaggio del cortisolo plasmatico a mezzanotte oppure al mattino seguente con inibizione tramite dosaggio basso di desametasone. Una volta accertata la sindrome di Cushing nel soggetto, bisogna fare distinzione dalla forma ACTH dipendente da quella ACTH indipendente, e per questo, è necessario dosare i valori di ACTH. In presenza di casi complessi, potrebbe essere necessario un accertamenti radiologico, ovvero TAC o risonanza magnetica, ed in particolar modo, dei test specifici di inibizione e stimolazione come il test al CRH, il test di inibizione al dose elevate di desametasone, ovvero test Liddle ed infine il cateterismo dei seni petrosi.

Sindrome di Cushing trattamento

trattamento per la sindrome di cushing

Per quanto riguarda la terapia definitiva nella sindrome di Cushing, l’unica manovra risolutiva è l’asportazione del tumore che determina l’innalzamento di cortisolo. In caso di adenoma ipofisario, il neurochirurgo effettuerà l’intervento mediante via trans-naso-sfenoidale, mentre negli altri casi, ad occuparsene sarà l’endocrino-chirurgo, che asporterà il tumore che causa ipercortisolismo, ovunque sia la sua localizzazione. In presenza di recidive della malattia dopo l’intervento chirurgico, oppure quando non è stato possibile individuare la causa scatenante del tumore, si possono somministrare la malato farmaci surrenostatici, ovvero in grado di ridurre la produzione di cortisolo da parte dei reni. Altri farmaci molto utilizzati nella sindrome di Cushing sono: i farmaci doplaminergici, l’acido retinoico e l’acido pasireotide. I suddetti farmaci, possono risultare nella maggior parte dei casi inefficaci nel controllo dell’ipercotisolismo, e quindi pur di tenere sotto controllo tale disturbo, potrebbe essere necessario intervenire mediante chirurgia di asportazione del surrene, che sono gli unici organi del nostro apparato, implicati nella produzione del cortisolo. In casi molto rari, si può sviluppare oltre alla sindrome di Cushing, la sindrome di Nelson.

La sindrome di Nelson come conseguenza della sindrome di Cushing

Quando si parla di sindrome di Nelson, bisogna sottolineare che essa si sviluppa non raramente, in tutti quei pazienti precedentemente affetti dalla sindrome di Cushing, che hanno subito l’asportazione di entrambi i surreni. Possiamo definire la sindrome di Nelson, una conseguenza della sindrome di Cushing, che consiste nello sviluppo progressivo di una lesione molto estesa a livello ipofisario, ovvero che si origina da cellule ipofisarie residuate a seguito dell’esportazione dell’adenoma ACTH secernente, che aveva provocato la sindrome di Cushing. Attualmente i meccanismi fiosiopatologici della sindrome di Nelson non sono stati ancora chiariti, perché non sono noti i fattori che determinano lo sviluppo, e sono ancora oggi oggetto di discussione. Nonostante questo, si ritiene probabile, che l’asportazione del surrene che serve a correggere la produzione eccessiva di cortisolo, è in grado di eliminare il riscontro negativo sull’ipotalamo, determinando in questa maniera un aumento considerevole della produzione di CRH.

Epidemiologia della sindrome di Cushing

epidemiologia della sindrome di cushing

La sindrome di Cushing, è una patologia piuttosto rara, tuttavia i pazienti affetti da tale disturbo e che hanno subito l’asportazione dei surreni in entrambi gli organi, la sindrome di Nelson si può manifestare con maggiore frequenza. Attualmente si ritiene che la sindrome di Nelson come conseguenza di quella di Cushing, può manifestarsi nel 8-43% delle persone adulte mentre nel 25-66% nei bambini. A seguito della surrenectomia, la sindrome di Nelson compare a distanza di 15 anni, ed inoltre sono stati descritti casi che si sono manifestati anche a distanza di 15 anni, per questo, consigliamo un monitoraggio sistematico a lungo termine.