Fistola anale, quali sono i suoi sintomi e come trattarla

Che cosa è la fistola anale, quali sono i sintomi di questa condizione e in che modo poterla trattare in via chirurgica per poter trovare un nuovo benessere.

Una fistola anale è un piccolo “canale” che può svilupparsi tra la fine dell’intestino e la pelle intorno all’ano. Si tratta di un problema piuttosto fastidioso, che – come potranno confermarvi le persone che ne sono state affette – può arrivare a condizionare il benessere e la vita quotidiana dei pazienti.

Una fistola anale può di fatti causare emorragie e perdite di sangue più o meno intense quando passano le feci, e può complessivamente risultare come una condizione medica dolorosa, pregiudicante la propria serenità.

Le cause – come avremo modo di vedere – sono le più varie: una fistola anale può ad esempio verificarsi dopo un intervento chirurgico per drenare un ascesso anale, ma può altresì apparire per determinanti meno note e individuabili.

In alcuni casi, la fistola anale sarà in grado di determinare un drenaggio persistente, mentre in altri casi, quando l’esterno dell’apertura del canale si chiude, il risultato potrebbe essere quello di affrontare degli ascessi anali ricorrenti.

L’unica cura per una fistola anale è la chirurgia.

Cerchiamo di saperne di più, scoprendo come riconoscere la presenza delle fistole anali e come poter porre rimedio a questa fastidiosa condizione.

Quali sono i sintomi delle fistole anali

I possibili sintomi della fistola anale possono includere:

Il quadro dei sintomi è dunque piuttosto vario. In alcuni casi potrebbero risultare molto lievi, in altri casi potrebbero invece risultare molto più profondi.

Come avviene la diagnosi delle fistole anali

Di solito, una valutazione clinica – incluso un esame rettale – è sufficiente per diagnosticare una fistola anale. Tuttavia, alcuni medici, su alcuni pazienti, potrebbero richiedere la necessità test aggiuntivi per lo screening di:

In casi più rari, l’esame potrà essere fatto in condizioni di anestesia. Il medico può anche provvedere alla realizzazione di un’ecografia, una TAC o una risonanza magnetica. Tutto dipenderà, intuibilmente, dal modo in cui il medico consiglierà di procedere, sulla base dei suoi sospetti da accertare.

Come si curano le fistole anali

Il tipo di intervento chirurgico individuato dal medico dipenderà principalmente dalla posizione della fistola anale. Le opzioni di principale riferimento includono:

  • Fistulotomia. È una tipologia di intervento che viene utilizzata nell’85 – 95% dei casi e comporta il taglio aperto per tutta la lunghezza della fistola affinché il chirurgo possa ripulirne il contenuto. L’intervento determina una guarigione dopo uno o due mesi, lasciando come “ricordo” una cicatrice appiattita.
  • Seton. Un seton è un pezzo di filo che viene lasciato nel tratto della fistola. Si tratta di un intervento generalmente considerato nell’ipotesi in cui si sia un paziente ad alto rischio di sviluppare una condizione di incontinenza quando la fistola attraversa i muscoli dello sfintere. A volte sono necessarie diverse operazioni per poter raggiungere il risultato finale atteso.
  • Lembo di avanzamento. Si tratta di un’opzione cui si ricorre di norma quando la fistola è considerata complessa, o c’è un alto rischio di incontinenza. Il lembo di avanzamento è un pezzo di tessuto che viene rimosso dal retto o dalla pelle attorno all’ano. Durante l’intervento chirurgico, il tratto di fistola viene rimosso e il lembo viene riattaccato dove si trovava l’apertura della fistola. L’operazione è efficace in circa il 70% dei casi.
  • Colla di fibrina. Si tratta – attualmente – dell’unica opzione di trattamento non chirurgico. La colla viene iniettata nella fistola per sigillare il tratto, in maniera tale che l’apertura venga chiusa. È una procedura semplice, sicura e indolore, ma i risultati a lungo termine per questo metodo non sono ancora soddisfacenti o comunque comparabili con le procedure di cui sopra. Il tasso di successo iniziale è fino al 77%, ma scende al 14% dopo 16 mesi.
  • Tappo bioprotesico. È un tappo a forma di cono composto da tessuto umano, che viene utilizzato per bloccare l’apertura interna della fistola. I punti serviranno a tenere fermo il lembo che, tuttavia, non sigillerà completamente la fistola, in modo che possa continuare a drenare. Alcuni recenti studi mostrano percentuali di successo superiori all’80% per questo metodo, ma i tassi di successo a lungo termine sono incerti.

Cosa succede dopo l’operazione chirurgica

Dopo l’intervento chirurgico, alla maggior parte delle persone vengono prescritti farmaci per alleviare il dolore iniziale. Generalmente gli antibiotici non sono richiesti, ma potrebbero essere prescritti, tuttavia, per alcune persone, comprese quelle con diabete o diminuzione dell’immunità.

La maggior parte delle persone è in grado di muoversi, mangiare e bere dal momento in cui l’effetto dell’anestetico è svanito. Pertanto, è possibile riuscire a tornare a casa lo stesso giorno dell’intervento, sebbene possa essere necessario un lungo periodo di degenza in ospedale se la chirurgia si è resa più complicata. Generalmente, è piuttosto rapido il ritorno alla vita lavorativa / scolastica.

Di norma, le persone che subiscono un’operazione chirurgica per fistola anale devono applicare una medicazione sulla ferita fino a quando non giunge a guarigione. L’assistenza sanitaria potrà aiutare il paziente a cambiare la medicazione e a controllare che la ferita stia guarendo. La maggior parte delle ferite impiega circa sei settimane per guarire.

È inoltre possibile che siano prescritte apposite soluzioni che servono ad ammorbidire le feci, al fine di alleviare il disagio dei movimenti intestinali. Si può consigliare ad alcune persone di indossare una garza o un mini-pad per evitare che il drenaggio sporchi i vestiti.

Complicazioni delle fistole anali

Infine, vi consigliamo di consultare un medico se si verificano alcune delle seguenti complicazioni dopo l’intervento chirurgico, come: