Atropa belladonna, la pianta che contiene l’atropina, principio attivo molto usato

L’Atropa belladonna è una pianta erbacea che contiene molti alcaloidi sfruttati non solo per i loro principi omeopatici, ma anche come cosmetici.

Atropa belladonna

L’Atropa belladonna è una pianta che appartiene alle Solanaceae e veniva impiegata già in antichità per usi fitoterapici e in seguito come cosmetico. Il suo nome belladonna deriva proprio dall’uso cosmetico rinascimentale come collirio, per dare luminosità agli occhi, grazie all’effetto dilatatore sulla pupilla, dovuto all’atropina, uno degli alcaloidi contenuti nella pianta. Gli alcaloidi presenti nelle radici e nelle foglie sono i principi attivi che vengono sfruttati sia in erboristeria, che in omeopatia, ma anche nella cosmesi. Certamente la pianta e i suoi principi attivi devono essere manipolati con estrema cautela in quanto la pianta presenta molti alcaloidi del

Gli alcaloidi presenti nelle radici e nelle foglie sono i principi attivi che vengono sfruttati sia in erboristeria, che in omeopatia, ma anche nella cosmesi. Certamente la pianta e i suoi principi attivi devono essere manipolati con estrema cautela in quanto la pianta presenta molti alcaloidi del gruppo tropanico, di cui, alcune derivazioni dell’atropina. Per quel che riguarda l’utilizzo terapico, l’effetto alcaloide viene diminuito artificialmente mediante stereoisomero D.

Atropa belladonna

Atropa belladonna: usi fitoterapici ed omeopatici

Gli antichi greci già usavano l’Atropa belladonna per le sue proprietà spasmolitiche, con effetti rilassanti per le terapie contro gli spasmi muscolari. L’utilizzo che le donne rinascimentali facevano dei derivati di questa pianta, viene ancora sfruttato anche se per diversi scopi, in oculistica, là dove serve una dilatazione delle pupille e un effetto rilassante prima di un’operazione chirurgica agli occhi.

L’omeopatia sfrutta invece l’Atropa belladonna per altre patologie, come quelle relative alle vie respiratorie. In forma di pastiglie, il principio attivo presente nell’Atropa belladonna, si usa per la cura delle faringiti, delle tonsilliti e delle bronchiti. I derivati dell’Atropa belladonna si usano ancora contro le convulsioni e la febbre dovute all’influenza, ma anche contro le cefalee e disturbi del sistema nervoso. In particolare combatte gli stati di delirio ma anche le ipersensibilità sensoriali.

L’utilizzo combinato degli alcaloidi come atropina, scopolamina e L-Gusciamina, possono essere utilizzate in farmacologia per il trattamento spasmolitico dell’apparato gastrointestinale, per la dilatazione dei bronchi e per regolare i ritmi cardiaci. Nel tratto gastrointestinale l’Atropa belladonna può essere utile come antiemorroidare e per curare le coliche. Nella dilatazione dei bronchi, aiuta a curare le crisi asmatiche. Per quel che riguarda il sistema nervoso, l’Atropa belladonna viene impiegata per regolare il tremore e gli spasmi, o anche la rigidità nei casi di Parkinson.

Atropa belladonna

Atropa belladonna: controindicazioni

L’Atropa belladonna, essendo basata su dei principi attivi alcaloidi, presenta alcune controindicazioni importanti, specialmente nei sovra-dosaggi, quando usata come preparazione erboristica. Nella farmaceitica infatti, i medicinali usati sono a base degli alcaloidi contenuti, isolati e dosati sotto stretta osservazione, e quindi più facilmente controllabili. Quando invece utilizzato in erboristeria, in particolare con le assunzioni di infusi da foglie essiccate, si possono verificare sovra-dosaggi e controindicazioni che possono essere semplici disturbi lievi, come la secchezza delle fauci e difficoltà di sudorazione, ma anche problematiche serie, come la tachicardia, il glaucoma, l’iperplasia della prostata ma anche edemi polmonari e stenosi dell’apparato digerente.

Si possono anche verificare dei veri e propri avvelenamenti con conseguenze sull’idratazione epidermica, problemi di minzione ma anche stai allucinogeni e spatici. In casi gravi, l’intossicazione dovuta all’Atropa belladonna a meningiti, emorragie celebrali e capillari, e anche l’arresto delle funzioni cardiache. In genere, la pianta viene utilizzata in preparati galenici, come la Belladona pulvis normatus DAB o l’Extractum Belladonnae DAB. Questi preparati vanno assunti tutti in dosi giornaliere di pochi milligrammi.