Oxcarbazepina: uso ed effetti collaterali

Oxcarbazepina si caratterizza per essere un farmaco anticonvulsivante che deriva dalla carbamazepina.

oxcarbazepina

Rispetto a questa presenta un più basso coinvolgimento metabolico sotto il profilo epatico, ma anche perché non comporta altrettanto importanti fenomeni di anemia. Quindi, rispetto alla carbamazepina presenta un buon numero di effetti collaterali in meno, ma comunque è in grado di garantire sempre la medesima efficacia. Per tale ragione, viene usata praticamente per la cura delle medesime patologie. In tutto il mondo questo farmaco viene venduto sia in compresse che sotto forma di sospensione orale, con le denominazioni di Atoxecar, Aurene, Oxrate, Tolep, Trileptal, Excazen e Alox. In Italia è in vendita dal 1994 con la denominazione di Tolep, ma si può trovare solo ed esclusivamente in compresse.

Per cosa viene usata la oxcarbazepina

Questo tipo di farmaco viene utilizzato, ed ha ricevuto l’approvazione da RCP, per il trattamento di problematiche come l’epilessia, sia che si tratti di crisi solamente parziali che possono avere a meno una generalizzazione secondaria, ma anche in caso di crisi generalizzate, dalle caratteristiche tonico-cloniche. In altri casi si può sfruttare anche per la cura del dolore neuropatico, della nevralgia del trigemino, della crisi da astinenza alcolica e del disturbo bipolare.

Quali sono gli effetti collaterali dell’Oxcarbazepina

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Quando si seguono i dosaggi che vengono suggeriti, difficilmente c’è la possibilità di incorrere in alcuni effetti collaterali, tutto sommato molto lievi. Tra quelli che si possono manifestare più di frequente troviamo astenia, vertigini, cefale, tremori, problematiche relative alla memoria, problematiche legate al riposo e al sonno, parestesie, tinnito, ansia, perdita di peso, ipotensione posturale e atassia. In alcuni casi piuttosto rari, proprio per via della notevole somiglianza di struttura con la carbamazepina, si possono sviluppare delle reazioni piuttosto intense, come ad esempio eruzioni cutanee o anche sindrome di Stevens-Johnson.

Qual è il dosaggio corretto

Il dosaggio terapeutico migliore è quello che si ottiene in maniera progressiva e deve essere chiaramente scelto in base alle caratteristiche e alle necessità del paziente. Le dosi per le persone adulte sono comprese tra 600 e 1200 mg al giorno (con una dose massima pari a 3000 mg al giorno), da suddividere in 2-3 dosi al giorno. Per i bambini in età pediatrica, si sconsiglia l’impiego prima dell’età di tre anni, mentre successivamente non ci sono casi in cui si è reso necessario l’uso di tale farmaco.

Quali sono le controindicazioni

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Si sconsiglia l’assunzione di questo farmaco a tutti coloro che presentano un’ipersensibilità nei confronti della oxcarbazepina oppure rispetto agli antidepressivi triciclici (denominati TCA). Inoltre, è meglio evitare l’uso di tale farmaco da parte di chi soffre di depressione precedente midollare e blocca atrioventricolare, così come chi fa un impiego di IMAO. Nel caso in cui il paziente abbia assunto delle dosi eccessive, l’unica cosa da fare è quella di recarsi prontamente in ospedale, visto che non c’è un vero e proprio antidoto. Il paziente, di conseguenza, deve essere necessariamente ricoverato presso un’apposita struttura ospedaliera in cui poter sotto controllo sia i problemi che si possono verificare sull’apparato cardiaco che le problematiche della respirazione e possibili anomalie a livello elettrolitico. Sia in gravidanza che durante l’allattamento se ne sconsiglia altamente l’impiego.

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